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Inflazione europea in forte calo, la BCE ridurrà l’aumento dei tassi?

L'inflazione europea crolla, ma la BCE ridurrà l'aumento dei tassi?

L’inflazione europea ha registrato un rallentamento significativo a dicembre 2022, dando seguito ai dati positivi arrivati su questo versante nei giorni scorsi da Germania, Francia, Italia e Spagna. L’indice dei prezzi al consumo è sceso nell’ultimo mese al 9,2% annuo, superando le attese che lo davano al 9,7%, e in netta diminuzione rispetto al 10,1% del mese scorso. Questo potrebbe significare che il costo della vita in Europa abbia raggiunto il picco e ora si prepari alla discesa. Forse, è ancora troppo presto per dire con quale velocità l’inflazione scenderà, ma bisogna tener conto che si è ancora lontani dall’obiettivo del 2% prefissato dalla Banca Centrale Europea.

Gli analisti si attendono nei prossimi mesi un calo sostenuto grazie al crollo dei prezzi dell’energia, che hanno un impatto molto forte sul paniere dei beni su cui viene calcolato l’aumento dei prezzi. Sulla base del fatto che le quotazioni del gas naturale alla Borsa di Amsterdam raggiungeranno una media per tutto l’anno di 124 euro a megawattora, la BCE ha recentemente affermato che nel corso del 2023 i prezzi aumenteranno del 6,3%. Tuttavia, in questo periodo il combustibile è in caduta libera al TTF, arrivando sotto i 70 euro. Di conseguenza, se continua questo andazzo, è probabile che l’istituto monetario debba rivedere le sue proiezioni sull’inflazione.

 

 

Inflazione europea: ecco perché la discesa non convincerà la BCE ad allentare sui tassi

Il punto però è se la caduta dei prezzi sia sufficiente per convincere l’Eurotower a cambiare rotta sulla sua strategia di aumento dei tassi d’interesse. Al riguardo esistono molti dubbi. Sebbene l’inflazione complessiva sia scesa, le pressioni sui prezzi di fondo rimangono ancora molto forti. In Germania, le bollette energetiche della maggior parte delle famiglie a dicembre sono state pagate dal Governo e questo, secondo gli economisti di Commerzbank, ha contribuito ad abbattere di 1,2 punti percentuali il tasso armonizzato di inflazione complessiva. Tra l’altro, un importante indicatore della pressione sui prezzi, ossia la crescita del costo dei servizi, ha accelerato nel mese di dicembre.

In Spagna, l’inflazione nel complesso è scesa oltre le previsioni, ma l’IPC core, che esclude alimentari ed energia, è aumentato a dicembre. Tutto questo significa che la BCE difficilmente modificherà la sua politica restrittiva se prima non registrerà un calo sostanziale delle componenti “core” del costo della vita e di altre misure che mettono pressione ai prezzi come ad esempio i salari. Lo ha affermato anche Christine Lagarde recentemente. “Dobbiamo stare attenti che le cause interne dell’inflazione che stiamo monitorando, principalmente legate alle misure fiscali e alle dinamiche salariali, non portino al radicamento dell’inflazione”, ha detto la Governatrice della Banca Centrale.

 

 

BCE: di quanto aumenteranno i tassi?

In definitiva, cosa dobbiamo aspettarci nelle prossime riunioni della BCE? Lagarde ha precisato a dicembre che i mercati stavano sottovalutando quanto i tassi sarebbero aumentati, aggiungendo che le aspettative dovrebbero essere di strette a un ritmo di 50 punti base per un certo periodo di tempo. Da quel momento, gli investitori hanno cominciato a scontare tre aumenti di 0,5% ciascuno nei primi tre trimestri del 2023. Questo sarebbe in linea con un nuovo equilibrio all’interno del Board dell’istituto centrale di Francoforte, con la schiera dei falchi guidati dal Governatore della Bundesbank Joachim Nagel che ha preso sempre più il sopravvento e sembra in questo momento dettare la linea della politica monetaria della Banca Centrale.

 

 

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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