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First Republic Bank in default, ecco come JP Morgan ha salvato la banca

First Republic Bank in default, ecco come JPMorgan si è aggiudicata la banca

Alla fine First Republic Bank non ce l’ha fatta e ha dovuto dichiarare default. Nelle ore convulse di questi ultimissimi giorni la banca è stata sequestrata dalla Federal Depositi Insurance Corporation e consegnata nelle mani di JP Morgan, che ne ha rilevato le attività. Quello andato in scena rappresenta il quarto fallimento di un istituto di credito americano quest’anno e il secondo più grande di tutta la storia americana dopo il crack di Lehman Brothers nel 2008.

I 30 miliardi di dollari che erano stati iniettati a marzo da parte di 11 big banks non sono serviti a evitare il peggio. L’ultima trimestrale parlava chiaro: una fuga inarrestabile di depositi, quantificata in 100 miliardi di dollari, ha messo l’istituto di San Francisco con le spalle al muro. Sull’azienda pesavano circa 27 miliardi di dollari di perdite non realizzate, che sarebbero diventate effettive con la banca costretta a cedere i mutui e le obbligazioni nell’attivo, che nel frattempo avevano perso di valore a causa dell’aumento dei tassi d’interesse. Soprattutto queste perdite avrebbero soverchiato il capitale comune tangibile della società di 13 miliardi di dollari.

Da quando è stato scoperto il vaso di pandora le autorità americane, grandi banche e società di private equity hanno intensificato i colloqui per cercare le soluzioni più adeguate al caso, evitando un effetto sismico in tutto il sistema finanziario americano. La soluzione è stata trovata con un altro salvataggio di emergenza. La reazione delle banche americane di piccole e medie dimensioni nell’ultima seduta di Wall Street è stata negativa, con le azioni che sono precipitate. PacWest, ad esempio, è scesa del 10,64% alla fine della sessione, mentre Western Alliance Bancorporation è scivolato dell’1,83% e Truist Financial Corp. ha perso il 3,25%.

 

First Republic Bank: il salvataggio di JP Morgan

Il salvataggio di JP Morgan è arrivato nella giornata di ieri, dopo che altri tentativi di rimettere la barca in sesto sono falliti e le autorità hanno ufficializzato un’asta governativa. Alla gara hanno partecipato, oltre alla banca più grande del mondo, altri tre contendenti: Citizens Financial Group, Fifth Third Bank e PNC Financial Services Group Inc. Le procedure sono andate avanti fino a notte fonda, ma alla fine l’ha spuntata JP Morgan in quanto ha promesso di coprire tutti i depositi. In questo modo evita alla FDIC di utilizzare l’eccezione del rischio sistemico per far fronte anche ai depositi non assicurati.

Con l’acquisizione di First Republic Bank, il colosso bancario guidato da Jamie Dimon ora possiede un patrimonio di 173 miliardi di dollari di prestiti della banca fallita, 30 miliardi di dollari di titoli e 92 miliardi di depositi. “Questo è in realtà un ottimo risultato per tutti. Questo è il modo in cui il sistema dovrebbe funzionare”, ha dichiarato Dimon alla fine della serata.

Quanto accaduto comunque rappresenta un’eccezione al sistema, in quanto in condizioni di normalità non sarebbe mai stato permesso a JP Morgan di effettuare questa operazione per ragioni legate alla concorrenza. Infatti, le autorità di regolamentazione USA non possono approvare un accordo in cui una banca detiene oltre il 10% dei depositi assicurati negli Stati Uniti e JP Morgan era già al di sopra della soglia. La rinuncia alle regole è stata attuata da una decisione dell’Office of the Comptroller of the Currency, ufficio indipendente all’interno del Tesoro degli Stati Uniti.

L’accordo comunque non è del tutto privato, nel senso che il governo ha dato sostegno per una linea di credito da 50 miliardi di dollari per JP Morgan e si è stabilita una condivisione delle perdite con FDIC. Il crollo di First Republic Bank comporterà una perdita di 13 miliardi di dollari per l’autorità americana, ma senza l’accordo ci sarebbe stato un passivo più grosso nel settore bancario, soprattutto tra le grandi banche che avevano depositato 30 miliardi di dollari.

 

L’imbarazzo della Casa Bianca

Il salvataggio della First Republic Bank mette ora in imbarazzo l’amministrazione Biden, dal momento che la Casa Bianca si era da sempre opposta alle fusioni nel settore bancario in quanto avrebbero permesso alle grandi banche di diventare sempre più forti schiacciando gli istituto più deboli. Il presidente Joe Biden ha affermato che l’accordo mira a proteggere tutti i depositanti e ha evitato un salvataggio del governo con il coinvolgimento dei contribuenti. L’addetto stampa della Casa Bianca, Karine Jean-Pierre, ha dichiarato che l’acquisizione da parte di JP Morgan delle attività della First Republic è stata necessaria per “garantire la continua resilienza del sistema bancario e non ha avuto alcun costo per i contribuenti”.

Molto dura invece è stata la reazione da parte della senatrice democratica e membro del Comitato bancario del Senato, Elizabeth Warren. La parlamentare che ha combattuto per regolamenti bancari più severi, ha twittato: “una banca scarsamente sorvegliata è stata sequestrata da una banca ancora più grande e alla fine i contribuenti saranno in difficoltà”.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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