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Exxon Mobil offre 250 dollari per azione e compra Pioneer

Exxon Mobil: per Pioneer l'offerta è di 250 dollari per azione

Exxon Mobil è a un passo dall’acquisizione di Pioneer, società di esplorazione di idrocarburi nel bacino del Permiano. Il produttore di scisto con sede a Irving, in Texas, avrebbe fatto un’offerta di 250 dollari per azione, con un premio del 16% rispetto al prezzo di 214,96 dollari dello scorso giovedì, prima che emergesse la trattativa tra le due società. A queste valutazioni la cifra per la fusione ammonterebbe a 59,5 miliardi di dollari, risultando la più grande acquisizione a livello globale del 2023 e la più importante per Exxon dopo l’accordo con Mobil nel 1999.

Se l’affare dovesse andare in porto, la combinazione Exxon-Pioneer darebbe vita al principale produttore di petrolio nel territorio del Permiano. Questa regione è attualmente la più prolifica degli Stati Uniti, grazie a una vasta area da perforare e sarebbe in grado di tenere il passo con la domanda complessiva di greggio. Le autorità antitrust non dovrebbero frapporre grossi ostacoli secondo gli esperti di regolamentazione, in quanto le due società insieme rappresentano solo una frazione del vasto mercato mondiale del gas e del petrolio. Ciò non toglie che probabilmente le authority sottoporranno l’operazione a un esame approfondito.

 

Exxon Mobil: l’obiettivo del Permiano

Per molti anni Exxon Mobil ha osservato da distanza ravvicinata il bacino del Permiano, in caccia di grandi acquisizioni per rafforzare la sua presenza. Tuttavia, il gigante texano non ha trovato mai l’attimo giusto per realizzare una combinazione vincente. L’avvento della pandemia ha congelato i piani dell’azienda a seguito del crollo dei prezzi del petrolio. Il calo delle quotazioni ha colpito le entrate del gruppo costringendo Exxon a tagliare la spesa in conto capitale, vendere dozzine di attività e finanziarsi per poter pagare i dividendi.

La situazione è migliorata dopo che l’azienda ha avviato un programma di ristrutturazione dei costi ma il punto di svolta si è avuto nel 2022 quando la guerra Russia-Ucraina ha fatto lievitare i prezzi del petrolio. A quel punto gli incassi di Exxon sono aumentati molto e i guadagni sono saliti a un livello record di 59 miliardi di dollari alla fine dello scorso anno. Tutto ciò si è riflesso nel valore di Borsa dell’azienda, con le azioni che hanno messo a segno un rialzo superiore all’80%.

La liquidità, tornata a disposizione in abbondanza, ha posto ora le condizioni ideali per poter espandere l’attività, tentando la strada di una grande acquisizione in un territorio che ha enormi potenzialità. Exxon infatti ha messo da parte circa 30 miliardi di dollari in contanti, giusto in previsione di eventuali accordi.

 

E la transizione energetica?

Exxon Mobil è tra le major del petrolio che hanno attirato parecchie critiche da parte della Casa Bianca e degli ambientalisti per il fatto di non aver abbracciato le energie rinnovabili come hanno fatto altri giganti europei dei combustibili. Inoltre, l’amministratore delegato Darren Woods ha dovuto resistere alle pressioni degli investitori che lo esortavano a cambiare strategia nella direzione della transizione energetica mentre le preoccupazioni climatiche si facevano più fitte.

Tuttavia, a luglio Exxon ha stabilito un accordo per acquisire Denburry, una compagnia petrolifera statunitense di piccole dimensioni che ha una rete di oleodotti di anidride carbonica e stoccaggio sotterraneo. Con questa operazione, Exxon potrebbe rafforzare il business low-carbon e in parte soddisfare le pretese di alcuni investitori green. Inizialmente l’offerta per Denburry era solo in contanti ma poi è stata tramutata interamente in azioni.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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