Fondi monetari: il flusso di depositi dalle banche è una minaccia sistemica - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Fondi monetari: il flusso di depositi dalle banche è una minaccia sistemica

Fondi monetari: il flusso di denaro dai depositi bancari una minaccia sistemica

Il flusso di liquidità che si sta spostando dai depositi bancari ai fondi monetari è un grande problema per le banche americane. Da inizio marzo oltre 340 miliardi di dollari hanno preso la strada verso il mercato monetario grazie alla crescita dei rendimenti. A favorire il trasferimento  è stato il rialzo dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve a partire da marzo dello scorso anno per combattere l’inflazione. La salita dei tassi ha fatto crescere la redditività dei fondi monetari a livelli che non si vedevano da decenni. Contestualmente gli istituti di credito non hanno aumentato adeguatamente i tassi sui depositi, mettendo nelle condizioni il cliente di non trovare più conveniente lasciare il proprio denaro sul conto.

Il fallimento delle tre banche USA questo mese è stato innescato da questa situazione. Le aziende di credito finite in bancarotta hanno dovuto vendere sul mercato le obbligazioni su cui avevano investito, che nel frattempo avevano perso valore proprio per la risalita dei rendimenti, in modo da far fronte alla richiesta di prelievo dei depositanti. Le perdite che le banche hanno dovuto contabilizzare sono state rilevanti tanto da non poterle coprire.

 

Fondi monetari: ecco perché il deflusso dei depositi bancari non si fermerà

Analisti e investitori ora suonano un campanello d’allarme, reputando che questa migrazione di liquidità verso i fondi monetari difficilmente si fermerà a breve. Di conseguenza, le tensioni sul sistema bancario saranno destinate a esacerbarsi. “Le persone che guadagnavano mezzo punto percentuale in conti bancari ignoravano il 4% che potevano ottenere in fondi del mercato monetario”, ha detto Doug Spratley, responsabile del trading sul mercato monetario statunitense presso T Rowe Price.

La grande preoccupazione è che il denaro che finisce nei fondi monetari fuoriesca dal circuito bancario, in quanto tali fondi parcheggiano la liquidità presso la struttura overnight della Fed, che garantisce generosi tassi d’interesse. Se questo si unisce al fatto che le banche più piccole non possono aumentare i tassi sui depositi perché non sarebbero più redditizie, il rischio soprattutto per questi istituti diventa altissimo.

“L’inarrestabile flusso di denaro nei fondi del mercato monetario e, a sua volta, nella struttura overnight della Banca centrale è un incidente in attesa di accadere”, ha affermato Andrew Levin, che ha lavorato alla Fed per due decenni e ora insegna al Dartmouth College. Per l’esperto, se più depositanti parcheggiano i loro fondi in entità del mercato monetario, questo comporta una maggiore pressione per i piccoli istituti di credito. “Ironia della sorte per la Fed, che vuole cercare di aiutare il sistema bancario e contribuire a mantenerlo al sicuro, la sua stessa struttura permanente finisce per essere l’anello debole del sistema”, ha aggiunto.

Alcuni analisti ritengono che la situazione potrebbe persistere anche quando la Fed terminerà le strette e inizierà a ridurre i tassi d’interesse. Secondo Joseph Abate, stratega di Barclays, le banche sono nel bel mezzo di un cambiamento in due fasi. La prima che riguarda l’ondata di deflussi verificatasi quando i risparmiatori erano preoccupati per la stabilità delle loro banche. La seconda in cui “i depositanti assonnati” si rendono conto della netta disparità di rendimento tra i depositi bancari e i fondi monetari. Joseph D’Angelo, responsabile dei mercati monetari di PGIM Fixed Income, pensa che il rendimento scenderà con i tassi d’interesse più bassi, “ma questo non significa necessariamente deflussi di fondi, perché non necessariamente aumenteranno i tassi sui depositi”.

 

Le conseguenze del fenomeno in corso

A cosa potrebbe portare il fenomeno in corso? Un rischio reale è che le banche finiscano per prestare sempre di meno e ciò accelererebbe una  recessione dell’economia statunitense. “Alcune banche potrebbero non essere così desiderose di prestare”, sostiene Tatjana Greil-Castro, co-responsabile dei mercati pubblici di Muzinich.

Un’altra conseguenza potrebbe essere che gli istituti finanziari comincino ad alzare i tassi sui depositi per competere con i fondi monetari. Tutto ciò però non darebbe alcuna garanzia di un’inversione di tendenza e, per alcuni, finirebbe per rivelarsi un’arma a doppio taglio dal momento che i risparmiatori potrebbero percepire un rischio di sistema.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *