Il dollaro Usa si appresta a concludere la prima metà del 2026 in forma smagliante. Ad oggi è la valuta con la migliore performance, forte di un rialzo del 3% rispetto a un paniere delle principali divise mondiali. Si tratta di un’inversione di rotta notevole in confronto al calo del 10% registrato durante i primi sei mesi dello scorso anno, quando il biglietto verde ha segnato il ribasso più marcato in oltre 50 anni. Nel 2025 è stata la politica tariffaria del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, a giocare contro il dollaro; oggi, invece, le tensioni geopolitiche legate alla guerra in Medio Oriente hanno dato nuova linfa alla valuta americana, che ha ripreso il suo tradizionale ruolo di bene rifugio.
In questo articolo:
- Gli investitori scommettono sul rialzo dei tassi
- Dollaro Usa: dove potrà arrivare?
Gli investitori scommettono sul rialzo dei tassi
La tregua di 60 giorni concordata tra Stati Uniti e Iran sta contribuendo a ridurre i prezzi dell’energia, attenuando i rischi inflazionistici. Tuttavia, un’economia americana solida, alimentata dal boom dell’intelligenza artificiale, sta inducendo gli investitori a ritenere che la Federal Reserve aumenterà i tassi di interesse nel corso dell’anno. I trader prevedono almeno un rialzo del costo del denaro entro la fine del 2026 e attribuiscono una probabilità del 50% a un secondo aumento. Si tratta di un cambiamento significativo, considerando che fino a poche settimane fa non si attendevano variazioni.
Nella sua prima apparizione da presidente in una riunione ufficiale della Fed, Kevin Warsh ha adottato un tono da falco, lasciando intendere che la Banca centrale americana non sarà particolarmente accomodante di fronte alle prospettive macroeconomiche del Paese. In particolare, il governatore ha posto l’accento sull’obiettivo di inflazione del 2%, ancora distante, considerando che attualmente l’indice dei prezzi al consumo negli Stati Uniti cresce del 4,2% su base annua. Tutto ciò crea le condizioni per un ulteriore rafforzamento del dollaro, poiché gli investitori tendono a essere maggiormente attratti da una valuta che offre rendimenti più elevati.
Dollaro Usa: dove potrà arrivare?
Le posizioni lunghe sul dollaro Usa si stanno accumulando a ritmo serrato. Secondo i dati forniti dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTC), gli speculatori detengono posizioni nette a favore del biglietto verde per circa 30 miliardi di dollari, il livello più elevato da quando Donald Trump è tornato alla presidenza degli Stati Uniti. Inoltre, la velocità con cui tali posizioni si sono concentrate rappresenta il ritmo più elevato registrato in un semestre dal 2012.
“Nel breve termine credo certamente che il rischio sia quello di un ulteriore rafforzamento del dollaro, a causa dell’aumento dei tassi reali negli Stati Uniti”, ha affermato Joseph Purtell, gestore di portafoglio di Neuberger. “Possiamo uscire dalla fascia di oscillazione in cui siamo rimasti negli ultimi sei-nove mesi? Penso che sia probabile”. Nel lungo periodo, però, a suo avviso il dollaro potrebbe indebolirsi a causa di “preoccupazioni strutturali”, come la sostenibilità delle finanze pubbliche statunitensi.
Morgan Stanley ha affermato in una nota che “non si può escludere il rischio di un calo dell’euro fino a 1,10 dollari nel breve termine”, rispetto agli attuali 1,138 dollari, qualora i mercati continuassero a scontare una Federal Reserve aggressiva.
Stephen Jen, amministratore delegato e responsabile degli investimenti di Eurizon SLJ Asset Management, sostiene che “il dollaro forte non è gradito a nessuno nel mondo, compresi gli Stati Uniti”. Tuttavia, aggiunge che “le società straniere stanno investendo massicciamente negli Stati Uniti per assicurarsi una presenza sul mercato, e questo sostiene ulteriormente il dollaro”.









