Iran, 300 miliardi per la tregua: l’accordo con gli Usa e il nuovo fondo

Articolo sponsorizzato

Condividi su

Ascolta questo articolo

300 miliardi di dollari. È questa la cifra al centro dell’accordo quadro tra Stati Uniti e Iran, un’intesa che segna la fine di un conflitto durato 107 giorni e che promette di riscrivere profondamente la mappa degli investimenti internazionali in Medio Oriente. A rivelare i dettagli finanziari è stata Reuters, citando una fonte a conoscenza dell’accordo.

 

In questo articolo:

  • Usa-Iran, accordo da 300 miliardi: nasce un nuovo fondo
  • Dietro all’accordo

 

Usa-Iran, accordo da 300 miliardi: nasce un nuovo fondo

L’accordo siglato tra le due parti include un fondo privato di investimento da 300 miliardi di dollari pensato per canalizzare capitali verso l’economia iraniana, e oltre la metà di quella cifra risulta già impegnata ancor prima della firma formale prevista per il 19 giugno.

Il fondo, che dovrebbe chiamarsi Reconstruction and Development Fund, è costruito interamente attorno alla partecipazione del settore privato: nessun contributo governativo diretto, nessuna sovvenzione statale. Secondo Reuters, le imprese che hanno già formalizzato impegni provengono da Stati Uniti, paesi del Golfo Persico, Asia, Sud America e Africa, con investimenti pianificati in energia, logistica, manifattura e trasporti. Il fatto che oltre 150 miliardi di dollari siano stati già vincolati prima della cerimonia di firma racconta qualcosa di preciso: il mercato privato internazionale attendeva da tempo l’apertura di questa porta, e non ha perso un minuto.

Per comprendere il significato di queste cifre occorre ricordare che l’Iran è una delle più grandi economie del Medio Oriente e che negli ultimi 40 anni non ha attratto alcun investimento estero diretto di rilievo, esclusa sistematicamente dai mercati dei capitali globali da successive ondate di sanzioni americane e internazionali. Il congelamento è durato decenni, plasmando un’economia che, nonostante risorse energetiche enormi e una popolazione giovane e istruita, è rimasta tagliata fuori dai flussi finanziari mondiali. Il fondo, in questa prospettiva, non è soltanto uno strumento economico: è la rappresentazione materiale di un cambiamento di paradigma.

 

Dietro all’accordo

La storia negoziale che ha portato a questo risultato è però tutt’altro che lineare. Teheran aveva inizialmente chiesto 400 miliardi di dollari a titolo di risarcimento per i danni di guerra causati dagli Stati Uniti. Washington aveva risposto negativamente, rifiutando qualsiasi forma di risarcimento diretto. È da questa impasse che è emersa l’idea del fondo privato: uno strumento che tecnicamente non è un indennizzo governativo, ma che nella sostanza offre all’Iran un accesso massiccio a capitali stranieri per la ricostruzione.

Il meccanismo prevede che i paesi della regione contribuiscano in vari modi, tra cui la concessione di prestiti, l’apertura di linee di credito o il finanziamento diretto della ricostruzione di siti danneggiati dal conflitto, dal complesso siderurgico di Mobarakeh alle raffinerie, dagli aeroporti all’infrastruttura civile più in generale. Sul fronte petrolifero, l’accordo prevede che l’Iran possa riprendere immediatamente la vendita di greggio non appena il memorandum sarà firmato. Secondo l’esperto di sanzioni Brett Erickson, citato da diversi media internazionali, si tratterebbe di una concessione da miliardi di dollari: l’Iran potrebbe immettere rapidamente sul mercato oltre cento milioni di barili di greggio stoccato, inclusi oltre sessanta milioni di barili attualmente al di fuori del blocco navale americano. L’effetto atteso sui prezzi del petrolio è già visibile nelle contrattazioni di questi giorni, con il Brent in calo su attese di maggiore offerta.

È importante tuttavia inquadrare correttamente la natura dell’intesa. Il memorandum firmato è un accordo quadro della durata di 60 giorni, non un trattato definitivo. Durante questa finestra, i negoziatori americani e iraniani sono attesi a lavorare su tre grandi dossier: il programma nucleare iraniano, la questione delle sanzioni residue e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. L’accesso pieno ai benefici del fondo e al sollievo sanzionatorio, in questa logica, è condizionato al rispetto degli impegni da parte di Teheran, incluso quello di non perseguire armi nucleari, di neutralizzare il materiale già arricchito e di non ostacolare il traffico nello Stretto di Hormuz. È precisamente su questa architettura di incentivi incrociati che poggia l’intera costruzione diplomatica.

Immagine di Massimiliano Carrà

Massimiliano Carrà

Classe 1994 e laureato in scienze della comunicazione a Palermo (sua città natale), si è specializzato a Milano sostenendo un Master in Radio e New Media Management & Content al Sole 24 Ore. Iscritto dal 2020 all'Ordine dei Giornalisti pubblicisti, dopo le esperienze in Radio 24, Class Editori, Money.it, Forbes Italia e Il Giornale è entrato nel 2025 in Borsa&Finanza, dove si occupa di approfondimenti macro-economici, startup, interviste e imprenditoria. Ama lo sport, la letteratura, il cinema e il mare. Gli piace visitare posti nuovi e scoprire nuove culture.

Ricevi gratis la copia di Borsa&Finanza

Ottieni la copia digitale del nostro magazine e resta aggiornato su mercati, economia e scenari finanziari