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Fondi monetari: 2 ragioni per cui gli investitori li stanno comprando

Fondi monetari: 2 ragioni per cui gli investitori li stanno comprando

I fondi monetari stanno attraversando un periodo di grande splendore. Nelle ultime quattro settimane fino al 18 gennaio, gli investitori hanno aggiunto circa 135 miliardi di dollari a tali fondi, secondo i dati EPFR. Da maggio 2020, allorché ci furono afflussi netti per 175 miliardi di dollari, questo è il miglior risultato. Altri dati mostrati da Crane Data riportano che a fine dicembre gli asset che giacciono nei fondi del mercato monetario hanno raggiunto la cifra record di 5.180 miliardi di dollari, superando il massimo di 5.160 miliardi di dollari sempre di maggio 2020.

Con l’arrivo della pandemia, gli investitori si sono rifugiati in queste tipologie di fondi, in quanto garantivano una maggiore sicurezza in un momento in cui la volatilità era alle stelle. Una volta che le acque si sono calmate e con le Banche centrali che hanno tagliato ripetutamente i tassi d’interesse fino a schiacciarli verso lo zero, tenere fondi monetari non era per nulla redditizio. Al che, gli operatori di mercato hanno puntato sulle azioni tecnologiche, che prendono slancio con rendimenti bassi, ottenendo in questo modo ritorni stellari.

 

Fondi monetari: ecco perché sono cresciuti

L’aumento dei tassi d’interesse da parte degli istituti monetari nel 2022 ha modificato tutto il quadro di riferimento. Questa è la prima delle ragioni per cui ora gli investitori puntano i fondi monetari. Questi sono composti da titoli a reddito fisso di breve durata, che questo mese hanno reso in media il 4,12%, sulla base dei dati di Crane, ovvero come non accadeva dalla crisi finanziaria del 2008. A confronto, l’S&P 500 presenta un dividend yield di circa l’1,6%. Un rendimento allettante, che si unisce al fattore sicurezza, è uno stimolo molto forte a tenere liquidità.

La seconda ragione verte sul fatto che gli investitori in fondo non credono che il rally di gennaio del mercato azionario e obbligazionario possa durare. La Federal Reserve ha ripetuto più volte le sue intenzioni di dare la priorità alla lotta all’inflazione e per questo i tassi d’interesse potrebbero restare alti a lungo. Ciò significa che è molto probabile che quest’anno si materializzi una recessione che faccia diminuire gli utili aziendali e quindi ridurre il valore delle azioni in Borsa. I rendimenti alti, inoltre, potrebbero far scendere il prezzo di mercato delle obbligazioni di lungo periodo.

 

Cosa pensano gli esperti finanziari

Diversi operatori di mercato sposano l’idea di tenere una certa quantità di fondi monetari in portafoglio viste le incertezze che ancora riserva questo 2023. Jimmy Chang, chief investment officer di Rockefeller Global Family Office, consiglia ai clienti di ridurre le azioni e aumentare le loro posizioni di cassa per “avere polvere secca pronta da distribuire per un’interessante opportunità d’acquisto”. A suo avviso, è troppo presto per dire se le azioni abbiano raggiunto il loro minimo. Chang osserva che dal 1929, in ogni mercato ribassista indotto dalla recessione, i titoli azionari hanno toccato il fondo durante il rallentamento dell’economia, eccezion fatta per una volta che sono arrivati ai minimi quando la recessione era finita.

Anche Joe Zappia, co-chief investment officer di LVW Advisors a New York, raccomanda agli investitori di destinare una quota maggiore nella liquidità, attraverso un portafoglio di titoli di Stato fino a nove mesi, reimpiegando i profitti ottenuti in obbligazioni simili.

Di opinione diversa risultano essere gli analisti di UBS, che affermano come, con un’inflazione al 6,5% che minaccia di erodere il potere d’acquisto del contante, l’eccesso di liquidità sia “peggiore di un peso morto sui portafogli”. La banca osserva che il denaro cash in dollari USA avrebbe perso circa il 43% del suo potere di spesa reale a partire dal 2000. “Sedersi in disparte potrebbe anche segnare un’opportunità mancata di acquistare azioni scontate”, hanno aggiunto gli esperti dell’istituto svizzero.

Secondo Maria Vassalou, co-chief investment officer delle soluzioni multiasset di Goldman Sachs Asset Management, “quest’anno sarà probabilmente migliore rispetto al 2022” in tema di asset rischiosi; pertanto, la manager aziendale consiglia ai clienti di aumentare l’esposizione verso le attività a rischio, in quanto il ciclo di aumento dei tassi della Fed si avvicina al capolinea.

AUTORE

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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