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Fed: 5 segnali che fanno pensare a una svolta accomodante

Fed: 5 segnali che fanno pensare a una svolta accomodante

La riunione della Fed della prossima settimana non dovrebbe portare grosse novità, ma il mercato cercherà di captare segnali in senso accomodante soprattutto dalla conferenza stampa del governatore Jerome Powell. Tra le dichiarazioni dei funzionari della Federal Reserve e il comportamento degli investitori sui mercati finanziari continua a esserci una certa discrepanza. I responsabili politici hanno affermato in questi giorni che i tassi di interesse non saranno tagliati a breve, mentre i trader scontano il primo taglio nel meeting del 30 aprile-1° maggio. Gli analisti si aspettano invece una riduzione a giugno.

Probabilmente tutto dipenderà dai dati macroeconomici. Poche ore fa, l’inflazione core statunitense – la misura preferita dalla Fed – si è confermata al 2,6% su base annua, in linea con le aspettative, mentre la prossima settimana gli occhi saranno puntati sul mercato del lavoro, ancora in grande spolvero.

 

Fed: ecco perché ci sarà presto una svolta accomodante

Al di là delle dichiarazioni ufficiali dei funzionari Fed, rese in parte per non alimentare troppe aspettative nei mercati, ci sono alcuni segnali  che fanno pensare a una svolta accomodante della Banca centrale USA. Il primo riguarda l’abbinamento perfetto che si è creato tra inflazione in discesa e disoccupazione bassa.

Questo paradigma ha sorpreso e probabilmente la Fed starà attenta a non rovinare tutto aspettando troppo a lungo prima di iniziare a tagliare i tassi di interesse. In tal senso, hanno una loro rilevanza le dichiarazioni rilasciate dal membro del Consiglio dei governatori del Federal Reserve Christopher Waller, che ha recentemente affermato come “la combinazione di contenuta inflazione e bassa disoccupazione sia la migliore possibile”.

Il secondo segnale deriva dal venir meno della preoccupazione sul “tenere sotto controllo l’inflazione”, che lo scorso novembre è stata ribadita a gran voce da Powell. Il governatore sembra essere diventato più flessibile con il carovita, che scende più rapidamente del previsto. Questa tendenza potrebbe essere confermata nelle dichiarazioni del governatore durante la riunione della prossima settimana.

Il terzo segnale si riferisce all’ammorbidimento dei falchi all’interno del FOMC. Fanno riflettere ad esempio le dichiarazioni di uno dei più agguerriti sostenitori delle restrizioni monetarie, Michelle Bowman, che ha detto che “i tagli dei costi di finanziamento possono essere giustificati se l’inflazione continua a scendere”. Anche un altro falco, il presidente della Fed di Cleveland, Loretta Mester, seppur sostenendo che “è probabilmente troppo presto per tagliare”, prevede diversi colpi di forbice per quest’anno, mentre il presidente della Fed di Dallas, Lorie Logan, ha osservato come siano stati fatti “molti progressi verso un’economia più sostenibile ed equilibrata”.

Il quarto segnale consiste nel fatto che la Fed non stia più considerando quasi totalmente il punto primo del suo mandato, ossia l’inflazione, ma stia accrescendo l’attenzione sul secondo fattore ossia la massima occupazione. Le due cose “sono bilanciate”, ha affermato il presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly.

Il quinto segnale allude alla tempistica e al quantum del taglio dei tassi. Nell’ultima riunione la Fed ha annunciato tre azioni nel 2024, ma non ha detto nulla riguardo a quando comincerà a muoversi e in che misura. L’argomento invece è emerso nelle dichiarazioni dei funzionari. Sembra difficile immaginare lo stesso ritmo sostenuto riguardo ai rialzi, ma è lecito aspettarsi qualche riferimento già dall’incontro del 30-31 gennaio.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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