Gas naturale: ecco perché i prezzi in USA non crescono come in Europa
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Gas naturale: ecco perché i prezzi in USA non crescono come in Europa

Gas naturale: ecco perché i prezzi in USA non crescono come in Europa

L’Europa continua a dibattere animatamente su come dipanare la complessa situazione energetica che ha investito tutti i Paese del Vecchio Continente. Nella giornata di domani la Commissione Europea presenterà alcune proposte contenute in un piano per il rilancio energetico della Regione. Tra le misure spiccano un tetto ai prezzi per l’energia derivante dalle fonti rinnovabili e nucleari, un taglio obbligatorio della domanda di gas e una tassazione per le imprese energetiche che hanno realizzato grandi profitti.

La riunione dei Ministri dell’Energia dei Paesi UE che si è tenuta venerdì 9 settembre a Bruxelles non ha prodotto alcun risultato, procrastinando qualsiasi decisione al meeting di ottobre, quando si spera che molte resistenze in seno al blocco soprattutto sul tetto al prezzo del gas possano essere rimosse. Dopo la chiusura del gasdotto russo Nord Stream a tempo indeterminato non vi è più molto tempo da perdere, perché l’impennata dei prezzi del carburante ha mandato alle stelle le bollette energetiche, a un livello che non è più sostenibile da famiglie e imprese. 

Le quotazioni del gas naturale alla Borsa di Amsterdam in questi giorni comunque sono scese drasticamente, arrivando a 188 euro a MWh, allontanandosi dai massimi di 340 euro del mese scorso. Il ritracciamento, avvenuto dopo un rally spaventoso, è determinato più che altro dalle aspettative di un price cap del gas deciso da Bruxelles, oltre che di un calo della domanda generato da un possibile razionamento. 

Se il Vecchio Continente è alle prese con una situazione estremamente ingarbugliata e di difficile soluzione, la stessa cosa non può dirsi per gli Stati Uniti, dove il gas americano è sì aumentato ma non come oltreoceano. Infatti, nell’ultimo anno i prezzi della materia prima sono cresciuti di quasi il 70% in USA, mentre in Europa si sono incrementati di oltre cinque volte. 

 

Gas naturale: gli americani ce l’hanno in casa

Al di là dei fattori che riguardano la maggiore distanza rispetto all’Europa dalla guerra Russia-Ucraina e quindi dalla dipendenza dal gas russo, cosa rende gli Stati Uniti più immuni alle turbolenze del gas naturale, al punto da subire aumenti di prezzo molto più limitate? Il Paese guidato da Joe Biden è ad oggi il più grande produttore di gas la mondo, grazie alle tecniche per estrarre petrolio dagli scisto, dalle quali ricava una quantità enorme anche di gas naturale. 

Il punto è che, a differenza del petrolio, gli USA esportano solo una piccola quantità di gas (solo il 20% delle forniture totali, nonostante un notevole aumento quest’anno). Il motivo è che l’invio all’estero del combustibile è difficoltoso, perché dovrà subire una trasformazione in gas naturale liquefatto per essere trasportato, il che comporta costi alti e attrezzature sofisticate. Ciò significa che gli americani non dovranno entrare in competizione con gli acquirenti di altri Paesi e il gas se lo ritrovano in casa. Il greggio invece viene esportato in una quantità simile a quella importata, conseguentemente gli Stati Uniti sono maggiormente esposti alle oscillazioni di prezzo nei mercati dell’oro nero a livello mondiale. 

Negli ultimi due mesi poi ha inciso un altro fattore che ha determinato una limitazione dell’export di gas naturale da Washington, ovvero un incendio di un impianto di GNL in Texas avvenuto nel mese di giugno. Lo stabilimento tratta il 15% di gas naturale liquefatto che parte dai porti americani per giungere in altri Paesi. Il danno che è stato causato dall’evento fortuito ha determinato una chiusura almeno fino a novembre. Fino ad allora, ci sarà più combustibile che rimarrà nel territorio statunitense, con grande vantaggio per quanto riguarda i prezzi che dovranno pagare gli americani.

 

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