Inflazione permanente? Fondo sovrano norvegese vende azioni e obbligazioni
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Inflazione permanente? Fondo sovrano norvegese vende azioni e obbligazioni

Inflazione permanente? Fondo sovrano norvegese vende azioni e obbligazioni

L’inflazione non si fermerà e sarà destinata e essere permanente negli anni a venire. Questa è la sentenza lanciata da Nicolai Tangen, Amministratore Delegato del fondo sovrano norvegese da 1.300 miliardi di dollari, a oggi il più grande al mondo. Considerando gli ultimi 20 anni, la crescita dei prezzi che sta avvenendo in questo periodo non si è mai vista, soprattutto negli Stati Uniti dove addirittura il carovita ha raggiunto con il 7% il più alto livello dal 1982.

La ragione per cui l’inflazione viene considerata duratura è dettata dal fatto che il mondo sta sperimentando una domanda che si mantiene alta e le catene di approvvigionamento sono soggette a continue interruzioni. A questo si aggiunge che vi sono più persone che vanno in pensione o lasciano il lavoro, con conseguente crescita dei salari che alimenta il carovita. Tutto ciò lo si vede in ogni settore dell’economia: dai generi alimentari alle tariffe di trasporto, ai metalli, alle materie prime e così via.

Quindi il fondo smentisce una buona parte degli economisti che continuano a sostenere una crescita dei prezzi condizionata dallo shock pandemico che ha causato il supply shortage in concomitanza con il boom della domanda determinato dalla ripresa, ma che tutto ciò sarà destinato a esaurirsi non appena le condizioni torneranno alla normalità.

 

Inflazione: il fondo norvegese prevede un calo di azioni e obbligazioni

Quindi cosa succederà nei mercati finanziari? Tangen ritiene che questo stato di cose andrà a colpire i rendimenti delle azioni e delle obbligazioni. L’ex-gestore di hedge fund infatti ha affermato che le Borse in particolare siano state mantenute a livelli eccezionali grazie a un ambiente di tassi molto favorevole.

Adesso, con un’inflazione che si terrà alta a lungo, i tassi aumenteranno in maniera considerevole e quindi il rally delle azioni è arrivato al capolinea. Allo stesso tempo i rendimenti reali delle obbligazioni scenderanno e le quotazioni sul mercato anche, per effetto dell’aumento dei rendimenti per i titoli di nuova emissione. Le prospettive dunque si preannunciano cupe, come del resto si è visto con un assaggio di questo inizio 2022, dove i mercati azionari e obbligazionari sono stati colpiti dalle vendite.

Il fondo norvegese investe essenzialmente in azioni, obbligazioni e immobili e ha avuto nel 2021 il suo quarto anno più forte di sempre, con una performance del 14,5%. Nella sua storia il fondo petrolifero ha fatto meglio del mercato in un contesto rialzista, mentre ha sottoperformato nelle fasi di ribasso. Ora però sono previsti alcuni aggiustamenti in funzione delle previsioni, ad esempio cercando di individuare società sottovalutate per inserirle in portafoglio.

 

Investimenti alternativi: una strada per gli hedge fund

Finora comunque gli investitori non hanno mostrato eccessive preoccupazioni per l’inflazione, dal momento che in base ad alcuni parametri le aspettative nel breve termine sono di un livello appena sopra il 3%. Tuttavia, negli ultimi tempi le cose sono cambiate, da quando cioè è apparso chiaro che la Federal Reserve non avrebbe permesso ai prezzi di correre oltre, annunciando una serie di strette sui tassi che potrebbero essere anche più di 4.

A quel punto, secondo AQR Capital Management il portafoglio classico 60% azioni 40% obbligazioni non restituisce più il 5% in media al netto dell’inflazione come lo scorso anno, ma nei prossimi 5-10 anni il rendimento atteso si assesta intorno al 2%, meno della metà.

Gli investitori istituzionali stanno correndo ai ripari cercando strategie alternative come gli immobili. Uno studio molto significativo è quello rilasciato dal fornitore di dati Preqin, che ha rilevato come gli assets dei fondi in gestione sono cresciuti fino a 13.300 miliardi di dollari nel 2021 ed entro il 2026 il settore degli investimenti alternativi vedrà un aumento fino a 23.200 miliardi di dollari.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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