In un contesto internazionale che lo stesso gruppo definisce di “policrisi” strutturale – tra conflitti ancora aperti in Ucraina e Medio Oriente, polarizzazione tra i grandi blocchi mondiali e una progressiva regionalizzazione dei mercati – Feralpi archivia il 2025 in crescita su tutti i principali indicatori. Il bilancio consolidato del gruppo siderurgico di Lonato del Garda, presentato oggi, registra infatti una produzione di acciaio pari a 2,7 milioni di tonnellate (+4,7% rispetto al 2024) e ricavi per 1,7 miliardi di euro, in aumento del 3% sugli 1,6 miliardi dell’anno precedente, con una quota generata all’estero pari al 61%, di cui il 9,4% in Paesi extra Ue.
La crescita dei ricavi si è accompagnata a un margine operativo lordo (ebitda) salito a 87,2 milioni di euro, mentre il risultato netto, dopo ammortamenti e svalutazioni per 71,6 milioni – in aumento per effetto delle massicce attività di investimento – torna positivo a 401mila euro. La posizione finanziaria netta si attesta a 196,9 milioni di euro, rispetto ai 155,5 milioni del 2024: un incremento dovuto proprio agli investimenti effettuati nel corso dell’esercizio, pari a 115,7 milioni di euro, di cui oltre l’80% con finalità Esg. Numeri che chiudono un triennio, quello 2023-2025, in cui il gruppo ha investito complessivamente più di 500 milioni di euro, completando il piano avviato per tutte le business unit e raggiungendo – tra i primi in Italia e in Europa nel settore siderurgico – un tasso di utilizzo di energia da fonti rinnovabili pari al 56%.
In questo articolo:
- Feralpi, Pasini: “Navigare l’incertezza con flessibilità”
- Lo scudo europeo contro l’import e la carta FERGreen
- Energia, il nodo italiano: “Siamo sempre in emergenza”
- Feralpi, Pasini: “Un cauto ma solido ottimismo”
L’intervista completa su Youtube
Feralpi, Pasini: “Navigare l’incertezza con flessibilità
Risultati che assumono ancora più valore se letti alla luce del contesto di mercato: nel 2025 la produzione mondiale di acciaio grezzo è calata del 2% a 1.803,8 milioni di tonnellate (dati World Steel Association), con l’Europa in flessione del 2,6% e la Germania in caduta dell’8,6%, il dato peggiore tra i primi dieci produttori. In controtendenza l’Italia, che secondo Federacciai è cresciuta del 3,6% a 20,7 milioni di tonnellate dopo tre anni di cali, pur restando oltre il 15% sotto i livelli del 2021.
Uno scenario reso ancora più incerto dalla nuova escalation tra Stati Uniti e Iran e dalla fiammata delle materie prime, come racconta a Borsa&Finanza il presidente di Feralpi Group, Giuseppe Pasini: “Le imprese, e in generale il nostro settore siderurgico, questa incertezza la stanno vivendo guardando sempre un po’ al giorno dopo. Oggi non possiamo fare programmi a medio o lungo termine: le materie prime sono schizzate e con loro anche l’acciaio che, essendo una commodity, da febbraio-marzo di quest’anno presenta prezzi molto alti, in uno scenario di grandissima incertezza. Per questo cerchiamo di essere flessibili, molto elastici dal punto di vista produttivo e per quello che riguarda i nostri programmi immediati”.
Lo scudo europeo contro l’import e la carta FERGreen
Alla volatilità delle materie prime si somma poi la pressione competitiva che arriva dall’Oriente e in particolare dalla Cina. Su questo fronte, però, Pasini vede segnali concreti da Bruxelles: “La Commissione europea ha messo a terra alcune decisioni, come le misure di salvaguardia partite dal primo luglio, che prevedono una riduzione delle importazioni del 47%. È un dato importante, perché negli ultimi anni abbiamo avuto un’invasione di prodotti cinesi: questa misura ridurrà le importazioni a una quota ben fissa, oltre la quale ci sarà un dazio del 50%. E sarà accompagnata dal Cbam: chi vorrà esportare in Europa dovrà farlo conoscendo la natura e la rintracciabilità del prodotto”.
Misure che, secondo il presidente, “vanno in aiuto del sistema manifatturiero europeo” e che spingono nella direzione della decarbonizzazione, “cioè investire di più sull’energia verde e sui prodotti verdi. Un terreno su cui il nostro gruppo si è già attrezzato, visto che l’anno scorso abbiamo lanciato FERGreen, che ha parametri di impronta carbonica molto bassi”. Un posizionamento coerente con gli obiettivi climatici del gruppo: proprio nei giorni scorsi la Science Based Targets initiative (SBTi) ha validato su base scientifica i nuovi target di lungo termine di Feralpi, che prevedono una riduzione del 90% entro il 2050 (rispetto al 2022) delle emissioni specifiche Scope 1, 2 e 3 sulla produzione dei laminati a caldo. Senza dimenticare che oltre il 98% del materiale utilizzato è riciclato e che il 93% dei residui viene avviato a processi circolari.
Energia, il nodo italiano: “Siamo sempre in emergenza”
C’è poi il capitolo energia, dove Feralpi ha già superato con cinque anni di anticipo l’obiettivo di coprire almeno il 50% del fabbisogno con fonti rinnovabili entro il 2030, arrivando appunto al 56%. Un traguardo che però non basta a mettere il gruppo al riparo dalle fragilità strutturali del sistema Paese: “Dal punto di vista energetico il nostro Paese è sempre in continua emergenza, e l’ho denunciato più di una volta anche come presidente di Confindustria Lombardia”, sottolinea Pasini.
“Dobbiamo uscirne, e servono politiche molto precise: va bene il discorso del nucleare, ma non possiamo pensare solo al nucleare. Dobbiamo sbloccare i 4.000 progetti fermi sulle rinnovabili, interconnettere il Sud con il Nord e creare le condizioni per un mix energetico come quello della Spagna, dove c’è un po’ di tutto. Il gas ci accompagnerà ancora, e forse avremo bisogno di implementare anche i nostri rigassificatori: sono investimenti che il nostro Paese deve darsi e su cui, a mio avviso, dal governo ci aspettavamo sicuramente di più negli ultimi due anni”.
Un tema, quello dell’energia, che per il numero uno di Feralpi dovrebbe uscire dalla contesa politica, anche in vista delle elezioni del prossimo anno: “Il costo dell’energia vuol dire competitività, vuol dire creare i presupposti perché il nostro Paese resti il secondo sistema economico d’Europa. L’energia non è, mi permetto di dire, un argomento di destra o di sinistra: è un argomento di tutti, che tutti devono condividere e guardare con la realtà dei fatti. Quello che è successo con l’invasione russa dell’Ucraina, così come la crisi del Covid, ha toccato questi punti: è da qui che serve una presa di posizione di tutta la politica, non solo di una parte”.
Feralpi, Pasini: “Un cauto ma solido ottimismo”
Del resto, per il gruppo bresciano il 2025 non è stato soltanto l’anno dei conti in crescita: a Riesa, in Germania, è entrato a regime il nuovo laminatoio a zero emissioni dirette di Feralpi Stahl, capace di produrre bobine fino al peso record di 8 tonnellate, mentre in Italia è stato completato l’impianto di riscaldo per elettro-conduzione al Laminatoio 2, pensato per ridurre i consumi di metano e le emissioni di CO2 Scope 1. I dipendenti sono saliti a 2.173 (+9,4%), di cui il 97% a tempo indeterminato.
“Per il nostro gruppo il 2025 è stato un anno in cui è stato raggiunto l’assetto industriale che ci eravamo prefissati nel piano industriale, e siamo al passo per traguardare gli obiettivi Esg definiti per il 2030 e, guardando più al futuro, per il 2050”, conclude Pasini. “È vero che il contesto in cui operiamo presenta ancora molte variabili, ma è vero anche che siamo pronti ad affrontarle. Grazie agli investimenti completati e a una struttura produttiva all’avanguardia, abbiamo costruito le migliori condizioni per cogliere ogni opportunità che i mercati sapranno offrire, comprese quelle legate agli acciai a ridotto impatto. Con un cauto ma solido ottimismo, ci impegniamo a trasformare la nostra capacità industriale in crescita condivisa per tutti i nostri stakeholder”.









