Fed: ecco perché i tassi d'interesse dovranno essere almeno del 3,5% - Borsa e Finanza

Fed: ecco perché i tassi d’interesse dovranno essere almeno del 3,5%

Fed: ecco perché i tassi d'interesse dovranno essere almeno del 3,5%

Il dibattito su quale sarà il comportamento della Fed nei prossimi mesi per combattere l’inflazione si mantiene molto vivo tra analisti, investitori e osservatori di mercato. La Banca Centrale statunitense alla fine del meeting del 3-4 maggio ha deciso di aumentare i tassi d’interesse di mezzo punto percentuale portandoli nell’intervallo compreso tra 0,75% e 1%.

La mossa era ampiamente attesa dal mercato, che ha reagito in maniera entusiastica quando nella conferenza stampa finale il Governatore Jerome Powell ha escluso che a giugno ci sarà una stretta di tre quarti di punto. Gli operatori però sono tornati alla realtà nelle sedute successive quando, una volta metabolizzato il messaggio di Powell, hanno preso pienamente coscienza del fatto che la Federal Reserve sarà orientata a un’aggressività che non si vede da tempo per cercare di domare una crescita dei prezzi al consumo che sembra inarrestabile.

 

Fed: aumento tassi e recessione inevitabili

La situazione è molto seria e delicata, perché l’istituto monetario dovrà fare i conti non solo con l’inflazione, ma anche con il rischio di una recessione se dovesse forzare troppo la mano. Il punto è proprio questo: quanto occorrerà alzare i tassi d’interesse per tenere a bada il carovita senza deprimere troppo l’economia? È quasi impossibile rispondere a questa domanda allo stato attuale, perché sono molte le variabili che entrano in gioco e che riguardano principalmente l’evoluzione della guerra Russia-Ucraina, i vincoli della catena di approvvigionamento, l’andamento dei prezzi delle materie prime che alimentano l’inflazione e il riemergere del Covid-19 in Cina. Tutti input questi che finiscono per impattare sull’economia statunitense e giocoforza sulle scelte che dovrà prendere la Federal Reserve.

Secondo l’ex Vicepresidente della Fed Richard Clarida, rimasto in carica dal 2018 fino a gennaio 2022, per ridurre il costo della vita sarà necessario aumentare i tassi nel prossimo anno fino ad almeno il 3,5%, il che inevitabilmente rallenterà la crescita economica. A suo giudizio, persino in uno scenario in cui la maggior parte dell’inflazione venga superata, il tasso sui fondi dovrà essere portato in territorio restrittivo.

Clarida ha precisato che di norma con un’inflazione al 3%, cosa che potrebbe essere tra un anno, la Fed dovrebbe aumentare il costo del denaro al 4% per riportarla al target del 2% voluto dalla Banca Centrale. E ciò supera le proiezioni del tasso più alto della griglia nei dot-plot dei 16 funzionari a marzo di quest’anno. Non è certo se l’istituto guidato da Jerome Powell si spingerà fino a questo punto, perché nel frattempo verosimilmente monitorerà i riflessi che ogni decisione avrà a livello macroeconomico. È molto probabile invece che i mercati devano prepararsi a un periodo più o meno lungo in cui il rally azionario visto negli ultimi anni sia solo un ricordo.

 

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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