Cos’è il biodiesel B50 che l’Indonesia introduce contro il caro petrolio

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L’impennata dei prezzi del petrolio scatenata dall’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran e dalla chiusura selettiva dello Stretto di Hormuz, ha portato il governo dell’Indonesia ad una scelta cruciale per proteggere il proprio mercato interno. Il paese asiatico, fortemente dipendente dai combustibili fossili provenienti dal Golfo, ha deciso di anticipare l’introduzione del biodiesel B50, una nuova miscela che promette di limitare l’impatto della guerra sugli approvvigionamenti energetici.

Dopo sei mesi di test conclusi con successo, nell’ambito del suo piano per eliminare le importazioni di diesel dall’estero entro il 2026, Giacarta adotterà il carburante a partire dal 1° luglio in accordo con Pertamina, la principale azienda statale del settore petrolifero e del gas naturale. L’annuncio è stato fatto da Bahlil Lahadalia, il ministro indonesiano dell’Energia e delle risorse minerarie. “Senza diversificazione, la sicurezza energetica è vulnerabile: dobbiamo fare affidamento sulle nostre risorse”, ha dichiarato il ministro all’agenzia Antara.

 

In questo articolo:

 

  • Che cos’è il biodiesel B50 lanciato in Indonesia
  • Il governo si muove per frenare l’impennata dei prezzi
  • L’export di Cpo è ai massimi nel 2026
  • Come Giacarta cerca di limitare l’effetto boom del petrolio
  • Il risparmio previsto e la promessa della pongamia

 

Che cos’è il biodiesel B50 lanciato in Indonesia

Il biodiesel B50 è una miscela composta per il 50% da olio di palma grezzo (Cpo, acronimo di crude palm oil) e per il 50% da gasolio fossile. Attualmente l’Indonesia applica l’obbligo del B40, un carburante che miscela gasolio di origine petrolifera al 60% e olio di palma al 40%. Stando ai dati diffusi dal governo, il programma ha ridotto le importazioni di gasolio di 3,3 miliardi di litri e le emissioni di carbonio di 38,88 milioni di tonnellate di Co2 equivalente.

Gli analisti temono che la guerra dei prezzi del petrolio sarà ancora lunga, uno scenario che ha indotto il governo indonesiano ad accelerare sul passaggio al B50. La sperimentazione è avvenuta in diversi settori. Il carburante è stato testato nei macchinari pesanti, nel trasporto marittimo, nei sistemi ferroviari e nei veicoli per la logistica. Le autorità riferiscono che le prove hanno dimostrato prestazioni stabili, aprendo la strada all’implementazione a livello nazionale.

 

Il governo si muove per frenare l’impennata dei prezzi

I dati di Giacarta mostrano che l’utilizzo di biodiesel B40 ha raggiunto i 14,2 miliardi di litri nel 2025, superando del 5,2% l’obiettivo fissato di arrivare a 13,5 miliardi. La transizione prevista al B50 fa parte della strategia del presidente Prabowo Subianto per alleviare la pressione sull’approvvigionamento energetico del paese. Il governo stima che il nuovo programma potrebbe ridurre il consumo di combustibili fossili di 4 miliardi di litri all’anno.

Insieme alla Malesia, l’Indonesia è il più grande produttore al mondo di Cpo. Il paese asiatico genera oltre 50-55 milioni di tonnellate di olio di palma annui, pari al 50% della produzione globale. L’export rappresenta un valore di circa 17,8 miliardi di dollari. Nell’ultimo decennio è stato ampliato l’uso del biodiesel proprio per ridurre le importazioni di carburante e stabilizzare la domanda interna di Cpo.

 

L’export di Cpo è ai massimi nel 2026

Secondo l’agenzia Bps (Badan Pusat Statistik), le esportazioni indonesiane di olio di palma grezzo e dei suoi derivati ​​hanno raggiunto i 4,69 miliardi di dollari nei primi due mesi del 2026. L’export, in particolare verso Cina, India e Pakistan, ha registrato un aumento del 26,40% in termini di valore rispetto ai 3,71 miliardi di spedizioni fatti segnare nello stesso periodo dell’anno precedente. In volume le esportazioni dall’Indonesia sono aumentate del 36,26% per un totale di 4,54 milioni di tonnellate.

Nonostante Giacarta continui a rifornire il mondo di questa materia prima, le associazioni di categoria sono preoccupate per la stagnazione della produzione e per lo spostamento delle esportazioni verso il biodiesel senza aver prima potenziato la produzione di Cpo esistente. L’Indonesia ha interamente sovvenzionato il programma B50 attraverso i dazi al 12,5% sull’export di olio di palma e una riduzione delle esportazioni potrebbe indebolire la riscossione delle tariffe, alimentando le difficoltà di bilancio.

 

Come Giacarta cerca di limitare l’effetto boom del petrolio

A fronte dell’aumento dei prezzi e delle interruzioni nelle forniture di petrolio e gas, il governo indonesiano è intervenuto razionando i carburanti sovvenzionati tramite quote giornaliere e introducendo un giorno di lavoro da remoto a settimana per i dipendenti pubblici. Quest’ultima disposizione, parte della politica di “trasformazione della cultura del lavoro in otto punti”, è stata subito attuata da ministeri, agenzie statali e amministrazioni regionali.

Il lancio del nuovo biodiesel compie un ulteriore passo in avanti, puntando a ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e al tempo stesso ad alleviare le pressioni fiscali dovute ai rialzi dei prezzi globali del petrolio. Airlangga Hartarto, il ministro coordinatore dell’Economia, ha dichiarato che il B50 sarà introdotto gradualmente per garantire la stabilità dell’approvvigionamento e la prontezza tecnica in tutti i settori.

 

Il risparmio previsto e la promessa della pongamia

Il ministro Hartarto prevede che il biodiesel produrrà un risparmio fino a 48.000 miliardi di rupie (2,81 miliardi di dollari) grazie al taglio alla spesa per i sussidi energetici. Nei piani del governo, inoltre, ci sono l’intensificazione delle rese agricole per far fronte all’aumento della domanda di Cpo e la coltivazione su larga scala della pongamia pinnata, una specie di albero leguminoso conosciuto anche come faggio indiano che potrebbe sostituire la palma da olio.

L’olio che si ricava dai semi della pongamia è utilizzato principalmente per produrre cosmetici, ma l’alto contenuto di acido oleico lo rende ideale per i biocarburanti. Il Brin (Badan Riset dan Inovasi Nasional), l’agenzia nazionale indonesiana per la ricerca e l’innovazione, sta sviluppando un programma in collaborazione con aziende private per la coltivazione di questi alberi nel distretto di Lembata, isola nell’arcipelago di Solor.

Il malapari (così è chiamato in Indonesia e nell’Asia tropicale) ha bisogno di poca acqua, cresce anche su terreni poveri come quelli rocciosi e sabbiosi e contribuisce alla riforestazione grazie alle sue dimensioni contenute. “Naturalmente la resa dell’olio di malapari varia dal 20 al 28%; tuttavia, attraverso la selezione genetica e l’estrazione ottimizzata, può essere aumentata fino a circa il 44%”, ha affermato il ricercatore del Brin Budi Leksono.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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