Le partecipazioni dello Stato in Italia sono da sempre un argomento molto discusso che interessa diverse istituzioni, dalle forze politiche alle associazioni di categoria. Attraverso la sua presenza, il Tesoro italiano cerca di conservare quegli asset strategici nel Paese che si estendono in vari settori per salvaguardare l’interesse della collettività. Tuttavia, questo si scontra a volte con l’esigenza di fare cassa avviando le privatizzazioni in modo da contenere l’enorme debito pubblico della nazione che oggi si aggira a circa il 137% sul PIL. Ma quanto guadagna in realtà lo Stato attraverso le sue partecipazioni? Nel prossimo paragrafo vediamo una carrellata di quote detenute nelle grandi aziende quotate e quanto rendono in termini monetari.
Italia: ecco i guadagni dello Stato dalle partecipazioni
Le partecipazioni dello Stato nelle grandi aziende italiane sono esercitate direttamente attraverso il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) e indirettamente soprattutto per mezzo di Cassa Depositi e Prestiti (CDP), controllata dal MEF con una quota dell’82,77%. Alcune partecipazioni sono state acquisite per ragioni di urgenza (vedi i salvataggi di MPS) e quindi lo Stato ha pianificato una strategia di uscita completa nel tempo; altre invece sono possedute per ragioni strategiche. Ecco quali sono le partecipazioni d’oro:
Banca Monte dei Paschi di Siena
La storia della partecipazione dello Stato italiano in Banca Monte dei Paschi di Siena è legata al salvataggio dell’istituto finanziario sull’orlo del fallimento. Dal 2008 sono state effettuate ben 6 ricapitalizzazioni con lo Stato che ha investito complessivamente circa 23 miliardi di dollari. Fino a novembre 2023, il Tesoro deteneva una partecipazione del 64,23% ma che era legata a un patto con l’Unione europea stipulato in occasione del primo salvataggio: un’uscita completa e graduale dal capitale della banca. A novembre 2023 il governo ha venduto il 25% e a marzo 2024 un’altra quota del 12,5%. Oggi il MEF detiene una partecipazione del 26,73%, equivalente a 336.746.575 azioni. Considerando che il 22 maggio 2024 è stato pagato un dividendo da MPS di 0,25 euro per azione, il Tesoro ha incassato poco oltre 84 milioni di euro.
Poste Italiane
A lungo si è discusso dell’opportunità del Tesoro di vendere almeno in parte la quota di controllo del 64,7% in Poste Italiane detenuta attraverso il MEF per il 29,7% e CDP per il 35%. Le intenzioni originarie del governo erano quelle di smantellare almeno la partecipazione diretta, ma le polemiche sono esplose in quanto quello della società di pacchi e corrispondenza viene considerato un asset strategico molto importante. In particolare, le preoccupazioni sindacali sono che una privatizzazione possa mettere a rischio i posti di lavoro.
Palazzo Chigi ha quindi optato per il collocamento sul mercato solo del 13,5% attraverso un’offerta pubblica di vendita da effettuarsi prossimamente rivolta a investitori istituzionali e privati. Ciò nonostante alcuni sostengono che l’operazione sia svantaggiosa perché dalla partecipazione in Poste Italiane il Tesoro riceve ottimi ritorni. Questi nel tempo sarebbero superiori al risparmio da interessi dovuto alla diminuzione del debito pubblico con l’incasso della cessione. Con un dividendo di 0,80 euro per azione corrisposto il 26 giugno 2024 come saldo per 0,56 euro e il 22 novembre 2023 come acconto per 0,24 euro, lo Stato ha incassato dalla detenzione di 839.266.390 azioni oltre 670 milioni di euro.
Enel
La presenza in Enel del MEF si è assottigliata a partire dal Decreto Bersani del 1999 che ha dato il via alla liberalizzazione del settore energetico e quindi al riassetto societario. Da allora e fino al febbraio 2015, il Tesoro ha effettuato cinque cessioni di quote azionarie, portando nelle casse statali circa 33 miliardi di euro. Oggi ha una quota del 23,58% equivalente a 2.397.811.372 azioni. Dalla partecipazione del più grande produttore energetico italiano, il MEF ha incamerato circa 1,03 miliardi di euro grazie a un dividendo di 0,43 euro corrisposto in due tranche di pari valore a gennaio e luglio 2024.
ENI
Il governo italiano detiene una partecipazione del 28,37% in ENI, di cui: il 26,37% riguarda CDP e il 2% il MEF. Il colosso energetico ex-monopolista statale fondato da Enrico Mattei paga dividendi in quattro tranche. Con riferimento all’ultimo anno, la cedola è risultata complessivamente di 0,95 euro per azione, con distribuzione avvenuta a settembre e novembre del 2023 e marzo e maggio del 2024. Con circa 931.809.962 milioni di azioni in cassaforte, l’incasso per MEF e CDP è ammontato cumulativamente a circa 874 milioni di euro.
Leonardo
Leonardo fa parte di una di quelle partecipazioni la cui presenza dello Stato è indispensabile. Con il DPCM del 28 settembre 1999, il Tesoro non può scendere sotto la soglia del 30% del capitale del colosso della difesa, così come nessun azionista privato può detenere una quota superiore al 3% senza che vi sia l’approvazione del Ministero. Attualmente la quota del MEF nell’ex-Finmeccanica risulta del 30,2%, corrispondente a 174.601.419 azioni. Questo significa un guadagno di quasi 49 milioni di euro per effetto di un dividendo di 0,28 euro per azione corrisposto da Leonardo a giugno 2024.
ENAV
Creata nel 1981 per controllare il traffico aereo, l’Ente nazionale per l’assistenza di volo (ENAV) si è quotato in Borsa nel 2016, dopo che il governo Renzi ha annunciato il piano di collocamento di un pacchetto inferiore al 50% del capitale. Il MEF detiene una quota del 53,37%, per un numero di 289.128.978 azioni. A maggio del 2024 ENAV ha distribuito un dividendo di 0,23 euro per azione, il che ha significato un introito per il Tesoro di circa 66,5 milioni di euro.
Di seguito vediamo anche quanto ha incassato l’Italia dalle partecipazioni solo attraverso CDP:
Terna
CDP controlla Terna con il 29,85% del capitale, essendo in possesso di 599.982.612 azioni. Il gestore della trasmissione di energia elettrica nell’ultimo anno ha distribuito un dividendo per 0,34 euro per azione, con pagamento a novembre 2023 in acconto per 0,11 euro e a giugno 2024 a saldo per 0,23 euro. Questo significa per il braccio finanziario del MEF una remunerazione quantificabile in poco oltre 20 milioni di euro.
Snam
Lo Stato detiene attraverso CDP il 31,35% delle azioni Snam, per un pacchetto complessivo di 1.053.628.923 unità. La società specializzata nella gestione del gas naturale quest’anno ha pagato un dividendo complessivo di 0,28 euro per azione, con una prima tranche a gennaio di 0,11 euro e una seconda a giugno di 0,17 euro. CDP ha quindi incassato un importo di circa 295 milioni di euro.
Italgas
In Italgas il Tesoro è proprietario del 39,55% delle azioni attraverso CDP, per un totale di 320.846.333 unità. Ciò comporta un guadagno di circa 112 milioni di euro, per effetto di un dividendo che l’azienda attiva nella distribuzione del gas ha pagato a maggio di 0,35 euro per azione.
Ci sono delle partecipazioni in cui lo Stato non guadagna dai dividendi perché le società non li distribuiscono per il momento. Ecco quali sono:
Telecom Italia
Quanto per lo Stato italiano sia importante un asset come Telecom Italia lo si è visto in occasione della cessione della rete fissa NetCo da parte della compagnia di telecomunicazioni alla società di investimento americana KKR. Il Tesoro ha mantenuto comunque una quota del 20% attraverso il MEF, mentre il fondo infrastrutturale italiano F2i ha una partecipazione del 10%. Riguardo Telecom, CDP possiede un pacchetto del 5,03%, corrispondente a 1.068.985.447 azioni.
Saipem
Saipem è partecipata da CDP con una quota del 12,82%, equivalente a un numero di azioni di 255.830.637.
Fincantieri
Con una partecipazione del 71,32%, CDP controlla saldamente la società italiana attiva nelle costruzioni navali Fincantieri. L’istituto controllato dallo Stato ha in portafoglio 121.219.135 azioni.
Nexi
Nexi è partecipata da CDP per il 13,57% delle azioni in circolazione, corrispondente a 174.643.966 unità.
Ci sono infine alcuni casi particolari da segnalare, come di seguito illustrato:
Rai Way
RAI Way è controllata per il 65% dalla società non quotata RAI – Radiotelevisione Italiana S.p.a. – che a sua volta è controllata quasi interamente dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Considerando che la società ha pagato un dividendo a maggio 2024 di 0,3222 euro per azione, RAI – che possiede 176,8 milioni di azioni – ha incassato quasi 57 milioni di euro.
STMicroelectronics Holding NV
Il Tesoro ha una partecipazione del 50% del capitale di STMicroelectronics Holding NV, la capogruppo che controlla con una quota azionaria il 29,3% STMicroelectronics, società leader nel settore dei semiconduttori. Solo quest’ultima è quotata in Borsa. Nel 2024 STM ha pagato complessivamente 0,33 euro per azione di dividendi che ha comportato per la holding un introito di circa 873 milioni di euro.
PS: aggiornamento Consob delle partecipazioni al 10/10/2024









