L’Unione europea non molla l’osso nei confronti dei colossi tech e ha avviato delle indagini su Apple, Google, Microsoft e Booking per verificare se rispettano gli obblighi previsti dalla Digital Services Act nella lotta contro le frodi finanziarie online. La notizia è stata confermata al Financial Times direttamente dalla responsabile della tecnologia dell’Ue Henna Virkkunen, che ha dichiarato: “Vediamo che online si verificano sempre più azioni criminali. Dobbiamo assicurarci che le piattaforme online facciano davvero tutto il possibile per individuare e prevenire questo tipo di contenuti illegali”.
In questo articolo:
- L’Ue, i colossi tech e le frodi finanziarie online
- Google sotto pressione: processo negli Stati Uniti e indagini in Europa
L’Ue, i colossi tech e le frodi finanziarie online
Nel dettaglio, Virkkunen ha sottolineato che la commissione esaminerà il modo in cui Apple e Google gestiscono le applicazioni false nei loro app store, come le app bancarie false. Ma non solo. Saranno anche esaminati i falsi risultati ottenuti dai motori di ricerca di Google e Bing di Microsoft. Riguardo a Booking, che è l’unica azienda con la sede in Europa tra le quattro (Amsterdam), l’attenzione si focalizzerà sulle false inserzioni di alloggi.
Si tratta di una mossa necessaria secondo la Virkkunen, in quanto le perdite dovute alle frodi online superano i 4 miliardi di euro l’anno in tutta l’Ue. Tuttavia arriva in un momento di particolare tensione. Tant’è che il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha più volte minacciato di punire i paesi che “discriminano” le aziende statunitensi con dazi più elevati. Attenzione però. Bisogna anche specificare che l’Ue sta inoltre verificando se anche le aziende cinesi Temu e Shein rispettano il DSA quando si tratta di gestire prodotti illegali sui loro mercati. Peraltro la stessa Shein è già finita nel mirino dell’antitrust per greenwashing.
Google sotto pressione: processo negli Stati Uniti e indagini in Europa
Nel frattempo, Google sta affrontando diverse sfide legali sia negli Stati Uniti che in Europa. Ieri è iniziato un processo antitrust ad Alexandria, Virginia, in cui il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti e una coalizione di stati accusano Google di aver costruito e mantenuto un monopolio illegale nel mercato della pubblicità digitale, escludendo i concorrenti e rafforzando la propria posizione dominante. Nel dettaglio, Il governo ha chiesto a Google di vendere il suo ad exchange, AdX, e di rendere open source il meccanismo che determina il vincitore delle aste pubblicitarie.
Contestualmente, la Commissione europea ha inflitto a Google una multa da 2,95 miliardi di euro per pratiche anticoncorrenziali nel settore pubblicitario. Inoltre, Alphabet, la società madre di Google, deve affrontare una serie di cause legali che potrebbero costarle fino a 12 miliardi di euro, tutte incentrate sull’accusa di pratiche discriminatorie nel settore pubblicitario.
Financial Times.









