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Fed, le attese: cosa dirà Jerome Powell

Il presidente della Fed Jerome Powell durante una conferenza stampa

I presidenti della Fed sanno bene quanto una parola sbagliata, interpretata male, in più o in meno, possa determinare grandi movimenti sui mercati finanziari. Jerome Powell, questa sera alle 20:30 italiane, si troverà a eseguire uno degli esercizi di equilibrio tra i più difficili, come sempre accade nei momenti di transizione. Non sarà infatti l’aumento dei tassi di interesse di 25 punti base, scontato, il focus dell’attenzione. Saranno le parole del presidente Fed, attese subito dopo l’annuncio, che servirà a cercare di capire cosa farà la Fed a partire da marzo (15 e 16 marzo).

 

Fed, le attese del mercato

Le aspettative del mercato sono per un rialzo dei tassi di interesse di 25 punti base nella riunione di stasera, portandoli nel range 4,50%-4,75%. Inoltre viene dato probabile al 90% un ulteriore ritocco dello 0,25% a marzo. Il tasso sui Fed Funds arriverebbe quindi al 5%, l’area di atterraggio della manovra attesa dal mercato. E poi? Poi le previsioni diventano più difficili. Una scuola di pensiero si attende una pausa prolungata, un’altra prevede una riduzione dei tassi nella parte finale dell’anno. In entrambi i casi la conferma di queste ipotesi verrà cercata nelle parole di Jerome Powell.
Il rischio è che non si trovi nulla di quanto sperato, come ha dichiarato in un suo tweet Jeffrey Gundlach,  il fondatore e direttore degli investimenti di DoubleLine Capital LP: “Sospetto che il messaggio della Fed andrà contro la narrativa del punto di svolta e quindi contro il trend attuale del mercato obbligazionario”.

 

Il tweet di Jeffrey Gundlach, fondatore di DouleLine Capital LP
Il tweet sulla Fed di Jeffrey Gundlach, fondatore di DoubleLine Capital LP

 

Fed, le attese degli analisti

L’avvertimento rilanciato da Jeffrey Gundlach viene ripreso anche da Gilles Moec, capo economista di Axa IM, secondo il quale “la comunicazione rimane coerente con l’intenzione di fare una pausa solo nel secondo trimestre, nella migliore delle ipotesi”. Il rally dei mercati, aiutato settimana scorsa dall’annuncio della Bank of Canada di una pausa nella manovra sui tassi, potrebbe pertanto subire una correzione. “Non crediamo sia arrivato il momento della svolta” ribadisce Moec.

Per David Norris, partner e responsabile US Credit di TwentyFour AM, si ripropone l’eterno confronto tra mercato e Fed. Da una parte, le aspettative del mercato “prevedono attualmente il raggiungimento del tasso terminale entro la metà dell’anno e successivamente un cambio di rotta della Fed con tagli dei tassi entro la seconda metà dell’anno”, dall’altra questa attesa “è in contrasto con il percorso previsto dalla Fed nei dot plot, che prevede di raggiungere il 5-5,25% e di rimanere in attesa”. Secondo Norris la pausa arriverà prima di raggiungere la fascia 5%-5,25%.

 

Ricordarsi di Davos

Il problema più grande per la Fed è non far passare un messaggio di remissività. Non è ancora il momento di mollare la presa sui tassi di interesse. Già a Davos i mercati ricevettero una delusione dalle parole di Jerome Powell. Rischiano ora di fare il bis. “La Banca centrale – chiarisce James McCann, vice-capo economista di abrdn – intende evitare che i mercati interpretino il suo ritmo più moderato di inasprimento come un segnale di una svolta politica in arrivo” e ribadirà che “la politica dovrà rimanere restrittiva per un periodo prolungato”.

Niente tagli in vista, quindi, secondo McCann, che trova supporto nel pensiero di Francois Rimeu, senior strategist di La Francaise AM: “Il presidente della Fed Powell ribadirà l’impegno a ripristinare la stabilità dei prezzi nonostante la decelerazione del ritmo di aumento dei tassi. Riaffermerà che i tassi dovranno probabilmente salire… e che la Fed manterrà i tassi alti fino a quando il lavoro non sarà finito” cioè l’inflazione sarà tornata all’obiettivo del 2%.

Il Dot Plot della Fed contiene le previsioni dei banchieri centrali sulle prossime mosse di politica monetaria
Le previsioni sul livello dei tassi di interesse contenute ne Dot Plot della Fed – Fonte: Bloomberg

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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