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Fondi materie prime: ondata di afflussi nel 2022, ecco perché

I fondi materie prime sono tornati alla ribalta negli ultimi tempi dopo anni in cui hanno fatto registrare deflussi importanti, con gli investitori preoccupati per l’alta volatilità. In base ai dati di Citi, i fondi d’investimento specializzati in beni come petrolio e grano hanno registrato afflussi netti per 38,7 miliardi di dollari nel 2022 fino al 10 maggio. In particolare, sono stati i fondi materie prime agricole che hanno ricevuto il maggior apporto di denaro, secondo i dati Morningstar, con flussi netti di 24,5 miliardi di dollari. Evan Rudy, gestore di portafoglio presso DWS, ha affermato che l’azienda si è orientata di più su risorse naturali e materie prime, al contrario di quanto ha fatto storicamente.

Gli investitori hanno privilegiato anche quei fondi che in qualche modo hanno rappresentato un rifugio per le turbolenze di mercato, come quelli concentrati sull’oro. Infatti, l’ETF SPDR Gold Shares è stato il fondo negoziato in Borsa che ha ricevuto il maggior numero di afflussi, con una cifra che ammonta a 7,2 miliardi di dollari. Anche perché questo è stato visto come una forma di copertura contro l’inflazione che viaggia a livelli record un po’ ovunque.

 

Fondi materie prime: i motivi dei nuovi afflussi

Nei primi 10 anni del millennio le materie prime hanno vissuto un superciclo grazie alla domanda cinese in continua crescita, soprattutto nel comparto alimentare. Finito il periodo di grazia, vi sono stati anni in cui gli investitori si sono allontanati per l’elevata volatilità dei prezzi. Secondo Amin Rajan, Amministratore Delegato del think tank Create Research, non è stata solo quella la ragione, ma ci sono da aggiungere i principi ambientali, sociali e di governance che hanno giocato un ruolo importante, soprattutto negli investitori istituzionali. Giocoforza i fondi materie prime ne hanno sensibilmente risentito in termini di flussi netti.

Poi però è arrivata nuovamente la svolta, con la pandemia che ha determinato strozzature dell’offerta e crisi di approvvigionamento. Il colpo di grazia è sopraggiunto con la guerra Russia-Ucraina, che ha esacerbato una situazione già critica. I 2 Paesi protagonisti nel conflitto, infatti, sono tra i più grandi produttori ed esportatori di materie prime nel mondo. Le circostanze belliche hanno determinato interruzioni nelle forniture, creando colli di bottiglia che hanno spinto i prezzi a salire sensibilmente.

 

Materie prime: le conseguenze del rialzo dei prezzi

Proprio la risalita delle quotazioni delle materie prime ha attratto gli investitori, in un contesto generale di mercato dove è prevalso il sell-off quest’anno su altri asset. L’indice S&P GSCI, che riporta le performance ad ampio raggio delle materie prime, è in rialzo del 37% quest’anno, al cospetto di un calo del 16% dell’indice azionario generale MSCI World e dell’8% dell’indice Ice Data Services che tiene traccia delle obbligazioni globali investment grade.

Questa tendenza sui prezzi delle materie prime però potrebbe essere molto pericolosa secondo gli esperti. L’allarme è stato lanciato da Kristalina Georgieva, numero uno del Fondo Monetario Internazionale, al World Economic Forum che si tiene in questi giorni a Davos, in Svizzera. L’economista bulgara ha denunciato come le quotazioni troppo alte soprattutto di beni agricoli rischino di determinare una carestia nei Paesi più poveri, con il pericolo di disordini sociali. Per questa ragione occorre una cooperazione da parte di tutte le Nazioni affinché si scongiuri una frammentazione economica che è in atto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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