Negli ultimi anni si è molto discusso, e molto è stato fatto, per sollecitare la piccola-media impresa italiana (Pmi) ad accedere ai mercati finanziari, utilizzando questi ultimi quale strumento ulteriore per tentare di risolvere il diffuso problema del sottodimensionamento delle società, tratto distintivo del nostro tessuto economico.
In un contesto competitivo in costante e rapido mutamento, la patrimonializzazione ridotta dell’impresa italiana rappresenta sempre più uno svantaggio per le Pmi, sia dal punto di vista operativo, dovendo queste ultime competere con realtà nazionali e internazionali di grandi dimensioni, sia dal punto di vista finanziario, avendo le stesse a disposizione minori alternative per il reperimento di risorse esterne da investire nella propria crescita. Svantaggio competitivo che si riflette inevitabilmente sulla solidità del sistema economico italiano.
Cos’è il Fnsi e come interviene
In tal senso, appare intuitivo e condivisibile che un Paese caratterizzato e penalizzato dalla numerosità delle sopracitate Pmi, tragga giovamento dalla presenza di mercati finanziari che siano rivolti anche alle società di piccola-media dimensione. Il recente avvio del Fondo Nazionale Strategico Indiretto (Fnsi) di matrice pubblico/privata, promosso principalmente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, da Cassa Depositi e Prestiti e da Borsa Italiana, risulta l’ultimo tassello, in ordine cronologico, di una serie di iniziative che mirano a rendere i mercati finanziari sempre più attrattivi per le Pmi e, forse, rappresenta uno dei passaggi più importanti, perseguendo l’obiettivo di incrementare la liquidità presente sui mercati per tali imprese.
Per capirne la rilevanza, è bene effettuare una rapida digressione, individuando le tre macroaree di intervento che negli anni sono state identificate dagli operatori per raggiungere l’obiettivo:
- impresa
- regolamento
- liquidità
Lato impresa, già da tempo esistono incentivi per abbattere i costi di quotazione, sia nazionali, ovverosia il cosiddetto “Bonus Ipo”, che locali, come, a titolo esemplificativo, le risorse a fondo perduto della cosiddetta “quota Lombardia”.
Lato regolamento, la presenza dei sistemi multilaterali di negoziazione, quali l’Euronext Growth Milan, e le modifiche al Regolamento dei mercati organizzati e gestiti da Borsa Italiana del 2022 e del 2025 hanno reso più semplice ed efficace l’accesso e la permanenza nei mercati finanziari da parte delle Pmi, riducendone gli adempimenti, i requisiti e gli obblighi.
Quello che mancava per completare il quadro era un intervento volto a incrementare la liquidità disponibile per le società che si sono già quotate o che decidono di intraprendere questo percorso e la creazione del Fnsi risponde proprio a questa esigenza.
Il Fondo Nazionale Strategico Indiretto è un fondo di fondi che ambisce a raccogliere tra 1 e 1,5 miliardi di euro, di cui 500 milioni apportati direttamente dal Mef e da Cdp, mentre la parte restante verrebbe raccolta da investitori istituzionali.
Queste risorse verranno messe a disposizione di fondi di investimento che dovranno utilizzarle per investirne almeno il 70% in società che siano quotate su mercati regolamentati o su sistemi multilaterali di negoziazione, purché non appartenenti al settore finanziario e all’indice Ftse Mib.
Quale potrebbe essere l’impatto per le Pmi: il precedente dei Pir
Se i benefici generali di incrementare la liquidità dei mercati destinata alle Pmi sono facilmente intuibili, ipotizzare quale possa essere l’impatto concreto dell’iniziativa per le società quotate e quotande risulta un esercizio tutt’altro che semplice.
Esiste, però, un precedente che potrebbe aiutare in questa previsione: l’introduzione dei Piani individuali di risparmio (Pir), avvenuta nel 2017.
Sin dalla loro introduzione i Pir hanno incrementato sensibilmente la liquidità presente sui mercati per le Pmi, con effetti concreti e tangibili sia sull’incremento delle quotazioni, con un numero crescente di società presenti sui mercati, sia sulla capitalizzazione media, alla stregua di quello che potrebbe accadere con l’avvio del Fnsi.
Nello specifico, nel triennio 2017-2019, attraverso i Pir, 9 miliardi sono stati convogliati in azioni emesse da imprese italiane, di cui, nello specifico, circa 4,3 in imprese midcap, circa 500 mln in imprese smallcap e circa 280 milioni in imprese quotate nei sistemi multilaterali di negoziazione, ovverosia su Euronext Growth Milan (già Aim), secondo i dati di fonte Assogestioni del 2020.
Analizzando l’andamento del segmento Star e di Egm, quali mercati di riferimento per le Pmi italiane, negli anni 2015 e 2016 – pre Pir – si è registrato un incremento delle società presenti sul primo listino, pari a 5, e delle società presenti sul secondo, pari a 20; negli anni 2017 e 2018 – post Pir – , si è registrato un incremento delle società presenti su Star, pari a 8, e delle società presenti su Egm, pari a 37, segnando quindi rispettivamente un aumento del 60% e del 85% rispetto al biennio precedente.
In termini di capitalizzazione di mercato, il contributo derivante dall’iniezione di liquidità dei Pir risulta ancora più significativo; da fine 2016 a fine 2018 nel mercato Star la capitalizzazione media per società è passata da 452 milioni a 577 milioni, con un incremento pari al 28%, mentre su Egm è passata da 37 milioni a 65 milioni, con un incremento del 74%. La crescita della capitalizzazione nel sistema multilaterale di negoziazione non deve sorprendere, in quanto questo mercato è caratterizzato da una minore liquidità strutturale rispetto ai mercati regolamentati. Risulta quindi evidente che Egm sia più sensibile alle iniziative che portano liquidità sui mercati stessi, come dimostrato dall’esperienza dei Piani individuali di risparmio. Visto l’impatto evidente dell’iniezione di liquidità avvenuta per mezzo dei Pir, risulta prevedibile e auspicabile attendersi una dinamica altrettanto simile, considerando un apporto potenziale sui due mercati di riferimento nell’intorno di 1 miliardo di euro e, proprio come allora, un picco nella raccolta e nella capitalizzazione delle società che per prime arriveranno in quotazione allorquando queste risorse verranno rilasciate.
A cura di Emmanuele Mastagni, Partner di Dgpa&Co e Jacopo Benedini, Senior Analyst di Dgpa&Co









