Investitori asiatici: basta Usa, ora si va in Europa

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Negli ultimi dieci anni, molti investitori asiatici hanno concentrato i propri investimenti all’estero negli Stati Uniti, rafforzando un legame di dipendenza dal dollaro a volte pericoloso (dollar bias). Oggi, complici le politiche dell’amministrazione Trump e l’indebolimento del biglietto verde, è in corso un ribilanciamento dei portafogli e gli asset europei hanno rappresentato un’interessante alternativa agli States.

 

In questo articolo: 

 

  • Cosa spinge gli investitori asiatici a diversificare dagli Usa
  • Meno Treasury, più obbligazioni europee
  • Le prospettive future del trasferimento di capitali

 

Cosa spinge gli investitori asiatici a diversificare dagli Usa

La decisione degli investitori asiatici di ampliare le destinazioni dei loro capitali all’Europa è legata sia a fattori di mercato che geopolitici. Ecaterina Bigos, direttrice degli investimenti Asia ex-Japan di Axa IM, spiega che “le politiche America First dell’amministrazione statunitense, unite a una divergenza crescente tra politiche monetarie e fiscali, stanno indebolendo i legami tra le economie globali. Inoltre, un dollaro più debole esercita crescenti pressioni sulle nazioni con ampie esposizioni denominate in dollari”.

Non si tratta, tuttavia, solo di una fuga dagli Stati Uniti. Anche l’Europa sta lavorando per rendersi più attraente. Per esempio, Bigos cita le nuove regole fiscali in Germania e il piano di spesa da 1.000 miliardi di euro per difesa e infrastrutture che stimola i processi di reindustrializzazione. I mercati azionari europei, inoltre, con una maggiore presenza di azioni value rispetto ai growth che dominano negli Usa, attraggono per i dividendi più elevati e per le valutazioni più contenute.

 

Meno Treasury, più obbligazioni europee

Il trend di diversificazione degli investimenti non riguarda solo le azioni. Anche sul fronte obbligazionario, gli investitori asiatici stanno progressivamente riducendo l’esposizione agli Stati Uniti, spinti dai differenziali di tassi e dalla divergenza delle politiche economiche. Secondo Bigos, “i mercati obbligazionari europei stanno diventando sempre più interessanti per gli investitori alla ricerca di alternative di alta qualità, con costi di copertura meno proibitivi”.

Nonostante la frammentazione dei mercati dei capitali europei e la dipendenza delle imprese dal credito bancario, la Commissione europea ha posto l’integrazione dei mercati come priorità. “Le proposte della Commissione – riprende Bigos – includono il rilancio della cartolarizzazione, un sistema di vigilanza centralizzato e l’agevolazione degli investimenti al dettaglio, oltre alla conclusione dei negoziati pluriennali sulle leggi in materia di insolvenza e il completamento dell’unione bancaria”.

 

Le prospettive future del trasferimento di capitali

Il processo di deflusso dai mercati finanziari Usa verso quelli europei non è “disruptive” ma graduale. Per la direttrice degli investimenti di Axa IM “richiederà tempo, dato che la globalizzazione e le catene del valore sono in fase di ridefinizione”. Bigos osserva che “gli investimenti in dollari continueranno a dominare ancora per molto”.

Il processo di erosione è tuttavia in corso e riguarda sia gli investitori asiatici che quelli europei. Secondo i dati raccolti da Morningstar, tra dicembre 2024 e aprile 2025 sono confluiti 2,5 miliardi di dollari nei fondi comuni e negli Etf azionari globali che escludono gli Stati Uniti. Si tratta del valore mensile mai registrato, sottolinea Bigos, nonché “di un’inversione di rotta dopo tre anni di deflussi netti. Tra il 2022 e il 2024 gli investitori avevano ritirato 2,5 miliardi netti da questi fondi, attratti dal rally di Wall Street”.

Immagine di Redazione

Redazione

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