Giappone, la grande rinascita tra corporate governance e tassi in rialzo

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Per oltre trent’anni il Giappone è stato considerato il simbolo di un’economia intrappolata tra crescita debole, deflazione e tassi d’interesse prossimi allo zero. Oggi lo scenario appare profondamente cambiato. L’inflazione è tornata stabilmente nell’area del 2-3%, i salari riprendono a crescere, la Bank of Japan ha avviato una graduale normalizzazione della politica monetaria e le società quotate stanno finalmente adottando una gestione del capitale più efficiente. Il risultato è un mercato azionario che ha ritrovato slancio e che attira nuovamente l’attenzione degli investitori internazionali.

Alla base di questa trasformazione vi sono soprattutto le riforme di corporate governance promosse dalla Tokyo Stock Exchange, che stanno spingendo le aziende a ridurre l’eccesso di liquidità accumulato nei bilanci e a remunerare maggiormente gli azionisti attraverso dividendi e buyback. Parallelamente, anche il mercato obbligazionario è tornato a offrire rendimenti significativi, restituendo interesse a un’asset class rimasta per anni ai margini. In questa intervista con Danilo Verdecanna, direttore di Asset Management One, Borsa&Finanza analizza le ragioni della rinascita del Giappone e le opportunità che potrebbe offrire a chi investe con un orizzonte di lungo periodo.

 

Dott. Verdecanna, negli ultimi anni il Giappone è tornato al centro dell’attenzione degli investitori globali. Quanto delle recenti performance dell’azionario è attribuibile alle riforme di corporate governance e in che modo queste stanno cambiando concretamente il comportamento delle aziende?

“Molto dell‘attuale performance del marcato giapponese è attribuibile alla corporate governance. Causa zero o addirittura inflazione negativa, le aziende giapponesi hanno accumulato cash nei bilanci sovracapitalizzando le aziende stesse prima del Covid. Con un’inflazione attuale tra il 2-3% le aziende non si possono più permettere un’allocazione del capitale così inefficiente e per questo hanno iniziato a ricompare azioni proprie in maniera massiccia così come senza precedenti è stata la distribuzione di dividendi. Il mercato ha iniziato a scontare questo comportamento virtuoso nei prezzi”.

 

Molte società giapponesi continuano a trattare sotto il valore contabile. Perché persiste questo sconto rispetto a Stati Uniti ed Europa e quali fattori potrebbero contribuire a colmare il gap?

“Come detto precedentemente il capitale è stato allocato in maniera inefficiente con elevate quantità di cash nei propri bilanci e questo ha portato le aziende giapponesi nel 2023 ad avere un P/B inferiore all’1 per più della metà delle società quotate sul Tse. Il payout attraverso la distribuzione di dividendi e buyback sta riequilibrando la situazione. Attualmente le aziende con un P/B inferiore all’1 è al di sotto del 40%. Questo processo è appena cominciato ed i risultati si vedranno nel tempo”. 

 

La progressiva uscita dalla politica dei tassi ultra-bassi rappresenta una svolta storica per il Giappone. Quali implicazioni ha per i titoli di Stato e per il sistema bancario?

“C’è da sottolineare che tale ‘normalizzazione ‘ della politica monetaria segnala che il Giappone sta uscendo dalla fase di stagnazione perenne in cui era caduta nel periodo pre covid. Non vediamo impatti negativi sul sistema bancario visto che la normalizzazione sarà graduale e senza scossoni e non ci aspettiamo che i tassi superino il 2% entro la fine del 2027. Al contrario la normalizzazione è una buona notizia per le banche giapponesi la cui attività core, raccolta del risparmio ed esercizio del credito, può diventare più remunerativa. I titoli di Stato hanno già raggiunto rendimenti simili al Bund tedesco: superiore al 2.5% il decennale e molto vicino al 4% il trentennale. Questo rimette in gioco un asset class dimenticata per molto tempo causa mancanza di rendimenti”.

 

I rendimenti dei titoli di Stato giapponesi sono ai massimi. Quanto dipende da rischi globali e quanto da dinamiche domestiche, come l’elevato debito pubblico?

“L’aumento dei rendimenti ha a che vedere principalmente con la normalizzazione del Giappone e con una politica monetaria meno accomodante rispetto al passato. I rischi globale e l’elevato debito rivestono un’importanza minoritaria. La popolazione più anziana del mondo, un mercato interno di dimensioni ridotte, la necessità di importare molte materie prime ed energia dall’estero a fronte di un incremento di domanda a livello globale. Perché il Giappone, sulla base di questi fatti, dovrebbe essere considerato per un investimento di lungo periodo? la dinamica demografica in Giappone dura Da circa 30 anni ed è in comune con molti paesi occidentali, anche europei per cui è un non-evento. Il Giappone dopo 30 anni di bassa crescita e zero inflazione è tornato alla crescita, all’inflazione e alla crescita salariale. La normalizzazione del Giappone rappresenta la principale opportunità di investimento con un paese / economia che sta recuperando il tempo perduto”.

Immagine di Alessandro Piu

Alessandro Piu

Direttore responsabile di Borsa&Finanza da gennaio 2025, è entrato a far parte della redazione nel giugno 2022. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004.

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