I futures a Wall Street sono in deciso rialzo, seguendo la scia del buon andamento delle Borse europee nella seduta di oggi. A dare un tono positivo alle azioni globali è la notizia riportata dal The New York Times, che ha citato fonti vicine alla questione: gli Stati Uniti avrebbero elaborato un piano in 15 punti, recapitato all’Iran attraverso il Pakistan, per porre fine alla guerra in Medio Oriente. Questa prospettiva ha acceso le speranze degli investitori, che temono che la situazione possa prendere una deriva pericolosa, rischiando di affondare l’economia globale.
In questo articolo:
- Riprenderà il rally a Wall Street?
- Barclays vede l’S&P 500 a 7.650 punti
Riprenderà il rally a Wall Street?
I dettagli del piano statunitense non sono ancora noti, ma, stando alle dichiarazioni pubbliche del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, alcuni punti dovrebbero essere chiari: la rinuncia da parte dell’Iran a sviluppare la bomba atomica e a proseguire l’arricchimento dell’uranio per usi civili. Alla fine della scorsa settimana, Trump aveva lanciato un ultimatum di 48 ore a Teheran per riaprire lo Stretto di Hormuz, canale fondamentale per il passaggio di circa il 20% di gas e petrolio a livello globale. In caso contrario, avrebbe avviato bombardamenti sulle infrastrutture energetiche iraniane.
Le autorità di Teheran hanno risposto che, qualora alle parole del capo della Casa Bianca fossero seguiti i fatti, l’Iran considererebbe legittimo attaccare le infrastrutture energetiche di tutti i Paesi del Golfo. Una situazione di alta tensione che ha provocato un calo di Wall Street all’inizio delle contrattazioni settimanali. A poche ore dalla scadenza dell’ultimatum, Trump ha fatto marcia indietro, annunciando una proroga di cinque giorni sulla base di “colloqui costruttivi” con la controparte iraniana. La Borsa americana si è quindi ripresa, ma la volatilità resta elevata, così come l’incertezza sulla risoluzione del conflitto.
La paura degli investitori è che l’economia globale possa subire uno shock energetico, causato dal calo dell’offerta di gas e petrolio e dalla conseguente impennata dei prezzi. In passato si sono verificati scenari stagflazionistici, caratterizzati da stagnazione economica e alta inflazione, come durante gli shock petroliferi degli anni ’70 o in seguito allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina nel 2022. Il mercato spera quindi di evitare il ripetersi di uno scenario simile.
Barclays vede l’S&P 500 a 7.650 punti
Tra gli ottimisti che ritengono possibile una risoluzione positiva della situazione figurano gli strategist di Barclays, che questa settimana hanno alzato il target per l’indice S&P 500 a 7.650 punti, rispetto ai precedenti 7.400, entro la fine del 2026. Si tratta di un potenziale rialzo di oltre il 16% rispetto all’ultima chiusura di 6.556. La banca britannica ritiene che i rischi macroeconomici legati alla guerra, alla disruption dell’intelligenza artificiale e alle tensioni nel mercato del credito privato possano essere compensati dai solidi utili aziendali, in particolare nel settore tecnologico, e dalla resilienza della crescita economica statunitense. “Riteniamo che gli Stati Uniti continuino a offrire una crescita nominale più forte rispetto ad altre grandi economie e un motore di crescita strutturale nel settore tecnologico che mostra pochi segnali di rallentamento”, hanno scritto gli strategist di Barclays in una nota. “Siamo moderatamente più ottimisti sulle azioni statunitensi”. Tuttavia, hanno avvertito che “il percorso resterà probabilmente accidentato finché non si supererà questa fase legata alla guerra”.
Secondo Barclays, gli utili per azione dell’S&P 500 per quest’anno si attesteranno a 321 dollari, rispetto alla precedente stima di 305 dollari. Questo riflette “una solida base di utili piuttosto che una rivalutazione delle valutazioni”. Barclays ha inoltre delineato uno scenario ribassista in cui il benchmark azionario statunitense potrebbe scendere fino a 5.900 punti. In questo caso, prezzi del petrolio persistentemente elevati potrebbero alimentare l’inflazione e mettere la Federal Reserve in una “situazione difficile”.









