Dazi Usa-Ue, ci risiamo: lo scontro per la Groenlandia manda ko le Borse

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Giornata negativa per le principali Borse europee, con gli investitori che riducono l’esposizione al rischio alla luce delle nuove tensioni commerciali e geopolitiche tra Stati Uniti e Unione Europea. Il ritorno improvviso del tema dazi, legato questa volta non a un contenzioso industriale ma a una questione di sovranità territoriale come la Groenlandia, ha riacceso un clima di cautela che si riflette chiaramente sull’andamento dei listini.

A Piazza Affari il Ftse Mib sta arretrando di oltre un punto percentuale, penalizzato in particolare dai titoli ciclici e dall’industria, così come il Dax di Francorte. Fanno ancora peggio il Cac 40 di Parigi e l’Eurostoxx che arretrano di oltre un punto e mezzo. Riducono invece le perdite il Ftse 100 di Londra e l’Ibex 35 di Madrid che cedono meno di mezzo punto. 

 

In questo articolo:

 

  • Groenlandia, il fattore Trump e la minaccia di nuovi dazi
  • Cosa dicono gli analisti
  • La risposta dell’Unione Europea e il “bazooka” da 93 miliardi

 

 

Groenlandia, il fattore Trump e la minaccia di nuovi dazi

A innescare il nervosismo sui mercati è stato l’annuncio dell’amministrazione statunitense di nuovi dazi sulle importazioni provenienti da diversi Paesi europei, con un primo scaglione previsto al 10% e la minaccia di un innalzamento fino al 25% nei mesi successivi. La particolarità di questa mossa, che ha sorpreso mercati e diplomazie, è il collegamento diretto tra le tariffe e la richiesta americana di avviare un negoziato sull’acquisizione della Groenlandia, territorio sotto sovranità danese ma strategico dal punto di vista geopolitico e delle risorse.

Non si tratta quindi di una disputa commerciale tradizionale, ma di un utilizzo esplicito dei dazi come leva di pressione politica, elemento che rende più complesso il quadro e più difficile per i mercati prezzarne le conseguenze. Le reazioni immediate si sono viste anche sul mercato valutario, con un indebolimento del dollaro e un rafforzamento delle valute rifugio.

 

Cosa dicono gli analisti

A interpretare la seduta è Filippo Diodovich, senior market strategist di IG Italia, che mette l’accento sul ritorno di una modalità difensiva: “La seduta odierna ha chiaramente un’impostazione risk-off: indici europei in calo, rotazione verso asset rifugio e maggiore cautela da parte degli investitori. Sul mercato valutario il dollaro è sotto pressione mentre il franco svizzero torna ad essere la valuta rifugio principale. Il driver dominante resta il ritorno del tema dazi Usa, aggravato dal fatto che le tariffe vengono collegate a un obiettivo geopolitico, aumentando l’incertezza e il premio per il rischio”. 

Una visione ancora più ampia arriva dall’analisi di eToro, che parla apertamente di cambio di regime: “I mercati stanno vivendo una fase apparentemente contraddittoria, in cui i titoli sui dazi convivono con una relativa tenuta dell’azionario. Il vero passaggio non è ciclico ma strutturale: si sta entrando in un’era di mercantilismo esplicito, dove i dazi diventano strumenti di politica estera e di pressione su territori strategici”. Secondo eToro, “il caso Groenlandia rappresenta un salto di qualità rispetto alle precedenti guerre commerciali, perché introduce il tema della sovranità nazionale come variabile diretta nei mercati finanziari, rendendo più complesso il processo di valutazione del rischio nel medio periodo”.

 

La risposta dell’Unione europea e il “bazooka” da 93 miliardi

Di fronte alla minaccia statunitense, Bruxelles ha ribadito che la priorità resta evitare l’entrata in vigore dei dazi, privilegiando il dialogo e la diplomazia. Tuttavia, dietro le quinte, l’Unione Europea sta preparando le contromisure. Al centro del dibattito c’è l’Anti-Coercion Instrument, lo strumento pensato per rispondere a pressioni economiche ritenute coercitive. Questo meccanismo consentirebbe all’Ue di attivare ritorsioni commerciali fino a circa 93 miliardi di euro di merci statunitensi per colpire settori sensibili per l’economia americana e limitare l’accesso al mercato europeo. Non è una scelta che Bruxelles intende usare con leggerezza, ma la sua sola esistenza rappresenta un messaggio politico chiaro: l’Europa non intende subire pressioni senza reagire.

L’eventuale introduzione dei dazi avrebbe un impatto significativo soprattutto sui settori più esposti all’export, come automotive, industria manifatturiera, beni di lusso e tecnologia. Anche un livello iniziale del 10% ridurrebbe i margini delle imprese europee, mentre un passaggio al 25% rischierebbe di avere effetti più ampi su investimenti, occupazione e fiducia. L’attivazione delle contromisure europee da 93 miliardi, se da un lato rafforzerebbe la posizione negoziale dell’Ue, dall’altro potrebbe innescare una spirale di ritorsioni con effetti negativi sulla crescita globale. È questo scenario che i mercati stanno cercando di valutare, aumentando le coperture e riducendo l’esposizione agli asset più sensibili al ciclo economico.

Un aspetto evidenziato anche in una dichiarazione congiunta dalla presidente della Commissione Ursula Von der Leyen e del presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.L’integrità territoriale e la sovranità sono principi fondamentali del diritto internazionale. Sono essenziali per l’Europa e per la comunità internazionale nel suo complesso”, si legge nel comunicato.Abbiamo costantemente sottolineato il nostro comune interesse transatlantico per la pace e la sicurezza nell’Artico, anche attraverso la Nato. L’esercitazione danese pre-coordinata, condotta con gli alleati, risponde all’esigenza di rafforzare la sicurezza dell’Artico e non rappresenta una minaccia per nessuno. L’Ue esprime piena solidarietà alla Danimarca e al popolo della Groenlandia. Il dialogo resta essenziale e ci impegniamo a proseguire il processo avviato già la scorsa settimana tra il Regno di Danimarca e gli Stati Uniti. I dazi minerebbero le relazioni transatlantiche e rischierebbero una pericolosa spirale discendente. L’Europa rimarrà unita, coordinata e impegnata a difendere la propria sovranità”, conclude la nota.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

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