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Il dollaro USA mostra di nuovo i muscoli, cosa significa per i mercati?

Il dollaro USA mostra di nuovo i muscoli, cosa significa per i mercati?

Dal mese di luglio il dollaro USA è tornato a ruggire dopo una fase di debolezza. Il Dollar Index – che esprime l’andamento della moneta americana rispetto a un paniere delle più importanti valute – è passato da un minimo di 99,22 a un massimo di 105,12 negli ultimi due mesi. La parabola del biglietto verde è di quelle che disorientano i mercati. Quando la Federal Reserve ha iniziato a alzare i tassi d’interesse a marzo del 2022 il dollaro USA ha intrapreso un rally macinando guadagni nei confronti di tutte le altre divise. Nell’ultimo trimestre dello scorso anno però è arrivata l’inversione, grazie al raffreddamento dell’inflazione e alle aspettative che la Banca centrale svoltasse in senso più accomodante nella conduzione della sua politica monetaria.

Negli ultimi mesi un nuovo cambiamento di rotta: la valuta a stelle e strisce ha ripreso a correre, forte dell’attesa che i tassi d’interesse negli Stati Uniti rimangano alti più a lungo di quanto si aspetti il mercato. Non è solo questo però a favorire il dollaro. Il rallentamento economico della Cina, le previsioni pessimistiche sull’economia europea e le tensioni geopolitiche sono tutti ingredienti che attirano gli investitori verso un asset che è da sempre considerato un rifugio.

 

Dollaro USA: cosa significa la sua forza

La forza del dollaro USA ha delle conseguenze di ampia portata. A tremare ad esempio sono le società statunitensi che producono ricavi all’estero, in quanto il cambio monetario diventa sfavorevole. Apple ha affermato che il dollaro forte ha pesato sulle vendite in Europa e in Asia mentre Walt Disney si aspetta che freni il numero di visitatori dei parchi a tema negli USA provenienti dall’estero. Secondo una stima degli analisti di Credit Suisse effettuata lo scorso anno, gli utili delle società americane subiscono una contrazione dell’1% per ogni aumento dell’8%-10% del dollaro.

Ci sono poi ripercussioni importanti sui mercati emergenti. La debolezza relativa delle valute di questi paesi rende più costose le importazioni innescando pressioni inflazionistiche. Di conseguenza, le Banche centrali potrebbero intervenire alzando i tassi di interesse per evitare ulteriori svalutazioni e la fuga di capitali.

 

Le previsioni degli analisti

L’inaspettata rinascita del biglietto verde non ha lasciato indifferenti le società d’investimento e i gestori patrimoniali che stanno liquidando molte posizioni ribassiste sul dollaro USA. Mark Nash, gestore presso Jupiter Asset Management era convinto che il rally della valuta a stelle e strisce fosse finito, ma si è dovuto ricredere e a metà 2023 ha abbandonato la sua linea ribassista: “Il dollaro è di nuovo una bestia” ha dichiarato.

Della forza del dollaro nei prossimi mesi è convinto anche Charles Diebel, responsabile del reddito fisso di Mediolanum International Funds. L’esperto è passato da una posizione ribassista a neutrale quest’anno, in quanto l’economia statunitense ha mostrato una forza straordinaria. “Probabilmente ci sarà un dollaro più debole nei prossimi 6 o 12 mesi, ma per i prossimi tre non sono così convinto. La valuta potrebbe rafforzarsi” ha detto.

A giudizio di Audrey Childe-Freeman, capo stratega FX G-10 presso Bloomberg Intelligence “i driver ciclicamente rialzisti del dollaro che hanno dominato nel 2022 sono tornati quest’estate, con la relativa resilienza economica degli Stati Uniti in contrasto con la sottoperformance dell’euro e le preoccupazioni economiche della Cina”, ha affermato.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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