I prezzi del gas naturale alla Borsa di Amsterdam hanno ripreso a salire oggi arrivando a superare quota 37 euro a megawattora, dopo una contrazione nelle ultime sedute. A far crescere le quotazioni è stata la notizia che l’Egitto acquisterà, a partire da ottobre, 20 carichi di gas naturale liquefatto (GNL) per la prima volta dopo anni nel periodo antecedente l’inverno. Il Paese nordafricano si è trovato davanti a un’estate insolitamente calda, mentre la produzione di gas ha subito un calo molto rapido. Ciò ha spinto la nazione ad aumentare le importazioni di GNL al livello più alto dal 2018, il che la mette sulla buona strada per diventare un importatore netto di gas ma soprattutto un potenziale pericoloso concorrente dell’Europa nell’ambito dell’approvvigionamento globale.
Dopo lo scoppio della guerra Russia-Ucraina e la chiusura delle forniture da Mosca, il Vecchio Continente si appoggia per lo più all’importazione di GNL da ogni parte del mondo per garantirsi gli stock necessari ad affrontare le varie stagioni. L’ingresso dell’Egitto sul lato della domanda potrebbe diminuire la quantità di gas a disposizione e far lievitare i prezzi sul mercato. Ciò sarebbe particolarmente stringente nel caso in cui ci si troverà davanti a un inverno rigido. Eventualità che finora per fortuna non si è verificata dall’inizio del conflitto in Ucraina, permettendo all’Europa di essere sempre ben fornita. “I prezzi invernali del gas in Europa si muoveranno sulla scia della crescita della domanda”, ha scritto in una nota questa settimana Florence Schmit, strategist energetico europeo di Rabobank. “Un inverno più freddo del previsto può anche aggiungere ulteriore pressione al rialzo”.
Gas naturale: per l’Europa la chiave è l’Azerbaigian
Un’altra situazione che rischia di rivelarsi ostica riguarda la fine dell’accordo di transito tra Ucraina e Russia a dicembre, importante per far arrivare il gas in Europa attraverso il Paese guidato da Volodymyr Zelensky. A partire da gennaio, quindi, ci potrà essere un impatto rilevante sulle forniture della regione. La buona notizia arriva dall’Azerbaigian, che è in trattativa per allargare le esportazioni di gas in almeno tre Paesi europei, di cui ancora non si conoscono i nomi. Lo ha rivelato il presidente azero Ilham Aliyev al Forum Ambrosetti di Cernobbio, in Italia. Attualmente il Paese fornisce il carburante a otto Paesi dell’Unione Europea (Italia, Grecia, Bulgaria, Romania, Ungheria, Serbia, Slovenia e Croazia) ed è in accordo con il blocco per raddoppiare l’export entro il 2027. Lo scorso anno ha esportato 24 miliardi di metri cubi di gas naturale, di cui la metà in Europa (dati del Ministero dell’Energia).
Tra l’altro, l’Azerbaigian si candida per essere uno Stato chiave con la fine dell’accordo tra Russia e Ucraina per il transito, in quanto potrebbe facilitare il passaggio del gas verso l’Europa proprio per mezzo dell’Ucraina. Si tratta di una soluzione che è in corso di valutazione, come confermano le trattative da diversi mesi tra Zelensky e lo Stato azero. Il leader ucraino è stato molto fermo sull’argomento, dichiarando di non voler più permettere alla Russia di guadagnare dall’invio di gas attraverso i gasdotti ucraini ed è per questo che punta a sostituire le forniture di Putin con quelle di altri Paesi come la Turchia e appunto l’Azerbaigian.









