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Gas naturale: le 24 azioni europee più colpite dalla carenza di forniture

Gas naturale: le 24 azioni europee più colpite dalla carenza di forniture russe

La situazione europea relativa alle forniture di gas naturale dalla Russia è critica. Da metà giugno sono stati limitati sensibilmente i flussi in Germania tramite il gasdotto Nord Stream 1, ora in manutenzione. Quest’ultima dovrebbe terminare il 21 luglio. Secondo indiscrezioni rilanciate dall’agenzia di stampa Reuters, le tempistiche dovrebbero essere rispettate e i flussi di gas dovrebbero ripartire giovedì, al termine della manutenzione. Tuttavia l’allerta rimane elevata, tanto che Berlino è ricorsa alla seconda delle tre fasi del piano di emergenza, che prevede il razionamento del consumo del gas.

Nel frattempo un documento della Commissione Europea propone al blocco dei 27 di iniziare a tagliare l’utilizzo del combustibile in maniera volontaria, per ammorbidire l’impatto quando si verificheranno gravi interruzioni delle forniture. “Questo – recita il documento della Commissione UE – facilita la solidarietà ed evita di implementare poi azioni scoordinate e non pianificate”. Insomma, si vedono nubi all’orizzonte che non promettono nulla di buono. Tutto ciò contribuisce a mantenere sostenuto il prezzo del gas in Europa, che oggi è salito a oltre 159 euro per megawatt/ora sul mercato delle materie prime di Amsterdam.

 

Cosa significa per l’Europa la carenza del combustibile russo

L’effetto di un’interruzione delle forniture di gas russo sarebbe importante per la crescita dei Paesi dell’Eurozona, secondo gli economisti di Citigroup. Questi ritengono che il PIL europeo potrebbe ridursi dall’1% all’1,5% nel 2022 e nel 2023, innescando una lieve recessione. Per quanto riguarda i Paesi che sarebbero più danneggiati dal razionamento del gas, la banca d’affari americana vede in testa la Germania, seguita dall’Italia.

Il calo del PIL così configurato significherebbe una contrazione degli utili per azione delle società europee del 10% nei prossimi 12 mesi. In questo momento, invece, il consensus prevede una crescita degli EPS del 15% per il 2022 e del 4% per il 2023. Una stima questa che Citi ritiene troppo ottimistica. La conseguenza di una flessione del 10% dei guadagni comporterebbe un calo del 10% delle quotazioni azionarie, precisa l’istituto finanziario. Tra i settori maggiormente colpiti spiccano quelli chimico e metallurgico, più strettamente interconnessi all’utilizzo del gas. Tutto questo inoltre determinerebbe un livello molto alto dei prezzi della materia prima, che potrebbero spingersi fino a 250 euro per megawatt/ora. Da ciò deriverebbe un’inflazione aggiunta fino a 1,3 punti percentuali.

A giudizio della banca americana, la cosa non lascerebbe i Governi con le mani in mano, ma innescherebbe interventi fiscali per compensare il rallentamento della crescita, ad esempio mediante un aumento dei prestiti a basso costo alle imprese garantiti dallo Stato, in modo da conservare la liquidità aziendale e i posti di lavoro. La Banca Centrale Europea potrebbe invece continuare ad alzare i tassi d’interesse, sostengono gli economisti di Citi, ma fino a quando la recessione entrerà nel vivo. Dopodiché ci sarebbe un coordinamento della politica monetaria e fiscale per rivitalizzare l’economia, con il ciclo delle strette sul costo del denaro che potrebbe esaurirsi entro la fine di quest’anno.

 

Azioni: quali più esposte a uno shock del gas

Citi ha individuato quali sono stati i titoli europei maggiormente danneggiati dalla riduzione del gas russo nel Vecchio Continente. Si tratta di azioni che hanno subito un calo almeno pari al 30% annuo e che hanno sottoperformato il mercato europeo di almeno 15 punti percentuali. La lista è composta da 24 aziende, la gran parte che ha un’esposizione marcata di produzione e vendite alla Germania. Ecco l’elenco:

  • BMW;
  • Mercedes;
  • Salzgitter;
  • Basf;
  • Covestro AG;
  • Evonik Industries;
  • K+S AG;
  • Wacker Chemie;
  • Wienerbregr AG;
  • ABB LTD;
  • Daimler Truck;
  • GEA Group;
  • Jungheinrich;
  • Kion Group;
  • Knorr-Bremse;
  • Melrose Industries;
  • Siemens;
  • Stadler Rail;
  • Thyssenkrupp;
  • Trelleborg AB;
  • Verallia SAS;
  • Vidrala SA;
  • E.On;
  • Uniper SE.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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