L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando le attività quotidiane delle persone e la gestione delle imprese. La sua adozione e le sue potenzialità sembrano non incontrare limiti. Su questo spazio “infinito” le società impegnate nel settore stanno investendo miliardi e le loro azioni quotate sono salite a quotazioni che qualche analista ha definito da bolla delle dot-com.
Il problema non sta nei produttori dell’IA o dei chip che la fanno funzionare, ma in chi la adotta per migliorare la produttività. Mancano finora risultati reali apprezzabili, sia perché la tecnologia deve ancora essere compresa appieno nelle sue applicazioni corrette, sia perché ci sono dei “freni” esterni che potrebbero ridurne il potenziale nei prossimi anni.
Su questi freni si è concentrato l’asset manager Robeco nella quindicesima edizione degli “Expected Returns 2026-2030”, ricerca titolata, non a caso, “Un Rinascimento stentato”.

Intelligenza artificiale al momento sbagliato?
Il documento elaborato da Robeco e presentato alla stampa da Peter van der Welle, strategist multi-asset solutions, e da Laurens Swinkels, head of solutions research, fotografa uno scenario economico mondiale complesso, dove i progressi tecnologici – in particolare nel campo dell’intelligenza artificiale – convivono con ostacoli strutturali e incertezze geopolitiche. Un contesto in cui il potenziale innovativo rischia di essere limitato da fattori macroeconomici difficili da governare.
Il richiamo storico al Rinascimento serve a Robeco per descrivere un’epoca di grandi scoperte e di paradossi. L’introduzione del concetto di “Da Vinci digitale” sintetizza il potenziale degli agenti di intelligenza artificiale, destinati a rivoluzionare la produttività globale. Tuttavia, “sebbene l’IA prometta la rinascita della produttività, a un’analisi più attenta questa ripresa ci pare stentata”, avverte Peter van der Welle. L’esperto segnala l’azione frenante di vincoli energetici, incoerenze politiche e tensioni geopolitiche, che impediscono di cogliere appieno i frutti dell’innovazione.
Quattro criticità globali
In particolare sono quattro i nodi principali su cui si concentra lo studio di Robeco. Criticità destinate a impattare sullo scenario economico globale e, per riflesso, sulle potenzialità dell’IA:
- Conflitti di supremazia
- Contenimento dell’escalation
- Vincoli di normalizzazione
- Condizionamenti della sostenibilità
I conflitti di supremazia mettono in discussione la leadership statunitense, minacciata da divisioni interne e crescente scetticismo internazionale. Il contenimento dell’escalation descrive invece un equilibrio fragile, in cui le tensioni – dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina ad altri focolai – non sfociano in conflitti aperti ma restano irrisolte. A questi si aggiungono i vincoli di normalizzazione, ossia il permanere di un’inflazione superiore agli obiettivi delle Banche centrali, che riduce la flessibilità della politica monetaria, e i condizionamenti della sostenibilità, con la transizione climatica che passa da ambizioni idealistiche a misurazioni più rigorose dell’impatto e a una maggiore responsabilità degli investimenti. Queste criticità si innestano su fattori strutturali più profondi: difficoltà persistenti nel mercato del lavoro, aumento del debito sovrano e progressiva erosione del dominio globale del dollaro.
Tre scenari, due estremi
Nel complesso, l’analisi effettuata da Robeco ha portato a identificare tre scenari dei quali uno da evitare che però ha il 35% di probabilità di realizzarsi secondo la ricerca dell’asset manager. Si conferma la fase di “polarizzazione” che si sta attraversando in diversi settori, in primi quello della politica. Come riflesso anche gli investimenti dovranno spostarsi verso asset prima meno considerati, come ha illustrato Laurens Swinkels: “In un mondo in cui regna il paradosso, le grandi invenzioni emergeranno comunque”, invitando gli investitori a “guardare oltre gli asset tradizionali, abbracciando coperture poco amate come le materie prime e i real estate investment trust”. Diversificazione e copertura strategica sono, per Swinkels, le chiavi per navigare una fase storica di trasformazione e incertezza.
- Scenario di base: probabilità del 50%. È il “Rinascimento stentato”: una crescita globale moderata, con il Pil reale statunitense in media al 2,1% annuo e un’inflazione nei mercati sviluppati intorno al 2,5% (2,75% negli Stati Uniti). Nonostante i progressi tecnologici, populismo e incoerenza politica dovrebbero frenare la fiducia degli investitori e i flussi di capitale.
- Scenario rialzista: “Rinascimento radioso” (15%). Accelerazione dell’adozione dell’intelligenza artificiale in tutti i settori, capace di rimuovere gli ostacoli alla produttività e rilanciare una crescita globale sincronizzata, con inflazione in linea con i target e un rinnovato slancio della globalizzazione.
- Scenario ribassista, “Decadimento smisurato” (35%). Prefigura il collasso delle istituzioni economiche globali. L’incoerenza della politica statunitense minerebbe il ruolo del dollaro, innescando stagflazione, guerre commerciali e un premio per la sicurezza che soppiantando il dividendo della pace finirebbe per limitare l’indipendenza delle Banche centrali.
Nello scenario di base elaborato da Robeco, i mercati azionari sviluppati continueranno a offrire un rendimento medio annuo del 6% ma la selettività diventerà ancora più importante, in considerazione delle valutazioni elevate presenti in alcuni mercati e in molti settori. Meglio dovrebbero fare i mercati emergenti, con rendimenti attesi tra il 7,5% in euro e l’8,5% in dollari nel quinquennio 2026-2030. Per quanto concerne l’obbligazionario, i titoli di Stato dei Paesi sviluppati con copertura dovrebbero rendere tra il 3% in euro, quelli dei Paesi emergenti in valuta locale il 5,5% (3,75% in valuta forte). Il credito globale investment grade si dovrebbe attestare in media al 3%. Infine, real estate quotato e materie prime si attesterebbero, in euro, al 5,5% e al 5,25% di rendimento.









