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Investimento obbligazionario: Btp in calo da inizio anno, come diversificare

Una bussola poggiata su un tronco di albero

Diciassette miliardi di euro. È quanto raccolto dal Btp Valore emesso a inizio ottobre dallo Stato. Un successo che segue altri successi come quelli dei Btp Italia. Tutti titoli che i risparmiatori possono acquistare (e hanno acquistato) direttamente, senza intermediazione. Rendimenti interessanti, l’idea di portare l’investimento a scadenza incassando le cedole e il valore nominale, la propensione per un investimento sicuro. Ma è sempre così? Con Marco Monastero, responsabile Advisory Business Italy di Jupiter, Borsa&Finanza ha parlato di investimento obbligazionario in occasione dell’EFPA Italia Meeting 2023 svoltosi recentemente a Firenze.

 

Quest’anno c’è stata una corsa ad acquistare titoli di Stato. In Italia ne abbiamo avuto un esempio a inizio ottobre con l’emissione del Btp Valore che ha raccolto oltre 17 miliardi di euro. Che cosa ne pensa?

“Secondo noi bisogna essere attenti a non farsi attrarre troppo da un singolo polo calamitante. Sappiamo che gli italiani amano l’investimento obbligazionario e in particolare nei titoli di Stato in quanto la ritengono un porto sicuro. Tuttavia ci sono alcune considerazioni che varrebbe la pena fare”.

 

Ad esempio?

Investendo in Btp ci si lega a un solo strumento, a un solo emittente. Se lo spread dell’Italia dovesse allargarsi più di quanto ha già fatto, per esempio a fine novembre quando le tutte le società di rating avranno terminato la revisione del loro giudizio sul debito italiano, le conseguenze avrebbero impatto principalmente se non esclusivamente su chi ha investito in titoli di Stato italiani. Il resto del mercato obbligazionario non verrebbe coinvolto se non in parte. Inoltre il merito creditizio dell’Italia è peggiorato negli ultimi mesi e il prossimo anno avremo 500 miliardi di debito in scadenza che dovranno essere rifinanziati a tassi più elevati. La stima è di un maggiore disavanzo per 30 miliardi di euro, in pratica una manovra finanziaria. Inoltre il rapporto debito/Pil è arrivato al 147%. Sappiamo che il rendimento del Btp è interessante, vicino al 5%, anche se si parla sempre di un rendimento lordo. Quello che consigliamo è di affiancare l’investimento in Btp con qualcos’altro”.

 

Cosa?

“Quello che noi temiamo è che l’investitore privato italiano si stia concentrando solo su una selezione molto ristretta di obbligazioni senza guardare a ciò che c’è intorno. Mi spiego: gli italiani comprano di solito le scadenze tra 3 e 10 anni e ignorano tutta la parte di curva che sta tra 0 e 3 anni o che va oltre i 10 anni. Tra le scadenze brevi, da 0 a 3 anni, ci sono ad esempio bond high yield europei con rendimenti interessanti, e con cedole in euro fino al 10%, emessi da imprese con una grande capacità patrimoniale e di liquidità. Sono aziende che si trovano appena uno scalino sotto il livello di investment grade e voglio ricordare che l’Italia è appena al di sopra di questo livello. Prendere in considerazione anche le scadenze tra 0 e 3 anni, così da accorciare la duration e avere maggiore visibilità sulle capacità di rimborso dell’emittente è una possibilità che offre indubbi vantaggi. E gli italiani le stanno trascurando. Come stanno trascurando tutto ciò che c’è oltre i dieci anni. Ci sono obbligazioni sovrane con merito di credito elevato di nazioni come Australia, Nuova Zelanda o Stati Uniti che rendono di più del Btp decennale italiano anche dopo la conversione in euro. Perché tralasciare queste opportunità? Jupiter dispone di una strategia obbligazionaria flessibile globale che fa esattamente questo. L’idea è disperdere il rischio e, fare in modo che la granularità dell’investimento del fondo consenta di essere meno esposto a una sola determinante”.

 

Il fondo investe anche in Btp?

“Al momento stiamo vedendo opportunità di investimento obbligazionario altrove e questa è una buona notizia per i nostri connazionali perché significa evitare le sovrapposizioni: infatti, attraverso la nostra strategia andiamo ad affiancare ai BTP già presenti nel portafoglio del cliente finale titoli high yield con rendimenti interessanti e scadenze ravvicinate nella parte temporale breve della curva obbligazionaria e governativi investment grade a lungo termine di paesi solidi come l’Australia, per esempio, nella parte lunga della curva. Inoltre, per quanto riguarda la parte centrale investiamo in titoli investment grade e dei mercati emergenti. La strategia ha uno yield to maturity di oltre 7 punti percentuali con una duration di circa 8 anni. Lo yield to maturity ha sempre fornito un’eccellente approssimazione del rendimento della strategia. Se scontiamo le commissioni, che ammontano all’1,25%, essa sta generando flussi di cassa del 5,75% circa, superiore al rendimento attuale del BTP a dieci anni. Inoltre abbiamo effettuato un’analisi empirica: abbiamo effettuato un confronto dalla nascita della nostra strategia, nel 2012, con il Btp quinquennale, registrando le performance alla fine di ogni periodo di detenzione di 5 anni e, in 52 casi su 70 (il 74% dei casi), la strategia è riuscita a battere il Btp di riferimento. Per onestà intellettuale devo dire che l’ultimo periodo non ci ha premiato, ma ciò è stato dovuto alla decisione di anticipare troppo l’allungamento della duration media”.

 

In questo momento i consulenti finanziari si trovano davanti risparmiatori che vedono solo i Btp. Che consiglio gli darebbe?

“I consulenti finanziari hanno una grande responsabilità: far prendere scelte ponderate ai loro clienti. Fargli capire che oltre al polo attrattivo costituito da un Btp al 5% (il decennale ndr) è bene diversificare il portafoglio e non tagliare fuori altre fonti di rendimento. Nella nostra chiacchierata non abbiamo citato l’azionario che da inizio anno guadagna in valore globale. A fronte peraltro di un Btp le cui quotazioni da inizio anno sono in negativo. L’altro messaggio che i consulenti finanziari devono passare ai clienti è che la convinzione di portare l’investimento obbligazionario a scadenza è spesso messa a rischio da altri eventi. Più lo strumento obbligazionario ha una scadenza lunga, più cresce il rischio che i soldi investiti servano per altri scopi, costringendo l’investitore a uscire in anticipo e a farlo ai prezzi di mercato. Chi ha investito sul Btp a inizio anno godeva di un rendimento del 4,15%. Nonostante le cedole incassate, se vendesse ora il suo Btp, dunque senza portarlo a scadenza, sarebbe costretto a farlo in perdita. Ripeto, è importante a nostro avviso allargare lo sguardo, al fine di aumentare lo spettro delle possibilità per diversificare, come vuole la regola base dell’investimento”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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