HSBC: in Cina arriva il comitato del Partito Comunista, ecco cosa significa
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HSBC: in Cina arriva il comitato del Partito Comunista, ecco cosa significa

HSBC inserisce un comitato del Partito Comunista Cinese, ecco cosa significa

HSBC ha effettuato una mossa che fa discutere e che probabilmente avrà effetti sul sistema bancario cinese e non solo. Il conglomerato finanziario cinese con sede a Londra ha deciso di inserire un comitato del Partito Comunista Cinese (PCC) nella sua filiale di investment banking Qianhai Securities. Ciò è arrivato a seguito della partecipazione nella joint venture che HSBC ha portato dal 51% al 90%. HSBC Qianhai fornisce servizi come consulenza, gestione di IPO e negoziazione di titoli.

Un comitato del PCC è richiesto dalla legge cinese sulle società, ma tra i gruppi stranieri non è ancora applicato. Quindi HSBC è il primo prestatore straniero che segue questa linea. Il comitato è composto da tre o più soggetti che sono membri del PCC e ha lo scopo di funzionare come sindacato dei lavoratori e di svolgere funzioni di direzione dell’azienda. Persone vicine alla banca hanno riferito che la struttura non avrebbe però lo stesso ruolo di gestione di quello che ha in un’impresa statale cinese.

 

HSBC: quali conseguenze della mossa per il settore bancario  

HSBC ha sempre avuto un ruolo cruciale nell’ambito della rivalità tra Cina e Occidente a livello geopolitico e ora questa decisione potrebbe metterla ancora di più al centro della questione. Infatti, anche se la banca ha sede a Londra, la stragrande maggioranza dei profitti è realizzata a Hong Kong, oltre al fatto che sono in crescita le mire espansionistiche dell’azienda in tutta la Cina continentale. Il punto adesso è capire quali effetti la scelta di far insediare membri del PCC all’interno della banca possa avere negli altri istituti finanziari stranieri che operano in Cina.

Attualmente vi sono sette grandi banche internazionali che controllano operazioni di investment banking nella Cina continentale. Oltre a HSBC, vi sono da segnalare Goldman Sachs, JP Morgan, Credit Suisse, Morgan Stanley, UBS e Deutsche Bank. In particolare le banche americane sono preoccupate all’idea di dover condividere le decisioni strategiche e i dati sensibili dei clienti con esponenti del Partito Comunista Cinese. La situazione rischia di diventare un bubbone pronto a esplodere, sebbene al momento non vi siano state pressioni dietro le quinte. Tuttavia, la legge cinese parla chiaro: “Le organizzazioni del Partito Comunista devono essere istituite all’interno delle imprese e devono fornire le condizioni necessarie affinché possano svolgere le loro attività”.

Occorre dire per la precisione che alcune delle banche citate hanno una qualche forma di rappresentanza del PCC, sebbene non sia stato insediato alcun comitato. Goldman Sachs, ad esempio, che gestisce una delle più antiche investment banking di Wall Street in Cina dopo la joint venture stabilita con Beijing Gao Hua Securities nel 2004, ha impiegato nelle funzioni di alta dirigenza membri del partito tra cui Fred Hu. Mentre UBS ha assunto Fan Yang, figlia di Liu Yandong, ex Vicepremier della Cina, come Presidente del settore bancario globale per l’Asia nel 2020.

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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