La Germania può indebitarsi fino a quasi 2.000 miliardi di euro senza che ciò abbia ripercussioni sulla sua crescita economica. È quanto emerge da uno studio condotto dal Financial Times su 41 economisti dell’Eurozona che hanno risposto a un questionario di 28 domande. La ricerca si è poggiata su un’analisi del 2010 degli economisti Kenneth Rogoff e Carmen Reinhart, che reputavano dannoso per la crescita un debito superiore al 90% del PIL. Soprattutto nasce dopo che il governo tedesco ha avanzato la proposta di destinare fino a 1.000 miliardi di euro per la spesa nella difesa e nelle infrastrutture con l’obiettivo di rilanciare un’economia tedesca stagnante.
Per allargare l’esposizione debitoria, la Germania ha bisogno di modificare la sua Costituzione, che impone di bloccare la spesa aggiuntiva massimo allo 0,35% del PIL. Questa regola, in vigore dal 2009, dovrebbe essere allentata, secondo tutti i 41 economisti interpellati nel sondaggio. Il 29% di essi propende addirittura per l’abolizione completa. Il 41% ritiene che la norma debba essere molto più flessibile, mentre il resto ha affermato che bisogna effettuare una riforma moderata introducendo un po’ più di flessibilità. “L’ossessione tedesca per la prudenza fiscale è esagerata e le riforme sono attese da tempo”, ha detto Martin Moryson, responsabile globale dell’economia presso il gestore patrimoniale tedesco DWS. “Il governo entrante ha ovviamente compreso la grandezza del compito e si trova all’altezza della sfida”.
Germania: quanto potrebbe davvero indebitarsi?
Rimane sempre la questione di quale sia il limite dell’indebitamento senza che ciò porti a un impatto negativo sulla crescita, costringendo il Paese ad alzare le tasse. Gli economisti hanno stimato che la Germania potrebbe al riguardo incrementare la sua pressione fiscale spingendosi fino all’86% del PIL, dal 63% attuale, nel prossimo decennio. Questo significa che l’espansione del debito giungerebbe a 1.900 miliardi di euro. Per arrivare a questa cifra, il PIL nominale tedesco dovrebbe aumentare del 2% all’anno, ossia da 4.200 a 5.300 miliardi di euro entro il 2035. Questa stima però non tiene conto della crescita del PIL reale considerando gli effetti dell’inflazione.
“La letteratura economica non fornisce una risposta definitiva sul livello appropriato di debito pubblico”, ha detto Isabelle Mateos y Lago, capo economista del gruppo BNP Paribas. “Le dinamiche del debito guidate dalla crescita nominale e dai costi di finanziamento sono più importanti”. A giudizio di Jesper Rangvid, professore alla Copenhagen Business School, “il livello di debito gestibile si attesta all’80% o forse al 90% del PIL”. In questo ambito, “la Germania ha spazio per prendere a prestito in modo responsabile per pagare il riarmo e i miglioramenti infrastrutturali urgentemente necessari”. In particolare, “le infrastrutture critiche, come il sistema ferroviario notoriamente inefficiente e più in generale la sua infrastruttura, anche quella digitale, devono essere aggiornate”, ha aggiunto.
Ad ogni modo, la questione politica non è risolta. Nel fine settimana, i partner della coalizione guidati dal presidente del gruppo parlamentare CDU/CSU e il cancelliere in pectore della Germania Friederich Merz, hanno delineato ulteriori dettagli al piano di spesa. Tra questi il taglio dell’Iva per i ristoranti, i sussidi agli agricoltori per il carburante e le pensioni più alte per le madri che non lavorano. Tuttavia, vi è l’opposizione del partito dei Verdi alla spesa per la difesa. Ciò non è una cosa da poco, in quanto per rimuovere la reticenza fiscale è necessaria una modifica costituzionale con la maggioranza in parlamento di due terzi. Se i Verdi dovessero mettersi di traverso, la coalizione di Merz potrebbe non avere i numeri.









