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Investimenti: ecco le 5 opportunità della lotta contro la CO2

Tre ragazze a una manifestazione contro l'inquinamento da CO2

Quanto costa un sacco da dieci chili di anidride carbonica? Circa sei volte meno di un sacco da dieci chili di patate all’origine e più di dodici volte se acquistate in un supermercato. Il raffronto può sembrare assurdo a prima vista ma rende bene l’idea di come il diossido di carbonio (CO2) sia oggi una merce valutata troppo poco visti gli effetti gravi sul clima. E come accade per ogni asset sottovalutato, potrebbe essere un’ottima opportunità per effettuare degli investimenti. Il prezzo dei carbon credit in Europa è di 85,70 euro per tonnellata (rilevazione del 22 dicembre 2022). Una tonnellata di patate costa 530 euro circa.

Nessuno si comprerebbe dieci chili di anidride carbonica, ma tante imprese inquinanti (si pensi al settore siderurgico) devono acquistare i carbon credit, i certificati di emissione di CO2 per compensare l’inquinamento ambientale prodotto. Luke Oliver, responsabile delle Strategie di KraneShares, è convinto che la mancanza di una corretta determinazione del prezzo delle emissioni di anidride carbonica abbia provocato un’errata allocazione del capitale verso processi dannosi per l’ambiente. Oggi ci troviamo costretti a recuperare il terreno perso.

 

Investimenti: necessari 130.000 miliardi entro il 2050

Il problema, secondo Oliver, è che fino a ora non è stata mai data la giusta priorità al problema. Se in precedenza, fino a dieci anni fa, era impossibile dare un prezzo alle emissioni di CO2 e altri gas serra in quanto non si potevano vedere né si era in grado di giudicare i loro effetti dannosi, “oggi che siamo perfettamente in grado di farlo i cicli politici ed economici relativamente brevi hanno fatto sì che le economie e le società non siano stati in grado di dare la giusta priorità a un’azione in questa direzione. Poiché abbiamo ritardato l’azione per decenni, gli interventi devono essere aggressivi e decisivi, creando opportunità per chi si posizioni in modo appropriato”.

Allo stato attuale, secondo il Global Renewables Outlook dell’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), saranno necessari 130.000 miliardi di dollari di investimenti per completare la transizione energetica globale entro il 2050. L’obiettivo è la cosiddetta “carbon neutrality”.

 

l grafici a torta mostrano l'aumento di investimenti necessario per arrivate alla carbon neutrality entro il 2050
Gli investimenti cumulativi nella transizione energetica tra il 2016 e il 2050 – Fonte: Global Energy Outlook di IRENA

 

I 5 protagonisti della lotta alle emissioni inquinanti

Dopo aver allocato per decenni il capitale senza tenere conto degli effetti sull’ambiente, oggi siamo costretti a farlo e ad assistere, nei prossimi anni, a un grande trasferimento di risorse verso i settori più importanti per il perseguimento della carbon neutrality. Per Luke Oliver si tratta di:

 

  • mercati dell’anidride carbonica obbligatori;
  • mercati dell’anidride carbonica volontari;
  • società impegnate nella transizione energetica;
  • materie prime critiche;
  • veicoli elettrici.

 

I mercati dell’anidride carbonica obbligatori sono programmi di regolamentazione e scambio di emissioni. Su questi mercati sono stati scambiati negli ultimi mesi 900 miliardi di dollari di valore, pari al 40% delle emissioni globali. I mercati obbligatori sono strutturati in maniera che l’offerta di carbon credit venga progressivamente ridotta, aumentandone il prezzo e rendendo più costosa l’attività inquinante.

Accanto ai mercati dell’anidride carbonica obbligatori si stanno sviluppando quelli volontari. In questo caso i carbon credit derivano da attività e progetti che riducono o catturano le emissioni di CO2, come per esempio la silvicoltura. Questi crediti possono essere acquistati da aziende o privati per ridurre le proprie emissioni di anidride carbonica. “È un mercato destinato a crescere – commenta Oliver – man mano che i paesi e le aziende fissano obiettivi aggressivi a fronte della necessità di ridurre le emissioni. La domanda crescerà a fronte di un’offerta scarca.

Le società impegnate nella transizione energetica, in grado di sostituire le industrie ad alte emissioni o di produrre tecnologie per eliminarle, sono destinate a vedere un aumento della propria valutazione. “Con 130.000 miliardi di dollari da destinare alla transizione verso l’energia pulita riteniamo che le aziende in grado di muoversi all’interno di settori tradizionalmente ad alte emissioni avranno a disposizione un lungo percorso di crescita strutturale”.

L’adeguamento dell’economia globale, sia dal punto di vista della produzione di energia che da quello della produzione industriale, porterà la domanda dei minerali chiave per la transizione energetica a triplicare entro il 2040. Per il responsabile delle Strategie di KraneShares nei prossimi dieci anni si assisterà a un apprezzamento rilevante delle risorse chiave per la nuova economia: “In prima linea saranno i metalli, sia industriali sia quelli per le batterie”.

Ai veicoli elettrici è affidata una parte importante delle speranze di raggiungere la carbon neutrality. “Entro il 2024 – sottolinea Oliver – si prevede che il 58% delle vendite di nuove auto e il 31% del parco auto globale saranno elettrici, con un investimento totale stimato di 2.700 miliardi di dollari”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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