Infrastrutture: i motivi della sovraperformance in Borsa - Borsa e Finanza

Infrastrutture: i motivi della sovraperformance in Borsa

Le opportunità dell'investimento in società di infrastrutture

Visibilità dei ricavi, sostenibilità degli utili, bassa ciclicità. Queste tre caratteristiche sono possedute dai titoli di società che operano nel settore delle infrastrutture e gli hanno permesso di sovraperformare il mercato azionario nel suo complesso nell’ultimo anno. Il confronto tra l’indice Msci Infrastructure e l’indice Msci World lo certifica con una differenza di quasi il 15%. Borsa&Finanza ne ha parlato con Giuseppe Corona, responsabile Listed infrastructure equity di Hsbc:

 

“Esistono due grandi famiglie di società infrastrutturali. Quelle che posseggono e gestiscono un asset per tutta la durata della sua vita economica utile e quelle che non posseggono l’asset ma operano in regime di concessione”.

 

In entrambi i casi si tratta di un rapporto di lungo periodo, che può durare anche più di 50 anni, fino a quando è possibile estendere la vita utile dell’infrastruttura, come per esempio può essere una torre di telecomunicazione o una rete di trasmissione dell’energia elettrica. L’universo di investimento a cui attingono i fondi infrastrutturali di Hsbc rappresenta bene il mondo delle asset class con i suoi quattro sotto-settori principali: transportation, telecomunicazioni, energia e utility.

 

“Nelle infrastrutture dei trasporti – riprende Corona – sono inclusi porti, aeroporti, autostrade, nelle telecomunicazioni ci sono torri di trasmissione ma anche data center, fibra. Le infrastrutture energetiche si compongono fondamentalmente di pipelines, quindi società che gestiscono gasdotti o oleodotti a lunga distanza. Infine le utility operano in tutto ciò che riguarda la distribuzione di energia elettrica, gas, acqua, trattamento dei rifiuti”.

 

Rendimenti regolamentati

Uno dei punti forti dell’investimento in società infrastrutturali è la visibilità degli utili nonché la loro resilienza a fattori come l’inflazione. Come ha spiegato Corona a B&F, il rendimento annuale di queste società è scomponibile in crescita dei profitti, distribuzione dei dividendi e multipli di mercato ma l’ultima componente tende ad annullarsi nel corso nel tempo.

 

“Nel lungo termine questa asset class ha generato un ritorno complessivo del 9-10%, una parte significativa del quale, dal 3,5% al 4%, è legata alla distribuzione di dividendi, il resto alla crescita dei profitti. Tende a svanire invece la componente legata ai multipli di mercato”.

 

È proprio l’assenza nel lungo periodo dell’oscillazione legata ai multipli di mercato a rendere più stabile e prevedibile il flusso di rendimento di questa asset class che è stata capace di registrare un andamento positivo degli utili e dei dividendi anche durante le crisi del 2009 e del 2020. Nonché il fatto che la gestione dell’infrastruttura e i ricavi che se ne ottengono sono sottoposti a regolamentazione. Questo fattore permette anche di rimanere al riparto dall’inflazione:

 

“Sicuramente questa è una asset class che beneficia dell’incremento dei prezzi al consumo in quanto i contratti che ne regolano la gestione prevedono un adeguamento dei ricavi al tasso di inflazione. È anche per questa ragione che il comparto sta sovraperformando gli altri settori quest’anno. L’aumento dell’inflazione porta a un incremento dei flussi di cassa per queste società”.

 

L’adeguamento delle infrastrutture tema centrale a livello globale

Sulle infrastrutture, nei prossimi anni, verranno riversati ingenti investimenti. I governi puntano al loro adeguamento dove necessario per carenze evidenti come nella distribuzione dell’acqua, o alla loro creazione, come nel caso della produzione e distribuzione di energie rinnovabili. Secondo McKinsey nel prossimo decennio verranno investiti circa 3.700 miliardi di dollari in tutto il mondo per assicurare che la transizione energetica vada avanti. Gli Stati Uniti hanno approvato a metà agosto lo US Inflation Reduction Act (USIRA) che mette a disposizione oltre 350 miliardi di dollari per le infrastrutture di energie rinnovabili. Per non parlare del Pnrr italiano che distribuisce gli investimenti infrastrutturali nelle missioni: digitalizzazione, innovazione e competitività; rivoluzione verde e transizione ecologica; infrastrutture per una mobilità sostenibile.

AUTORE

Alessandro Piu

Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia, dal giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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