Il migliore dei tempi: la strategia per sfruttare la volatilità negli investimenti

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“Era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi, era l’età della saggezza, era l’età della follia”, scriveva nel 1859 Charles Dickens in incipit al Racconto delle due città. Un avvio spiazzante, costruito per antitesi, che descrive con straordinaria chiarezza le fratture e le contraddizioni dell’età della Rivoluzione francese, e che oggi appare sorprendentemente attuale nel descrivere il presente momento storico e di mercato. Viviamo in un tempo segnato dall’entusiasmo per l’innovazione tecnologica ma anche dalla paura per l’escalation militare e il ritorno dei nazionalismi, in cui la crescita economica si accompagna ai timori di un improvviso rallentamento. Ciò vale anche per gli investimenti. 

Se guardiamo all’indice anticipatore del ciclo economico elaborato dal Conference board – una sintesi di circa 10 dei principali indicatori macroeconomici – notiamo infatti una divergenza: da oltre tre anni l’indice segnala un marcato indebolimento dell’attività economica – linea blu del grafico – che, nei fatti, non si concretizza. L’economia globale, e quella statunitense in particolare – linea nera -, prosegue il suo percorso di crescita, mostrando una sorprendente capacità di resistenza alle tensioni geopolitiche, ai dazi commerciali, alla sfida della sostenibilità dei deficit pubblici.

 

 

A rafforzare questa tendenza contribuisce anche il GdpNow della Federal Reserve di Atlanta, che stima una crescita in tempo reale dell’economia statunitense superiore al 4%. Un disallineamento senza precedenti tra le aspettative e la forza dell’evidenza dei dati reali.

Altra divergenza storicamente inedita: a fronte di nuovi massimi segnati dal mercato azionario, la fiducia dei consumatori resta compressa e costantemente proiettata verso il basso, prossima ormai ai livelli osservati durante il periodo pandemico.

Il mercato sembra al momento concentrato soltanto sugli aspetti positivi – l’aumento della produttività aziendale legata alla diffusione dell’AI, il sostegno fiscale, il controllo dell’inflazione e un possibile prossimo allentamento monetario – piuttosto che recepire il deterioramente fiducia delle famiglie, minata dal crescente costo della vita, che induce a rimandare, se non a ridurre, le decisioni di consumo.

 

 

Infine, altro dato sorprendente riguarda la dinamica della liquidità. Mentre le principali Banche centrali – Stati Uniti, Europa e Giappone – riducono le dimensioni dei loro bilanci attraverso programmi di vendita diretta di parte del proprio attivo oppure di mancato reinvestimento dei titoli in scadenza, l’aggregato monetario globale continua a crescere costantemente. Una contraddizione difficile da interpretare.

Nonostante la fluttuazione relativa ai tassi di cambio, L’M2 globale – ossia l’insieme aggregato di banconote in circolazione, depositi a vista e fondi monetari non istituzionali – appare in progressiva espansione. Ed è proprio tutta questa liquidità in circolazione che rappresenta il vero carburante che alimenta il motore del mercato azionario e, più in generale, la crescita dei prezzi di tutti gli asset finanziari e reali.

 

 

Che fare dunque per navigare nel mare incerto del tempo presente degli investimenti? Quali accorgimenti apportare al proprio portafoglio investimenti?

In primis, una quota significativa di investimenti – almeno il 50-60% delle proprie risorse complessive – deve continuare ad essere allocata sul mercato azionario globale. Una scelta necessaria al fine di catturare il momentum positivo, evitando di perdere l’attuale corsa al rialzo e rimanere vittime della fear of missing out (FOMO).

C’è anche una questione statistica da considerare: ogni volta che in passato il mercato azionario ha registrato un rendimento superiore al 5% nel primo trimestre ha sempre chiuso l’anno in territorio positivo. L’indice globale, espresso in dollari, si trova oggi approssimativamente a metà di questo percorso, con l’intero mese di marzo ancora davanti , con la cautela del caso, nelle fasi rialziste il mese di marzo tende a confermare e ad aggiungere valore al trend in corso.

La restante parte del portafoglio può essere invece investita in strumenti finanziari a breve scadenza, per lo più titoli di stato dell’area euro, facilmente liquidabili e al riparo da ogni rischio, comprese le oscillazioni valutarie. Oltre a questo si può aggiungere anche una quota – circa un 10% – di credito societario.

È vero: gli spread sono oggi stretti, anzi strettissimi, ma i default aziendali rimangono prossimi ai minimi storici, e il ciclo economico mostra segnali di rallentamento più che di inversione, e questo rappresenta un punto a favore per le obbligazioni corporate: in questo contesto le aziende tendono a ridurre le spese per investimenti mentre i ricavi rimangono sostanzialmente stabili, con effetti positivi sugli indici di bilancio e sulla capacità di servizio del debito.

Infine, la parte a breve della curva dei tassi offre ancora un rendimento reale positivo, superiore all’inflazione: un aspetto tutt’altro che trascurabile, soprattutto se questa parte di portafoglio viene considerata come riserva da utilizzare in chiave tattica appena se ne presenterà l’occasione.

E qui entra in campo la strategia, che ogni investitore deve sempre tenere a mente e saper applicare al momento più opportuno: ogni fase di correzione pari almeno al 10% rappresenta una finestra di ingresso sul mercato azionario. In tali circostanze, la componente obbligazionaria va gradualmente ridotta per incrementare, in ottica contrarian, l’esposizione alle attività più rischiose. Non solo: per chi non fosse riuscito a cogliere fin da subito tale momento di entrata, anche il successivo recupero dai minimi di mercato fino a un drawdown residuo del -10% rappresenta comunque un segnale operativo ugualmente rilevante. 

Solo per fare un esempio, da fine 2007 ad oggi si sono verificati sull’Msci World ben 58 episodi tra correzione di tale entità e successivi recuperi fino alla soglia descritta del -10%. Se in ciascuna di tali occasioni la componente azionaria fosse stata aumentata di almeno il 10% il contributo di questa gestione attiva avrebbe comportato un alpha complessiva pari a circa ad un 40% di rendimento aggiuntivo alla performance finale dell’intero indice. Decisamente non male, vista la semplicità operativa e la replicabilità del metodo (il risultato è stato ottenuto confrontando il rendimento cumulato con quello Money Weighted Rate of Return).

Vista l’incertezza del tempo presente e la fragilità degli equilibri di mercato, l’anno in corso potrebbe riservare nuove fasi di improvvisa volatilità: un’occasione per mettere in pratica e iniziare a testare la strategia descritta, trasformando un’eventuale correzione in un’opportunità da cogliere. 

Immagine di Lorenzo Tacconi

Lorenzo Tacconi

Laureato in Storia Contemporanea presso l'Università degli Studi di Firenze, ha successivamente conseguito un Master in Risorse Umane presso l’ateneo di Padova. Dal 2016 lavora in Banca Popolare Etica presso l’ufficio Patrimoni Responsabili dove si occupa di accompagnare clienti privati e istituzionali nella gestione della liquidità e nell'individuazione di soluzioni di investimento.

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