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JPMorgan AM: sì alle azioni asiatiche dei chip ma no alla Cina

JPMorgan Asset Management: sì alle azioni asiatiche dei chip, ma no alla Cina

JPMorgan AM sta puntando sulle azioni asiatiche dei chip. Attraverso il suo fondo da 1,4 miliardi di dollari JPM Asia Pacific Equity Fund, l’asset manager ha deciso di concentrarsi sui titoli di società attive nell’intelligenza artificiale che stanno recuperando terreno rispetto ai concorrenti statunitensi. Secondo Oliver Cox, co-gestore del fondo, nella seconda metà del 2023 e fino a tutto il 2024 ci saranno valutazioni più elevate, con le società asiatiche che vedranno aumentare gli ordini legati all’AI (Artificial Intelligence), la quale diventerà il motore di crescita dei guadagni a livello regionale.

Le azioni asiatiche non hanno finora tenuto il ritmo di quelle americane in seguito al boom dell’intelligenza artificiale. L’indice Bloomberg Asia Pacific Semiconductors è avanzato del 23% dall’inizio del 2023, ossia circa la metà di quello omologo statunitense. Inoltre, il rapporto price/earnings del benchmark asiatico è inferiore di 5 punti rispetto al Philadelphia Semiconductor Index: 12 vs 17. La ragione di tutto ciò è dovuta al fatto che gli utili di molte società sono stati colpiti dalla diminuzione della domanda: “Solo ora stanno assistendo a una ripresa del business legato all’AI”, ha sottolineato Cox.

 

JPMorgan AM: ecco su quali azioni asiatiche sta puntando

Il fondo di JPMorgan AM che quest’anno ha registrato una performance del 7,1% battendo l’86% dei peer, guarda con favore alle azioni coreane e ha aumentato l’esposizione verso il produttore di chip Samsung Electronics Co. “Oltre ad avere valutazioni relativamente interessanti, i fornitori coreani potrebbero beneficiare di aumenti dei prezzi grazie a potenziali carenze di DRAM (dynamic random access memory) nel 2024, poiché le tecnologie AI guidano la domanda di memoria a banda larga”, ha affermato Cox. Il JPM Asia Pacific Equity Fund presta attenzione anche alle azioni taiwanesi, come Unimicrom Technology Corp., che produce circuiti stampati.

 

E la Cina?

Il fondo predilige Giappone, Corea e Taiwan. Le azioni cinesi stanno soffrendo il rallentamento dell’economia post-Covid oltre quanto si aspettava il mercato, per quanto adesso le valutazioni potrebbero essere arrivate a livelli interessanti. Infatti, secondo i dati forniti da MSCI, le azioni cinesi scambiano rispetto agli utili attesi a circa 10 volte, ossia la metà dei multipli di 19,8 volte delle azioni USA. Un che è raddoppiato nell’ultimo anno.

Ovviamente Pechino è ancora un motore chiave della crescita globale, con il Fondo monetario internazionale che ha stimato che oltre un terzo della crescita mondiale nel 2023 sarà appannaggio del Dragone (la seconda in classifica è l’India con un contributo del 15%). Tuttavia,per ora preferire le azioni cinesi a quelle americane rischia di essere un azzardo, almeno quest’anno. Gli USA potrebbero scamparla da una recessione nonostante la serie di rialzi dei tassi d’interesse da parte della Federal Reserve; la Cina invece fa i conti con una crescita anemica, la deflazione che si sta facendo strada e una valuta domestica che necessita del sostegno da parte delle autorità monetarie.

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Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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