Se la farfalla sbatte le ali…

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In finanza circola da anni una frase che suona più o meno così: “Basta che una farfalla sbatta le ali in Giappone per avere ripercussioni a Wall Street”. È una metafora affascinante e suggestiva, ma è davvero così?

Il riferimento al Giappone, per europei e americani, richiama qualcosa di lontano, separato da un Oceano. La farfalla, invece, evoca qualcosa di leggero, quasi impalpabile, apparentemente incapace di produrre effetti potenzialmente rilevanti. Proprio per questo l’immagine colpisce: come può qualcosa di così distante e “leggero” generare un impatto così potente?

Eppure, come l’inizio di agosto 2024 ha mostrato improvvisamente a tutti, la domanda non è poi così peregrina. È bastato che dalla banca centrale giapponese arrivasse un segnale di revisione della politica dei tassi, per innescare uno scossone sui mercati globali. In quei giorni il VIX, l’indicatore della volatilità sull’S&P 500, ha registrato uno dei movimenti più intensi della sua storia recente, paragonabile per violenza solo a fasi di stress estremo come la crisi Lehman o il Covid.

Il punto, però, non è la farfalla, né il Giappone in sé; il punto è il contesto. Per anni il Giappone è sembrato un mondo a parte: crescita anemica, inflazione quasi inesistente, tassi a zero mentre il resto del mondo li alzava. In realtà, non era fuori dal sistema, ma assolutamente parte integrante del sistema, come vedremo. 

La Bank of Japan ha mantenuto a lungo tassi bassissimi e rendimenti dei titoli di Stato sotto stretto controllo, specie sulle scadenze temporali più brevi, per una precisa scelta politica ed economica. Il risultato è stato che lo yen è diventato nel tempo la valuta ideale con cui finanziarsi a costo quasi zero. Da qui nasce il carry trade: ci si indebita dove il denaro costa poco e si investe dove rende di più, in azioni, obbligazioni e altri asset globali, soprattutto negli Stati Uniti. Un meccanismo molto semplice da spiegare, ma soprattutto molto potente negli effetti.

Per anni questa operazione è stata talmente conveniente e percepita come sicura da diventare quasi “naturale”. Anzi diciamo talmente naturale da smettere di essere vista per quello che era: una delle principali fonti di liquidità silenziosa dei mercati globali.

Finché l’equilibrio regge, tutto fila liscio. Ma quando anche solo uno degli ingranaggi inizia a muoversi, l’effetto può diventare sproporzionato e questo si è visto bene ad agosto 2024, quando il mercato ha iniziato a interrogarsi sulla possibilità che i rendimenti giapponesi potessero salire. 

Se finanziarsi in yen diventa meno conveniente, il carry trade perde attrattività, alcune posizioni vengono chiuse e la leva implicita si riduce. A quel punto i mercati reagiscono, anche a migliaia di chilometri di distanza, proprio come dice il detto… Non perché il Giappone “comandi”, ma perché nel tempo è diventato un nodo centrale della rete.

Oggi il carry trade si è ridimensionato, ma non è scomparso pur essendo meno vantaggioso e più rischioso, esso è ancora presente. Nel frattempo, i rendimenti dei titoli giapponesi stanno lentamente avvicinandosi agli standard internazionali, riportando al centro un altro fattore spesso sottovalutato: il risparmio nipponico.

Se i rendimenti domestici nipponici dovessero diventare sufficientemente interessanti, una parte dei capitali investiti all’estero potrebbe essere richiamata in patria. Certo, sarebbe un processo graduale, non uno shock, ma comunque in grado di incidere nel tempo sugli equilibri globali, spingendo al rialzo i rendimenti occidentali e rendendo le obbligazioni pian piano più competitive come resa, rispetto alle azioni.

È in questo senso la metafora della farfalla conserva il suo significato. Non perché un battito d’ali causi direttamente uno tsunami, ma perché sistemi complessi, costruiti su equilibri protratti nel tempo, possono reagire in modo violento anche a variazioni minime. Nei mercati, come spesso accade, il senso dei movimenti diventa chiaro solo dopo, quando ciò che sembrava rumore di fondo si rivela essere stato un segnale.

Immagine di Davide Biocchi

Davide Biocchi

Trader professionista, formatore e divulgatore con oltre 25 anni di esperienza sui mercati, Davide Biocchi è socio Professional SIAT ed educatore certificato AIEF. Due volte miglior fininfluencer italiano e dodici volte campione nazionale e internazionale di trading, ha ideato e brevettato TWbook, fondato TradingWeek.net, la Trading League e la Membership Biocchi. Conduce ogni mattina su YouTube Market Briefing e la videoanalisi settimanale e il podcast “I mercati dietro le quinte”. Hha pubblicato L’ABC di Borsa e Le Aste (con Giovanni Borsi). Oltre che con Borsa&Finanza, da anni collabora con Directa SIM, QN, Il Secolo XIX e RaiRadio1, con contributi anche per SkyTG24 e Giornale Radio.

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