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Gli investitori fuggono dalle azioni e si rifugiano nel contante, ecco perché

Gli investitori fuggono dalle azioni e si rifugiano nel contante, ecco perché

Gli investitori stanno correndo verso il contante come non facevano da aprile 2020, quando si era nel pieno della tempesta pandemica. Lo afferma uno studio realizzato dagli strateghi di Bank of America che mette in luce come i fondi monetari abbiano ricevuto nella settimana fino al 5 ottobre un afflusso di quasi 89 miliardi di dollari, mentre i fondi azionari globali hanno registrato deflussi di 3,3 miliardi di dollari. Quanto ai fondi obbligazionari vi è stato un movimento netto di -18 miliardi di dollari, soprattutto con riferimento all’investment grade. Inoltre, i deflussi azionari si sono verificati per la 34esima settimana consecutiva, segnando la striscia più lunga degli ultimi sei anni.

In buona sostanza, gli investitori stanno fuggendo dai titoli a rischio, rifugiandosi su asset liquidi, nonostante l’alta inflazione affossi il valore delle attività reali. Per il momento il sentiment difficilmente cambierà rotta, poiché l’inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve probabilmente porterà i mercati azionari a nuovi minimi a ottobre, mentre incombe lo spettro della recessione che alimenta l’avversione al rischio, sottolineano gli esperti di BofA.

 

I dati sull’occupazione allontaneranno ancora di più gli investitori?

L’attenzione degli investitori in questo periodo è tutta concentrata sui dati economici, in quanto da questi è possibile  cogliere segnali che potrebbero portare la Fed a essere meno aggressiva. I dati di oggi sul mercato del lavoro non sono però molto rassicuranti, nel senso che sono migliori del previsto e proprio per questo l’istituto guidato da Jerome Powell difficilmente arretrerà di un passo dalle proprie intenzioni di restrizione monetaria. Il livello occupazionale è uno dei principali parametri che la Federal Reserve tiene in considerazione per decidere se e quando allentare l’aumento dei tassi d’interesse. Dati forti significano che la strada è spianata per continuare la lotta all’inflazione senza doversi preoccupare troppo degli effetti sull’economia.

Oggi il Bureau of Labor Statistics ha riportato ben 263 mila nuovi occupati nel mese di settembre, in calo rispetto ai 315 mila di agosto ma ben sopra i 250 mila attesi dal consensus. Anche il tasso di disoccupazione è migliorato, portandosi al 3,5%, mentre gli analisti si aspettavano la conferma del 3,7% del mese precedente. Questo è lo specchio di un’economia in salute, che poco si addice a un quadro recessivo presagito dalla maggioranza degli osservatori di mercato. In definitiva, con questo stato di cose bisogna scordarsi una Fed che torni colomba. “Ci sarà un atterraggio duro nell’economia”, avverte Bank of America.

L’opinione che i mercati azionari non abbiano ancora toccato il fondo è condivisa anche dagli strateghi di Credit Suisse, secondo cui gli utili affrontano un rischio estremo e i fondi azionari ancora non hanno visto deflussi significativi. Questo porterà a “ulteriori cali dell’indice S&P 500”, segnalano gli esperti. Dello stesso avviso risultano anche gli strategist di Citigroup, che hanno sottolineato come le azioni americane abbiano solamente iniziato a scontare quella che sarà una contrazione dell’economia.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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