Franco svizzero: per la Bns si è rafforzato troppo, intervento in vista?

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Il franco svizzero è diventato una preoccupazione costante per l’economia della Svizzera a causa del suo costante rafforzamento, soprattutto sul dollaro Usa. Il mese scorso, il cambio USD/CHF è scivolato fino a quasi 0,80, un livello che non toccava dal 15 gennaio 2015, il giorno in cui ci fu un evento epocale: il governatore della Banca nazionale svizzera, Thomas Jordan, decise a sorpresa di rimuovere il floor dell’EUR/CHF a 1,20 che impediva il rafforzamento della valuta elvetica.

La conseguenza fu devastante per i mercati valutari, con le quotazioni del franco che in pochi minuti fecero un balzo mai visto prima. Da allora, la Bns è stata guardata con sospetto dalle altre nazioni e gli Stati Uniti l’hanno inserita nella lista delle manipolatrici del mercato valutario. Un’etichetta che la Banca centrale svizzera ha cercato di scucirsi di dosso senza mai riuscirci veramente. Anche per questo si muove con molta discrezione, per evitare che una nuova pioggia di critiche le venga rovesciata addosso.

Oltre a tale aspetto, c’è da considerare che i tassi di interesse in Svizzera sono ora allo 0,25%, e abbassarli ancora potrebbe creare dei problemi. Infatti, se ciò darebbe sollievo alle imprese esportatrici della Confederazione, che soffrono il franco forte in quanto i loro prodotti risultano meno competitivi, le banche svizzere ne verrebbero penalizzate, poiché vedrebbero ridimensionata la redditività netta da interessi. Nell’economia svizzera, gli istituti di credito svolgono una funzione fondamentale nel finanziare le aziende e affinché la produzione risulti sostenuta.

 

Franco svizzero: cosa farà la Bns?

Il dibattito se la Bns debba intervenire direttamente sul mercato delle valute per frenare l’avanzata del franco svizzero si sta facendo acceso. Oggi, in un evento sulla valuta digitale a Zurigo, il presidente della Banca centrale, Martin Schlegel, ha affermato che “il franco si è apprezzato molto” e l’istituto monetario è “pronto a intervenire sul mercato FX se ciò fosse necessario per la stabilità dei prezzi”. Per quanto la Bns sia nota per le sue incursioni ripetute sui mercati valutari, tuttavia, se ne è tenuta in disparte da circa un anno. Secondo gli osservatori finanziari, una motivazione è il timore di ritorsioni da parte degli Stati Uniti, benché Schlegel abbia più volte precisato che ciò non gli impedirebbe di vendere il franco.

La prossima riunione della Banca nazionale svizzera sarà il 19 giugno e per l’occasione Schlegel non ha escluso di portare i tassi a zero o addirittura in territorio negativo. “A nessuno piacciono i tassi sui prestiti sotto lo zero, ma i responsabili politici li introdurranno se è necessario”, ha sottolineato deciso il presidente dell’autorità monetaria centrale. “La cosa più importante è concentrarsi sul mandato e mantenere la calma e filtrare le indiscrezioni”, ha aggiunto.

Immagine di Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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