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Investire in Giappone? Ecco come fare con gli ETF

Investire in Giappone con gli ETF quotati a Piazza Affari

Investire in Giappone? Il Sol Levante ha scontato una lunga crisi a partire dagli anni ’90 ma rimane un colosso industriale e tecnologico da seguire nei prossimi anni

 

Investire in Giappone? Vediamo se puntare sull’azionario del Sol Levante rappresenta una scelta interessante per l’investitore europeo, alla luce delle caratteristiche delle sue imprese, votate all’export e con un alto contenuto tecnologico. Se consideriamo l’indice MSCI Japan, rappresentativo delle azioni quotate alla Borsa di Tokyo, il 25% del mercato è fatto da titoli di società del comparto industriale, un altro 25% da produttori di beni voluttuari. La presenza di società tecnologiche raggiunge il 14% mentre il 10% del peso complessivo è rappresentato da titoli bancari.
Il Giappone è un colosso industriale e tecnologico, una vera e propria macchina da guerra per quello che riguarda le esportazioni. Queste ultime assumono ancora maggiore importanza in considerazione delle dinamiche demografiche interne. L’invecchiamento della popolazione e il calo demografico hanno frenato i consumi domestici, una situazione che ha messo al riparto il Sol Levante dall’impennata dell’inflazione registrata negli Stati Uniti e in Europa. Infatti, nonostante il boom dei prezzi al consumo nel resto del mondo, in questo 2022 in Giappone si fatica ad arrivare al 2%.
Per quanto riguarda il mercato azionario, la Borsa di Tokyo sconta ancora oggi lo scoppio della bolla speculativa di fine anni ’80. I suoi indici principali non sono stati capace di recuperare il terreno perduto da allora. Il Nikkei 225 e il Topix solo di recente hanno riavvicinato i livelli del 1990. Le performance positive non sono però mancate, soprattutto se si prendono in considerazione gli anni dal 2008 in poi. In questo caso l’indice Nikkei è riuscito a triplicare il suo valore toccando, nel 2021, quota 30 mila punti.
Negli ultimi 10 anni l’indice Msci Japan ha realizzato una performance annua del 6,8% contro il 11,5% del Msci World. Nonostante i tassi a zero il dividend yield rimane superiore al 2% con un rapporto prezzo utili contenuto sotto 15 e un rapporto tra prezzo e valore di libro di 1,4.

 

Investire in Giappone: numerosi gli ETF a disposizione

Investire in Giappone è una attività facilmente accessibile per gli investitori italiani in quanto sono numerosi gli ETF azionari quotati in Borsa Italiana, diversificati tra l’altro per gli indici di riferimento su cui sono costruiti: si va dalle azioni a grande capitalizzazione fino ai più recenti indici ESG o che mettono al centro la sostenibilità. Nel complesso a Milano sono quotati oltre 40 ETF offerti da ben tredici case di gestione su indici come l’Msci, il Nikkei 225 e il Nikkei 400. La maggior parte degli ETF sono a replica fisica, solo in cinque casi viene adottata la replica sintetica. iShares e Ubs, in particolare, seguono il mercato azionario del Sol Levante con sette ETF a testa.
Considerando l’importanza del fattore valutario per investire in Giappone, quasi un quarto degli ETF disponibili agli investitori italiani sono a cambio coperto, un’opzione apprezzabile per chi vuole ridurre la volatilità del portafoglio e soprattutto la dipendenza da uno yen buono solo nei momenti di tensione dei mercati finanziari in qualità di valuta rifugio.
In termini di capitalizzazione sono 14 gli ETF sul Giappone he hanno attualmente un valore di mercato superiore ai 500 milioni di euro e tra questi spicca iShares Core Msci Japan (ISIN IE00B4L5YX21) con una capitalizzazione che supera i 3,7 miliardi di euro. Seguono Xtrackers (ISIN LU0274209740) e Vanguard (ISIN IE00B95PGT31) con 1,5 miliardi di euro di masse. La sola differenza tra i due è legata all’indice replicato. Msci per Xtrackers e Ftse per Vanguard. Lyxor infine, offre nella sua gamma anche la possibilità di investire nell’indice Topix (ISIN FR0010245514) mentre il Nikkei 225 può essere replicato tramite iShares (ISIN IE00B52MJD48).

Dunque per gli investitori il Giappone è un mercato azionario non caro e ancora in deficit rispetto al picco della bolla del secolo scorso. Se il Sol Levante dovesse tornare a rinascere nei prossimi anni per l’investitore italiano non c’è che l’imbarazzo della scelta nel mondo degli ETF.

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Redazione

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