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Junk bond Asia: in 18 mesi bruciati 100 miliardi bruciati, ecco perché

Junk bond Asia: 100 miliardi bruciati in 18 mesi, ecco perché

I junk bond Asia sono stati oggetto di un pesante sell-off negli ultimi 18 mesi, dopo un periodo in cui gli investitori globali venivano attratti dagli alti rendimenti. Prima del crollo, il mercato delle obbligazioni high yield ha toccato i 300 miliardi di dollari, con le società immobiliari cinesi protagoniste di numerose emissioni. La rapida crescita è avvenuta grazie ai tassi d’interesse molto bassi di cui hanno approfittato le società per finanziarsi.

Basti pensare che nel gennaio 2020, Evergrande è riuscita a piazzare in pochi giorni circa 6 miliardi di dollari di obbligazioni, a dimostrazione del fatto che il mercato in quei giorni era molto profondo. Grandi fondi come BlackRock, Pacific Investment Management e UBS Asset Management avevano avallato gli investimenti nelle obbligazioni spazzature asiatiche, visto l’alto rendimento e tassi d’insolvenza tutto sommato molto bassi.

 

Crollo junk bond Asia: ecco perché

Da un anno e mezzo a questa parte le cose sono cambiate. Le Autorità di regolamentazione cinesi hanno inserito limiti alla leva finanziaria degli sviluppatori immobiliari, che sono stati costretti a ridimensionare fortemente le proprie attività di finanziamento. La stretta si è riverberata sul mercato degli alloggi, che ha visto un calo notevole nella domanda. Giocoforza gli investitori hanno iniziato a vendere i junk bond Asia, facendo precipitare le quotazioni e mandando in orbita i rendimenti.

La conseguenza è stata che società immobiliari come Evergrande e Kaisa sono andate in default a dicembre 2021, insieme ad altre realtà minori. Questo ha comportato una rimozione dagli indici obbligazionari globali delle società fallite, con la conseguente riduzione del valore dei benchmark. Il massiccio sell-off da parte del mercato ha provocato 100 miliardi di dollari di perdite per gli investitori, mentre oggi il valore di mercato totale dei junk bond Asia si aggira intorno ai 185 miliardi di dollari, stando ai dati di Bloomberg e Barclays Research.

Il contraccolpo si è fatto sentire anche sulla domanda di nuove emissioni obbligazionarie. Quest’anno fino al 10 maggio, gli emittenti di obbligazioni spazzatura asiatici hanno venduto appena 2,5 miliardi di dollari di debito, un autentico tracollo del 90% rispetto ai 24,2 miliardi di dollari dello stesso periodo del 2021. La diminuzione è stata più pronunciata rispetto al -73% che si è registrato negli Stati Uniti.

 

Crollo junk bond Asia: il giudizio degli analisti

Secondo Rishi Jalan, capo del sindacato del debito asiatico presso Citigroup, la domanda complessiva per i bond ad alto rendimento si è rivelata negli ultimi tempi complessivamente debole, nonostante i recenti accordi in India riguardo l’energia rinnovabile. Questo perché gli investitori stanno molto sentendo gli effetti della crisi del settore immobiliare cinese, il che richiede parecchio tempo perché la cosa venga superata. A questo si aggiunge il fatto che, con l’aumento dei tassi USA, è diventato poco economico emettere obbligazioni in dollari, ragion per cui molte aziende hanno deciso di ricorrere ad altre forme di finanziamento come i prestiti privati.

Avanti Save, Amministratore Delegato per la strategia di credito asiatico presso Barclays, ha affermato che tutto questo non ha precedenti, in particolare per il mercato asiatico. Save osserva che il 60% delle obbligazioni degli sviluppatori non inadempienti è scambiato a meno di 40 centesimi per dollaro, ossia a un livello come se le aziende fossero in default. Amy Kam, senior portfolio manager di Aviva Investors a Londra, nutre la speranza che le condizioni di mercato per i junk bond Asia migliorino. L’esperta ritiene che ci saranno sopravvissuti, per questo Aviva cerca di rimanere con le aziende più forti che hanno maggiori probabilità di resistere davanti a una recessione.

 

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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