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Gas: Italia cicala nei consumi, a marzo potrebbe rimanere senza

Italia cicala, a marzo senza gas

L’Italia si conferma la cicala d’Europa in termini di risparmio energetico. In uno scenario in cui il gasdotto Nord Stream rimarrà bloccato a tempo indeterminato il Paese potrebbe rimanere senza gas già a febbraio. Lo afferma uno studio elaborato da Silvia Merler, responsabile ESG e Policy Research di Algebris, che mette a confronto quanto fatto dalla Germania e quanto (poco) dall’Italia.

 

Gas, riduzione del consumo al 2% per l’Italia

Il confronto con quanto fatto dalla Germania, la nazione più dipendente dal gas russo, è schiacciante. Come spesso accade l’Italia fa brutta figura rispetto alla Germania, dove già da alcuni mesi sono state avviate delle campagne di informazione sul risparmio energetico e sulle probabili misure di razionamento e riduzione dei consumi che dovranno essere prese durante l’inverno. In Italia nulla di tutto questo è stato fatto, anzi in un momento così delicato il Paese è stato chiamato a eleggere un nuovo Parlamento.

Un piano di risparmio del gas per l’inverno esiste, lo ha presentato il ministro della Transizione Ecologica (in carica per il disbrigo degli affari correnti) venerdì 2 settembre, poche ore prima della conferma del blocco del gasdotto a tempo indeterminato. Prevede la riduzione dei riscaldamenti di 1 grado per un’ora al giorno, l’accensione più tardi in ottobre e lo spegnimento anticipato a marzo, quote e prezzi controllati di gas ed elettricità per le imprese e, finalmente, una campagna informativa ai cittadini per limitare i consumi.

Ora però il Piano potrebbe essere rivisto alla luce del nuovo scenario senza gas russo, ma potrebbe essere troppo tardi. Secondo l’analisi di Silvia Meier l’Italia potrebbe veder scarseggiare il gas già nel mese di febbraio, anche se gli stoccaggi sono pieni all’85%. Infatti, precisa subito la responsabile della ricerca ESG

 

“lo stoccaggio rappresenta in genere circa il 25% del consumo annuale di gas, pertanto se i flussi dovessero ridursi in modo significativo, lo stoccaggio si esaurirebbe rapidamente a livelli invariati di consumo di gas”.

 

Ma i flussi sono, per l’appunto, interrotti. Per tutti, sia per la Germania che per l’Italia. Mal comune mezzo gaudio? Neanche per idea. Infatti la Germania potrebbe salvarsi e arrivare a fine inverno mantenendo i suoi stoccaggi in positivo se continuasse con il ritmo di risparmio energetico messo in atto nei primi sei mesi dell’anno e pari a una riduzione del 15% dei consumi in media rispetto al 2021. L’Italia si ferma a un misero 2% e pur partendo da una posizione vantaggiosa ora si trova in coda.

 

“Sebbene i dati di fine estate, non ancora disponibili, possano delineare un quadro più rassicurante – spiega Silvia Meier – sulla base dei dati osservati finora l’Italia necessiterebbe di un significativo aumento dei risparmi energetici per far fronte a uno scenario di taglio totale dei flussi di gas russo. La correzione della domanda richiesta sarebbe molto più contenuta rispetto a quella necessaria in Germania in termini assoluti, ma ammonterebbe comunque a più del doppio di quanto osservato finora”.

 

Le previsioni sul gas in Italia secondo Algebris

 

Le ragioni che non giustificano il ritardo dell’Italia

Ci sono delle ragioni che spiegano perché l’Italia abbia incontrato più difficoltà nel ridurre i consumi di gas. In primo luogo il peso di questa materia prima nella produzione di energia elettrica, 35% in Italia contro 15% in Germania, rende più difficile una compressione dei consumi. Tuttavia, anche in questo caso, mentre in Germania il consumo di gas per produrre energia elettrica si è ridotto del 3% in media rispetto al triennio 2019-2021, in Italia si è registrato un aumento del 9%. Anche se si elimina dall’analisi la produzione di energia elettrica, il consumo di gas segna una riduzione del 10% medio in Germania nei primi sei mesi dell’anno contro il 3% dell’Italia, dove si è preferito intervenire con bonus e sovvenzioni spesso poco mirate su chi è realmente in difficoltà. Spiega Meier:

 

“Finora il governo italiano si è concentrato maggiormente sul proteggere i consumatori dall’impatto dell’aumento dei prezzi dell’energia piuttosto che sull’incentivare il risparmio energetico a livello sistemico. L’Italia ha speso il 2,8% del PIL in poco meno di un anno (uno dei tre maggiori interventi nell’UE) per misure finalizzate a ridurre l’’impatto dei prezzi sui consumatori”.

 

Questi interventi non hanno fatto altro che disincentivare il risparmio energetico e la ricerca di fonti alternative in particolare nel settore industriale. La Germania, ancora una volta, ci dà lezioni con Audi che ha dichiarato di poter sostituire il 20% del suo consumo di gas a breve termine, BASF il 15% e perfino Arcelor Mittal ha detto di poter ridurre il consumo di gas passando all’importazione di pezzi di metallo.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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