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Investimenti: per Kevin O’Leary meglio le azioni delle obbligazioni

Investimenti: per Kevin O'Leary meglio le azioni delle obbligazioni

La riunione di ieri della Federal Reserve ha lasciato il mercato ancora con molti dubbi e incertezze sul fronte degli investimenti. Wall Street ha chiuso in rialzo, ma gran parte dell’inasprimento della politica monetaria della Banca Centrale era già incorporata nei prezzi. La Fed ha deciso per un aumento dei tassi dello 0,75% e gli investitori si aspettavano una stretta di tale portata da quando la lettura sull’inflazione di venerdì scorso ha riportato un tasso dell’8,6%.

Il Governatore Jerome Powell ha espresso in conferenza stampa la chiara intenzione di voler combattere il carovita che sta condizionando parecchio l’economia americana, pur prefigurando un atterraggio morbido. Su quest’ultimo punto c’è molto da discutere, dal momento che negli investitori si instilla il dubbio di come ciò sarà possibile senza devastare l’economia, quando i tassi dovranno essere portati fino al 3,8% entro il 2023, un livello ben superiore alle proiezioni passate. Infatti, la reazione di questa mattina dei mercati è molto negativa, con gli indici europei in pesante calo e i future americani in profondo rosso.

 

Investimenti: sì alle azioni, no alle obbligazioni

Poche ore dopo la riunione della Fed, il venture capitalist Kevin O’Leary ha rilasciato un’intervista alla carta stampata nella quale ha espresso la convinzione che l’economia americana rimanga forte e possa sostenere i ripetuti aumenti dei tassi da parte dell’istituto centrale. Sul fronte degli investimenti il Presidente di O’Leary Ventures ha affermato di preferire le azioni alle obbligazioni. A suo giudizio non ha senso ottenere un reddito fisso al 3% in 10 anni, quando tradizionalmente i mercati danno un ritorno del 6%-9%.

Invece, potrebbe essere interessante puntare sulle azioni delle 100 società all’interno dell’S&P 500 che hanno bilanci molto solidi, forti free cash flow e che distribuiscono dividendi. In questa settimana il principale indice americano è finito nel territorio del mercato ribassista, avendo perso oltre il 20% dai massimi storici. Tuttavia, per O’Leary la situazione non è così drammatica per come la stanno descrivendo.

“Ci sono molti oppositori, molte persone che parlano della fine del mondo libero come lo conosciamo, dell’oscurità e di tutto il resto, del crollo delle criptovalute, ecc.” ha detto l’investitore.

All’orizzonte quindi non si profila una recessione perché “l’economia americana è molto più forte di quanto si pensi” ha aggiunto. E sono due le ragioni che lo dimostrerebbero. La prima è che negli ultimi anni sono stati iniettati 4.500 miliardi di dollari nell’economia statunitense, che sono arrivati direttamente a imprese e consumatori. Quindi gli americani sarebbero ancora nelle condizioni di spendere molto, in sostanza. La seconda si riferisce alla tecnologia che ha aumentato la produttività. Secondo O’Leary, il modello diretto al consumatore è molto più efficiente e produttivo. Questo aumenta i margini lordi e fornisce più dati sui clienti alle aziende.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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