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Fed: per Powell ridurre inflazione farà soffrire l’economia

FED, record storico per Powell, due rialzi consecutivi dello 0,75%

Il Governatore della Fed Jerome Powell ha ancora una volta agghiacciato i mercati, riferendo in un’intervista rilasciata a Marketplace che, per ridurre l’inflazione e portarla all’obiettivo del 2%, la Banca Centrale americana causerà un po’ di dolore all’economia. La cosa più preoccupante è l’aggiunta che fronteggiare prezzi così alti senza che si determini una recessione può dipendere da fattori che non sono sotto il controllo della Federal Reserve.

Cosa significa questo? Il messaggio percepito è che l’inasprimento dell’istituto monetario sia inevitabile e giunge un po’ come una mossa disperata dal momento che non si riescono ad addomesticare gli effetti economici. Tutto quanto trasmette incertezza e prospettive opache per il futuro dei mercati azionari nei prossimi mesi, nonostante Powell abbia comunque ribadito l’impegno a evitare una recessione e a preservare i posti di lavoro.

 

Jerome Powell: i tassi si potevano aumentare prima

Quindi una risposta alla domanda se la Fed eseguirà un atterraggio morbido o meno in realtà non c’è, essendo che non dipende da elementi controllabili. A questo punto tutta l’attenzione si sposta sulle prossime riunioni di giugno e luglio. Il Presidente ha aperto la strada anche a un aumento di tre quarti di punto dei tassi d’interesse, dopo che la scorsa settimana aveva escluso questa eventualità. “Se le cose arrivano peggio di quanto ci aspettiamo, allora siamo pronti a fare di più”, ha affermato. Questa dichiarazione lascia poco spazio a equivoci: se l’inflazione non scenderà a un ritmo che la Banca Centrale si aspetta, allora è possibile anche una stretta più forte rispetto a quella in programma di mezzo punto percentuale negli incontri ufficiali che verranno.

In autunno gli aumenti dovrebbero tornare a un quarto di punto, con il tasso ufficiale di sconto che entro la fine dell’anno arriverebbe tra il 2,75% e il 3%. Powell comunque ha difeso il lavoro della Fed, sebbene abbia riconosciuto che forse i tassi si sarebbero potuti aumentare un po’ prima, anche se non ci sarebbero state grosse differenze. Tuttavia, ha rivendicato il fatto che le decisioni vadano prese in tempo reale e in un contesto come questo non è facile.

 

Jerome Powell: dal Senato via libera per il secondo mandato

Poche ore prima dell’intervista, il 69enne di Washington ha ricevuto la conferma dal Senato per il suo secondo mandato quadriennale al vertice della Federal Reserve. L’aula parlamentare si è espressa con una votazione di 80 favorevoli e 19 contrari. L’ex funzionario del Tesoro era stato nominato lo scorso novembre dal Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, ma il voto era stato a lungo rimandato. Ora è arrivato in coda alla conferma di Lael Brainard come Vicepresidente, di Lisa Cook e Philip Jefferson come membri del Board. Adesso manca solo la proposta da parte della Casa Bianca per un nuovo candidato come Vicepresidente per la regolamentazione bancaria, a seguito dell’abbandono di Sarah Bloom Raskin.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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