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Imposta di successione sulle attività finanziarie: tutto quello che c’è da sapere

Imposta di successione sulle attività finanziarie: tutto quello che c'è da sapere

L’imposta di successione sulle attività finanziarie è un’imposta indiretta dovuta nei confronti dello Stato da parte degli eredi e dei legatari del de cuius. La successione si verifica quando un soggetto subentra nelle posizioni giuridiche di un altro soggetto. Vediamo nei dettagli come avviene tutto il processo che riguarda la tassazione del patrimonio ereditato e le modalità attraverso cui l’imposta viene versata allo Stato.

 

Imposta di successione: ecco come avviene

L’imposta sulle successioni è calcolata sul valore delle attività finanziarie trasferite dal de cuius all’erede. L’entità dell’asse ereditario su cui si applica l’imposta è determinata dal valore delle attività ereditate al netto delle passività e degli oneri, ad eccezione di quelli aventi ad oggetto prestazioni a terzi determinate individualmente come previsto dal comma 3 dell’art.46 del Testo Unico delle Successioni (TUS). L’imposta varia a seconda del soggetto beneficiario e si calcola tenuto conto di una franchigia. Entrando nello specifico si ha quanto segue:

 

  • se il beneficiario è il coniuge o un parente in linea retta (genitore, figlio, nonno, bisnonno, nipote, ecc. fino al 6° grado di parentela), l’imposta risulta essere del 4% sul valore complessivo netto dell’attivo ereditario, con una franchigia di 1.000.000 di euro;
  • se il beneficiario è fratello o sorella, l’imposta è del 6% con una franchigia di 100.000 euro;
  • se il beneficiario riguarda parenti fino al 4° grado (zio, cugino, ecc.), affini in linea retta (genitore, nonno, figlio del coniuge che non sia del de cuius, ecc.), affini collaterali fino al 3°grado (fratello o sorella del coniuge, zio del coniuge) l’imposta è del 6% senza alcuna applicazione di franchigia;
  • se il beneficiario si riferisce ad altri soggetti non compresi nelle fattispecie di cui sopra, l’imposta è dell’8% senza franchigia.

 

In merito alla franchigia, c’è da precisare che essa non è cumulabile con altre franchigie e si applica sempre quella più favorevole per il contribuente. Inoltre, nell’applicazione della stessa, bisogna tenere conto se il beneficiario abbia ricevuto altre donazioni fatte dal de cuius durante la vita. Quindi, il valore dell’attivo netto ereditato deve essere aumentato del valore attualizzato delle donazioni effettuate su cui non è stata applicata la tassazione per effetto della franchigia.

Ad esempio, nel caso in cui il valore dell’attivo ereditario da parte del coniuge beneficiario sia di 800.000 euro e il valore attualizzato di una pregressa donazione su cui non è stata applicata la franchigia sia di 500.000 euro, l’imposta di successione sarà così determinata:

Imponibile 800.000 + 500.000 – 1.000.000 = 300.000 euro

Imposta 4% = 300.000 x 0,04 = 12.000 euro

Alcune attività finanziarie sono esenti e quindi non fanno parte dell’attivo ereditario come i titoli di Stato italiani e quelli emessi dagli Stati appartenenti all’UE, altri titoli emessi da organismi sovranazionali come la Banca Mondiale, la BEI, la BIRS, ecc., garantiti dallo Stato, i buoni fruttiferi postali e i titoli di solidarietà degli enti del Terzo Settore. Queste attività finanziarie non devono essere nemmeno riportate nella dichiarazione di successione. Anche nel caso in cui si ereditano quote di OICR che comprendono i titoli suddetti, questi devono essere scomputati dalla base imponibile per l’applicazione dell’imposta di successione. Lo stesso discorso vale nel caso si ereditano pronti contro termine che hanno ad oggetto tali titoli.

Le obbligazioni regionali non vengono considerate esenti, secondo quanto stabilito dalla risoluzione del Ministero delle Finanze n.9-012 del 2 agosto 1994 riferita alle obbligazioni della Regione Liguria. Quindi, si ritiene che anche i titoli emessi dai Comuni e dalle Province seguano la stessa sorte. Relativamente ai titoli che invece fanno parte della base imponibile su cui verrà determinata l’imposta di successione, bisogna fare delle considerazioni in merito alla valorizzazione dell’attività finanziaria. Il valore delle azioni, delle obbligazioni e di altri titoli quotati va desunto da quello di mercato alla data di decesso del de cuius e determinato dalla media dei prezzi di mercato degli ultimi 3 mesi anteriori alla data di successione oppure dalla media dei prezzi di fine mese degli ultimi 3 mesi antecedenti il decesso.

Se le azioni non sono quotate, bisogna far riferimento al valore del patrimonio netto della società risultante dall’ultimo bilancio pubblicato. Mentre se non sono quotate le obbligazioni, bisogna valutare le stesse in base ad analoghi titoli quotati presenti sul mercato o, in assenza, in base ad altri elementi certi. Le quote di OICR vanno valutate al netto di eventuali titoli esenti come suddetto e al NAV risultante alla data di apertura della successione. Riguardo la presenza di denaro contante, gioielli e mobili, essi si considerano nella misura del 10% del valore imponibile, a meno che non ci sia un inventario analitico che attesti una quota minore.

 

Modalità di versamento

A meno che la successione non sia devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, oppure non abbia un valore superiore ai 100.000 euro, gli eredi devono presentare una dichiarazione di successione su Modello 4 entro 12 mesi dal giorno di apertura della successione presso l’Agenzia delle Entrate di competenza, che fa parte della circoscrizione in cui risiedeva il defunto. La banca intermediaria deve fornire agli eredi, su richiesta, entro 30 giorni la dichiarazione di sussistenza dell’attivo e del passivo del de cuius.

L’imposta di successione deve essere versata entro 60 giorni dalla notifica dell’atto di successione e viene liquidata d’ufficio, quindi il contribuente deve attendere eventuali comunicazioni da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’importo può anche essere dilazionato, ma in tal caso il contribuente deve richiedere la dilazione contestualmente al versamento della prima rata. In questa circostanza può effettuare il 20% della somma dovuta nella prima rata e corrispondere 8 rate trimestrali per il restante importo, oppure 12 rate trimestrali se il valore dell’imposta supera 20.000 euro. Nel caso l’importo sia inferiore di 1.000 euro, non è consentito effettuare alcuna dilazione.

Qualora non si effettui il pagamento di ogni rata entro la scadenza di quella successiva, vi è la decadenza della rateizzazione e l’iscrizione a ruolo dell’importo residuo che comporta sanzioni e interessi. Nel caso di lieve inadempimento, ossia con pagamento effettuato con un ritardo inferiore a 7 giorni o per un importo minore del 3% della rata, la dilazione non verrà invalidata.

Se nell’attivo ereditario sono presenti beni immobili, vanno anche pagate le imposte di trascrizione e catastali nella misura rispettivamente del 2% e dell’1% del valore catastale del bene, oppure nella misura fissa di 200 euro se il bene immobile rappresenta la prima casa di abitazione. Inoltre, vanno pagate anche una tassa ipotecaria fissa di 35 euro per ogni Ufficio provinciale territorialmente competente e un’imposta di bollo nella misura di 64 euro per ogni trascrizione. Le imposte vanno pagate con modello F24 utilizzando i seguenti codici:

 

  • 1530 imposta ipotecaria;
  • 1531 imposta catastale;
  • 1532 tassa ipotecaria;
  • 1533 imposta di bollo;
  • 1535 sanzione da ravvedimento per imposte ipotecarie e catastali;
  • 1537 interessi da ravvedimento.

 

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