Giappone: cos'è e come avviene intervento Governo su mercati valutari
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Giappone: cos’è e come avviene intervento Governo su mercati valutari

Giappone: cos'è e come avviene l'intervento del Governo sui mercati valutari

Recentemente il Giappone ha effettuato una mossa sui mercati valutari che non attuava dal 1998, ossia un intervento diretto per cercare di rafforzare lo yen, in caduta libera nei confronti del dollaro statunitense. Il cambio USD/JPY aveva varcato pericolosamente la soglia di 145, ritenuta un livello psicologico oltre il quale l’andamento del cross valutario potrebbe sfuggire di mano. Le ragioni di questa tendenza vanno ascritte essenzialmente alla divergenza di politica monetaria espressa in questo frangente dalla Bank of Japan e dalla Federal Reserve.

L’istituto nipponico continua con il suo accomodamento monetario, rimanendo l’unica tra le grandi Banche centrali a mantenere i tassi negativi. La Fed viceversa mantiene un’aggressività spiccata nella stretta del costo del denaro, avendolo aumentato per tre volte consecutive di 0,75 punti percentuali e manifestando l’intenzione di continuare a farlo. Così, dopo diversi annunci verbali, le Autorità giapponesi hanno deciso di intervenire direttamente nel mercato dei cambi. Ma cosa significa in termini pratici un’operazione di questo tipo? Vediamo di seguito una guida che illustra tutte le caratteristiche.

 

Giappone: cos’è e perché viene fatto un intervento valutario

L’intervento valutario consiste in una decisione da parte del Ministero delle Finanze giapponesi di operare direttamente sul mercato valutario acquistando o vendendo yen per cercare di stabilizzare la valuta. Le operazioni vengono eseguite tecnicamente dalla Bank of Japan. Prima di arrivare questo, vi è una serie di avvertimenti verbali con cui il Governo si dichiara pronto a intraprendere azioni importanti, mettendo così in allerta il mercato. Qualora quest’ultimo continui nella sua tendenza, a quel punto le Autorità entrano in campo con operazioni massicce.

Quando lo scopo è quello di sostenere lo yen, come in quest’ultimo caso, la BoJ utilizza le riserve in dollari. Alla fine del mese scorso il Giappone aveva 1.170 miliardi di dollari nelle riserve in valuta estera, ovvero 2,4 volte l’ammontare complessivo del mercato valutario di Tokyo. Per sapere se il Governo è intervenuto, solitamente si segue l’annuncio stampa fatto dalle Autorità. Tuttavia, spesso parte del movimento è conseguenza diretta delle situazioni di panico che si creano nel mercato a seguito di tali notizie, quindi non è dato di sapere in tempo reale di quanto sia stato l’apporto da parte della Banca Centrale. Alla fine del mese, comunque, il Ministero delle Finanze pubblica i dati dell’intervento, anche se non ha effettuato alcuna operazione.

 

Il livello che innesca l’azione

In realtà non vi è un livello standard del cambio USD/JPY che richiama l’attenzione del Governo circa la necessità o meno di intervenire sul mercato valutario. Solitamente viene osservato il contesto e la condizione in cui si trova lo yen anche rispetto alle altre valute. Se vi è grande debolezza ma scarsa crescita e inflazione contenuta, è possibile vedere un’attesa più o meno lunga prima che le Autorità si decidano a entrare in azione. Solitamente, si susseguono diversi avvertimenti verbali prima di un atto concreto. In questo momento si è reputata la quotazione di 145 quella cruciale che ha determinato le operazioni sul mercato da parte di Tokyo, ma nel 1998 ad esempio la BoJ ha cominciato ad operare quando l’USD/JPY è arrivato quasi a 147.

 

Giappone: funziona l’intervento sul mercato valutario?

La presa di posizione del Giappone in situazioni del genere è più che altro un segnale agli speculatori che non verrà permesso un ulteriore affondo della valuta domestica. In verità, l’effetto benefico risulta essere temporaneo, soprattutto se non è coordinato con la stessa iniziativa effettuata dal Governo statunitense. In questo momento, secondo gli esperti ciò che può davvero determinare un andamento dell’USD/JPY nella direzione desiderata da Tokyo è solo un cambiamento della politica monetaria della BoJ in tema di tassi d’interesse, ovverosia iniziando ad aumentarli. Nel contempo sarebbe necessario che la Fed ammorbidisse la sua di politica monetaria, altrimenti la forza del dollaro tenderà a spingere il cross verso l’alto. Inoltre, vi è un’altra questione da considerare. I partners commerciali del Giappone non gradiscono molto un intervento unilaterale del Paese, in quanto considerato come un modo per manipolare i cambi e alterare il naturale corso del mercato. Per questa ragione, in casi di estrema gravità e urgenza si opta maggiormente per un intervento concertato.

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