Investire in semiconduttori? Ecco come fare con gli ETF - Borsa&Finanza
Cerca
Close this search box.

Investire in semiconduttori? Ecco come fare con gli ETF

Investire in semiconduttori? Ecco come fare con gli ETF

La crisi dei chip ha colpito molti settori economici nel post pandemia. Vediamo come investire con ETF sulle società che operano nel mondo dei semiconduttori

 

I semiconduttori sono uno dei settori attualmente monitorati con maggiore attenzione da investitori e imprenditori globali. Il motivo si chiama crisi di offerta post pandemica, con il settore colto di sorpresa da un boom di domanda per dispositivi elettronici maturato in seguito ad un radicale cambiamento del mondo del lavoro (smart working), ma anche dei processi produttivi (mercato dell’auto in primis). Secondo Semismatter, l’industria dei semiconduttori ha un’attività totale pari 7 trilioni di dollari. Nell’articolo di oggi cercheremo di capire come investire con ETF sui semiconduttori, settore da anni ormai cruciale per lo sviluppo dell’economia globale.

La pandemia ha portato dietro di sé una scia di stop and go nelle catene di produzione che hanno lasciato parecchie tossine. Eventi questi combinati a previsioni sulla domanda dei consumatori palesemente sbagliate da molti manager. Il mercato dell’auto è quello che si è ritrovato più in difficoltà con stabilimenti produttivi costretti a chiudere per mancanza di chip. E le auto di oggi impiegano molta più elettronica rispetto a 10 anni fa. Le auto elettriche hanno poi aumentato a dismisura questa domanda.

La concorrenza con smartphone, elettrodomestici, aerei è ormai impietosa e i colli di bottiglia sulle spedizioni hanno bloccato le catene di produzione. Catene che ora le imprese europee sentono la necessità di accorciare visto che i semiconduttori arrivano oggi prevalentemente dall’Asia. In Malesia ad esempio viene prodotto il 79% dei microchip a livello globale.

Le stesse case automobilistiche stanno decidendo di avviare partnership con i produttori di semiconduttori per avere l’esclusiva e la continuità produttiva di questa linfa vitale necessaria per far uscire dallo stabilimento un auto. Bosch, multinazionale che produce componentistica per auto, prevede ad esempio di investire 400 milioni di euro nell’ampliamento delle fabbriche di wafer a Dresda e a Reutlingen, in Germania, e le attività dei semiconduttori a Penang, in Malesia.

Tutti segnali che ci dicono come il settore dei semiconduttori è ormai diventato cruciale per ogni tipologia di mercato contaminata dalla tecnologia. L’investitore che decide di cavalcare questo tema ha oggi la possibilità di investire in un paniere di società impegnate in questo settore tramite ETF.

A Milano sono due gli ETF quotati (Lyxor e VanEck). L’ETF VanEck Vectors Semiconductor (ISIN IE00BMC38736) è decisamente il più capitalizzato tra i due con oltre 700 milioni di dollari di asset under management. Il prodotto di Lyxor si ferma invece attorno a 75 milioni di dollari. L’ETF sui semiconduttori di VanEck ha una replica fisica con costo di 0,35% con un paniere di titoli molto contenuto (25 società). Partito a gennaio 2020 nella sua versione in Eur, l’ETF è già presente a Wall Street dal 2012.  Impressionante il confronto con un indice MSCI World.

SMH (questo il ticker dell’ETF quotato a New York) dal 2012 ha riportato alla data del 17 novembre 2021 una performance superiore al 900% (26% annuo). L’indice MSCI World è salito nello stesso periodo del 240% (13% annuo).

Il doppio di questa performance è stato ottenuto investendo in società quotate prevalente in America (i tre quarti del portafoglio), mentre il residuo è suddiviso tra Paesi Bassi e Taiwan. Nvidia, ASML, Taiwan Semiconductor, Intel, Texas Instruments, sono alcuni dei nomi più quotati all’interno di un portafoglio che vedi nei primi 10 titoli il 75% del peso complessivo.

Un mondo quello dei semiconduttori destinato a influenzare la crescita globale futura. La carenza di offerta dell’ultimo anno ha mostrato le fragilità di un sistema produttivo andato oltre il limite di sicurezza per quello che riguarda le delocalizzazioni. Investimenti in questo settore per aumentare l’offerta saranno inevitabili nei prossimi anni e le stesso società aumenteranno la loro efficienza operativa per mantenere margini di reddito in un ambiente più competitivo. Lo strumento disponibile sul mercato ha la qualità di essere ben capitalizzato e liquido. Unico neo la scarsa diversificazione geografica e di società presenti all’interno del paniere.

AUTORE

Redazione

Redazione

Composta da professionisti dell’informazione finanziaria di lungo corso, la redazione di Borsa&Finanza segue in modo trasversale i contenuti offerti dal portale. Oltre a seguire le news e le novità più importanti del panorama finanziario italiano e internazionale, il team dedica ampio spazio a realizzare guide e approfondimenti educational utili a migliorare le conoscenze degli investitori sia sul fronte della finanza personale che su quello degli investimenti, spiegando strutture, funzionamento, pregi e difetti dei diversi strumenti finanziari presenti sul mercato.

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *