Gazprom: blocco al pagamento dei dividendi, azioni crollano in Borsa - Borsa e Finanza

Gazprom: blocco al pagamento dei dividendi, azioni crollano in Borsa

Gazprom: blocco al pagamento dei dividendi, azioni crollano in Borsa

Gazprom precipita alla Borsa di Mosca bruciando oltre il 30% di capitalizzazione, dopo che il gruppo statale russo ha riferito che gli azionisti hanno deciso il blocco dei dividendi durante l’Assemblea generale. Chiaramente la decisione è stata da parte del Governo che ha una quota del 38% come partecipazione diretta sul capitale della società, oltre a un 12% in via indiretta attraverso due società statali.

Il mese scorso il Consiglio di Amministrazione aveva suggerito un dividendo di 52,53 rubli per azione, grazie al rally strepitoso dei prezzi del gas che ha fatto impennare l’utile netto dell’azienda a 2.000 miliardi di rubli. Questo avrebbe significato un esborso di 1.200 miliardi di rubli, pari a 22 miliardi di dollari. Tuttavia, come ha riferito il Vice Amministratore Delegato Famil Sadygov, gli azionisti hanno deciso che nella situazione attuale non è consigliabile distribuire i dividendi sulla base dei risultati dello scorso anno. “Per il momento le priorità riguardano gli investimenti, tra cui la gassificazione delle Regioni russe e la preparazione per il prossimo inverno”, ha spiegato Sadygov.

La notizia ha creato scompiglio anche in relazione alle azioni degli altri produttori energetici, in quanto ha istillato il dubbio agli investitori che le compagnie potrebbero seguire lo stesso esempio di Gazprom. Ad esempio, il principale produttore di petrolio russo Rosneft è sceso in Borsa oggi del 5,71%, mentre la società di distribuzione energetica Rosseti è scivolata del 5,11%. Vendite anche sul terzo produttore energetico Surgutneftegas che ha perso il 3,49% e sull’operatore Transneft, caduto del 2,73%.

 

Gazprom: primo blocco dividendi dopo 24 anni

Dal 1998, quando la Russia andò in default per la crisi del rublo, questa è la prima volta che Gazprom non paga un dividendo. Nel 2019 aveva stabilito una politica di distribuzione che mirava a un payout del 50% entro il 2022. Ciò l’ha aiutata a crescere di capitalizzazione, diventando la più grande società per valore di mercato nel Paese.

Adesso la notizia dello stop alla cedola arriva in un momento molto delicato, dove il colosso statale sta falcidiando le forniture ai più grossi clienti europei. La Germania ha visto un taglio del 60% delle consegne, che è costato il profit warning alla utility tedesca Uniper emesso quest’oggi e la richiesta dell’azienda del bail out dello Stato. Anche l’Italia è stata danneggiata, con il crollo praticamente della metà delle forniture giornaliere.

I Paesi europei stanno sostenendo costi maggiori nella ricerca di alternative per compensare il vuoto lasciato da Mosca e per riempire gli stoccaggi prima dell’arrivo della stagione invernale. Nel frattempo le vendite di Gazprom sono diminuite del 30% su base annua, tuttavia la corsa dei prezzi del gas hanno compensato le perdite lasciando pressoché inalterato il fatturato dell’azienda. Le quotazioni della materia prima in Europa si mantengono a livelli dei massimi da inizio marzo a 146 euro a megawattora.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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