I mercati finanziari continuano a mostrare una sorprendente capacità di tenuta. La liquidità resta abbondante, gli utili delle società quotate statunitensi si mostrano solidi e il rischio geopolitico, almeno per ora, appare meno minaccioso di quanto si temesse. Tuttavia, sotto questa apparente solidità si stanno accumulando tensioni che riguardano direttamente le imprese, soprattutto quelle esposte ai mercati internazionali e quindi alla variabile cambio.
“Il mercato dei cambi emerge come il principale vettore di trasmissione delle tensioni macroeconomiche. In un contesto di volatilità elevata e interconnessioni crescenti, la gestione attiva del rischio valutario si configura sempre più come una leva strategica imprescindibile per le imprese internazionalizzate” commenta Michele Sansone, responsabile di iBanFirst in Italia. Secondo Sansone, il punto critico è il progressivo trasferimento delle fragilità macroeconomiche al mercato valutario. Energia, materie prime e valute emergenti rappresentano i tre canali attraverso cui la volatilità rischia di incidere sui bilanci aziendali nei prossimi mesi.
In questo articolo:
- Energia e materie prime, doppia pressione sui conti delle imprese
- Valute emergenti e volatilità: perché le imprese devono attrezzarsi
Energia e materie prime, doppia pressione sui conti delle imprese
L’aumento dei prezzi dpetrolio e carburanti sta riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e rallentando la crescita economica, ma soprattutto peggiora i termini di scambio dei paesi importatori netti di energia, accrescendo la domanda di dollari e indebolendo le valute locali. Per le imprese questo significa costi di approvvigionamento più elevati e una maggiore esposizione alle oscillazioni del cambio.
Particolarmente delicata è la situazione del carburante per l’aviazione, i cui prezzi hanno raggiunto livelli che non si vedevano da anni. Regno Unito, Germania, Francia e Italia risultano tra i paesi più esposti, anche per i limiti strutturali della raffinazione europea. “In assenza di un pieno trasferimento dei costi sui prezzi finali, le compagnie aeree potrebbero ridurre l’offerta, soprattutto sul corto raggio, con possibili ricadute sul turismo e sui flussi economici transfrontalieri” afferma Sansone.
Rimanendo nel tema materie prime, il responsabile Italia di iBanFirst sottolinea l’impatto del costo dei fertilizzanti sulle materie prime agricole, che “ha già sospinto i prezzi oltre i picchi del 2022 e del precedente superciclo”. L’attesa è che questo rialzo si rifletta sui prezzi al consumo tra il terzo e il quarto trimestre dell’anno, andando a comprimere ulteriormente il reddito reale e a deteriorare le bilance commerciali dei paesi importatori.
Valute emergenti e volatilità: perché le imprese devono attrezzarsi
Le economie emergenti sono sempre state tra le più esposte all’andamento dei mercati valutari, in particolare del dollaro Usa. In particolare, Turchia, India, Argentina, Nigeria e Filippine figurano tra i paesi più esposti secondo Sansone. In questi mercati “per le imprese, il rischio di cambio diventa così più frequente, rapido e complesso da gestire”.
Per le imprese il messaggio è chiaro: il mercato dei cambi è oggi il principale canale di trasmissione delle tensioni macroeconomiche globali. In un contesto di volatilità elevata e di forte interconnessione tra energia, materie prime e flussi di capitale, la copertura del rischio valutario non può più essere considerata un’attività accessoria.
Un rischio da tenere sotto controllo, anche se finora le conseguenze del conflitto in Iran “pur rilevanti non sembrano destinate a innescare un nuovo ciclo inflattivo globale né a imporre un significativo inasprimento monetario. Inoltre, la riconfigurazione delle rotte energetiche e l’aumento atteso dell’offerta potrebbero contribuire a stabilizzare i prezzi”.









