L’intelligenza artificiale può diventare, da qui al 2035, un acceleratore in grado di spingere la produzione economica globale fino a +15%, con un impatto paragonabile, per intensità, a quello della Seconda Rivoluzione industriale. È quanto emerge dall’analisi “Value in Motion” di PwC, che però descrive una traiettoria tutt’altro che lineare o garantita: tutto dipende dalla capacità di ricostruire fiducia e creare condizioni abilitanti solide. In assenza di sicurezza, governance e cooperazione adeguate, lo stimolo dell’AI si comprime infatti in una forchetta molto più contenuta, tra +1% e +8%.
È il punto di partenza di un lavoro che mette in relazione adozione dell’intelligenza artificiale e uso responsabile della tecnologia con altre pressioni sistemiche, come il cambiamento climatico e tensioni geopolitiche, e che soprattutto osserva come il valore non svanisca, ma cambi indirizzo, spostandosi tra settori, regioni e modelli di business.
In questo articolo:
- La nuova mappa del valore nell’era dell’intelligenza artificiale
- La pressione a reinventarsi e i 7.000 miliardi di ricavi in gioco
- Clima e sostenibilità: rischio sul Pil e nuovi modelli
La nuova mappa del valore nell’era dell’intelligenza artificiale
Il filo conduttore dell’analisi PwC è la ricomposizione continua di settori, geografie e modelli di business. Il valore viene descritto come “in movimento”: chi intercetta in anticipo i nuovi bisogni di mercato e le nuove catene di offerta tende a catturarlo prima che la competizione si stabilizzi. In questo quadro rientrano i megatrend che negli ultimi anni hanno riscritto le priorità – dalla scia lasciata dal Covid alle pressioni climatiche, dai cambiamenti demografici alle tensioni sociali – e la constatazione che integrare l’AI nel business tradizionale non è un gesto “plug and play”, ma un passaggio che richiede processi affidabili, dati di qualità e competenze adeguate. La fotografia che PwC affianca a questo ragionamento, attraverso la Global Ceo Survey, è prudente: solo un ceo su otto dichiara di vedere già benefici concreti su ricavi e costi, mentre chi dispone di basi più solide, tra dati, architetture, talenti e governance, sta già costruendo un vantaggio sui competitor.
La pressione a reinventarsi e i 7.000 miliardi di ricavi in gioco
La spinta a reinventare i modelli di business è ai massimi da 25 anni in 17 settori su 22 e, secondo il Business Model Reinvention Pressure Index, coinvolge oltre 7.000 miliardi di euro di ricavi “in movimento”. In uno scenario del genere, restare fermi diventa un rischio strategico. “La Ceo Survey riflette l’urgenza attuale: immobilismo non paga. I ceo stanno riprendendo investimenti e M&A sospesi. In Italia, la transizione verso l’Industria 5.0 è un driver chiave. Serve una visione multifocale: microscopio per il presente, telescopio per il futuro”, osserva Alessandro Grandinetti, Partner PwC Italia, Clients & Markets leader.
Sul fronte della fiducia nel breve periodo, PwC registra che tre ceo su dieci si dicono confidenti sui ricavi nei prossimi 12 mesi, mentre la quota di chi afferma di aver già ottenuto dall’AI benefici sia di costo sia di ricavo resta al 12%. Per l’Italia, vengono riportati livelli di fiducia più elevati nel breve (35%) e nel medio termine (53% a tre anni), insieme alla percezione di un’economia globale in crescita per il 62% dei ceo. Nello stesso perimetro vengono richiamati segnali sul mercato del lavoro: nei settori con maggiore penetrazione dell’AI la produttività cresce più rapidamente e i ruoli legati all’AI mostrano premi salariali fino al 25%, dentro un’evoluzione delle skill che procede con ritmo accelerato.
Clima e sostenibilità: rischio sul Pil e nuovi modelli
Il baricentro si sposta sempre più verso ecosistemi che superano i confini industriali tradizionali e si aggregano attorno a bisogni e infrastrutture: mobilità elettrica e autonoma, smart city, reti e piattaforme digitali, energia distribuita. In questa dinamica, una quota significativa di top manager che ha già varcato nuovi settori osserva come la competizione si stia concentrando proprio nelle zone di confine tra industrie, dove partnership strategiche, interoperabilità tecnologica e gestione dei dati diventano determinanti. Accanto all’AI, PwC colloca la transizione climatica come fattore ambivalente: da un lato, i rischi fisici e di transizione possono pesare fino al 7% del pil globale entro il 2035; dall’altro, la stessa transizione alimenta nuovi modelli low carbon con ricadute su supply chain, investimenti e competenze. Su questo sfondo si innesta anche il tema energetico legato all’AI, con la crescita della domanda dei data center indicata tra +18% e +21% nei prossimi anni, e il ruolo del reporting Esg che tende a trasformarsi da adempimento a leva di strategia: PwC riporta che il 68% di chi pubblica informazioni Esg registra benefici oltre la compliance e che l’uso dell’AI nel reporting è quasi triplicato in un anno, dall’11% al 28%.









