Chi è e cosa fa L3Harris, la società su cui investe (tanto) il Pentagono

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C’è una società che sta attirando le attenzioni del mercato perché il Pentagono ha fatto un investimento notevole sulle sue tecnologie: è L3Harris Technologies, colosso aerospaziale con sede a Melbourne in Florida e un’eredità importante alle spalle. L’azienda ha appena chiuso un accordo davvero particolare con il governo statunitense: una partnership unica nel suo genere con il Dipartimento della Guerra, il nuovo nome dato al Dipartimento della Difesa dal presidente Donald Trump.

Il Department of War (DoW) ha investito 1 miliardo di dollari per potenziare la divisione Missile Solutions della defence tech e trasformarla in un suo fornitore esclusivo. L3Harris intende scorporare questo ramo come società separata e quotarla in Borsa nella seconda metà del 2026. L’accordo permette alla casa-madre di restare azionista di maggioranza e al Pentagono di acquisire una partecipazione diretta: una mossa in linea con l’obiettivo del governo di potenziare il complesso dell’industria militare e raddoppiare la produzione della difesa entro il 2027.

 

In questo articolo:

 

  • Chi è e cosa fa L3Harris Technologies
  • Cosa c’è dietro l’accordo col Pentagono
  • La mossa di Trump per scuotere l’industria della difesa
  • A cosa servirà la tecnologia di L3Harris

 

Chi è e cosa fa L3Harris Technologies

Nata nell’attuale forma dalla fusione avvenuta nel giugno 2019 tra L3 Technologies (ex L-3 Communications) e Harris Corporation (storica tech company fondata da Alfred S. Harris nel 1895 per ottimizzare i processi di litografia e stampa), L3Harris Technologies è una fondamentale piattaforma aerospaziale statunitense specializzata nella progettazione, produzione e commercializzazione di apparecchiature informatiche e di comunicazione per i mercati della difesa, commerciale e civile. L’azienda è soprattutto un contractor cruciale per le agenzie governative.

Quotata alla Borsa di New York con il ticker Lhx, L3Harris mette le sue soluzioni tecnologiche – motori, sensori, sistemi di intelligence, sorveglianza e ricognizione, strumentazione di comunicazione, apparecchiature per la visione notturna, prodotti di navigazione, antenne, dispositivi e servizi di addestramento – a disposizione di sistemi spaziali e aerei, di missione integrati, di comunicazione e di propulsione. Il gruppo rappresenta un hub di eccellenze anche per i segmenti della cybersecurity, della robotica e della protezione elettronica.

 

Cosa c’è dietro l’accordo col Pentagono

L’accordo rappresenta l’ultimo investimento del governo statunitense nella Corporate America, l’insieme di imprese strategiche che rappresentano lo scheletro produttivo dell’economia nazionale. Prima di puntare su L3Harris, debutto assoluto di una partnership diretta con un fornitore di questo tipo, era toccato alla partecipazione del 10% nel colosso dei chip Intel e agli investimenti in una serie di produttori di minerali critici.

La partnership con L3Harris arriva in risposta all’attenzione data dall’amministrazione Trump al potenziamento della sicurezza nazionale e al rilancio della spesa militare. Grazie all’accordo, la Difesa statunitense avrà un fornitore indipendente di motori a propellente solido che alimentano i sistemi missilistici offensivi e difensivi delle forze armate e potrà dare nuova linfa alla domanda da parte dei principali produttori tradizionali di missili.

Il piano si chiama Arsenal of Freedom (L’arsenale della libertà), un nome preso in prestito da un episodio della serie cult di fantascienza Star Trek: The Next Generation. “Stiamo cambiando radicalmente il nostro approccio alla sicurezza della nostra catena di approvvigionamento di armamenti – ha dichiarato Michael Duffey, il sottosegretario del Department of War alle acquisizioni e al sostentamento –. Investendo direttamente nei fornitori, stiamo costruendo la base industriale resiliente necessaria per l’Arsenal of Freedom”.

 

La mossa di Trump per scuotere l’industria della difesa

Nella settimana precedente la ratifica dell’accordo tra L3Harris e Pentagono, il presidente degli Stati Uniti ha firmato un ordine esecutivo che, in assenza di investimenti nella modernizzazione degli impianti produttivi, vieta alle aziende della difesa che hanno contratti in essere con l’amministrazione il riacquisto di azioni proprie, la distribuzione di dividendi e la retribuzione dei dirigenti. “Dopo anni di priorità sbagliate, i grandi appaltatori tradizionali sono stati incentivati a privilegiare i rendimenti per gli investitori rispetto alle esigenze dei nostri militari”, si legge nel provvedimento.

Al tempo stesso, Trump ha annunciato che il bilancio militare dovrebbe salire a 1.500 miliardi di dollari nel 2027 (contro i 901 miliardi programmati per quest’anno) e si è impegnato a garantire che l’esercito disponga delle “capacità di combattimento più letali al mondo”. L’attuale industria della difesa è fortemente criticata dalla Casa Bianca per i costi elevati e la lentezza della produzione. Washington chiede di rafforzare la catena di fornitura ed espandere le capacità produttive.

 

A cosa servirà la tecnologia di L3Harris

Nel comunicato diffuso alla chiusura dell’accordo con il DoW, L3Harris ha annunciato l’intenzione di effettuare l’Ipo (l’offerta pubblica iniziale) dello spin-off Missile Solutions nella seconda metà del 2026. Dopo la divulgazione della collaborazione con il Pentagono, il titolo ha ottenuto un rialzo significativo a Wall Street. È l’ennesimo rally favorevole in seguito al +16% messo a segno da inizio anno, in linea con l’andamento positivo dei titoli della difesa.

La tecnologia innovativa di L3Harris verrà messa al servizio dei sistemi critici del Dipartimento della Guerra: i missili intercettori Pac-3 del sistema di difesa aerea Patriot; il sistema antimissile mobile Thaad, capace di intercettare ed eliminare missili balistici a medio e corto raggio dentro e fuori l’atmosfera terrestre; i classici Bgm-109 Tomahawk; i missili Standard Sm-1, il modello successore di Tartar e Terrier.

“Stiamo agendo per costruire l’Arsenal of Freedom lanciando un fornitore esclusivo di soluzioni missilistiche dedicate – ha spiegato Chris Kubasik, l’amministratore delegato di L3Harris –. Le recenti azioni dell’amministrazione Trump hanno posto una rinnovata enfasi sul rafforzamento della base industriale della difesa e sul rilancio della concorrenza dopo un’ondata di consolidamento durata trent’anni. Forte di diversi anni di investimenti costanti e miglioramenti operativi, questa nuova azienda fungerà da partner chiave del Dipartimento della Guerra nel supportare gli sforzi per scoraggiare e sconfiggere gli avversari”.

L’investimento del Pentagono in L3Harris sarà effettuato attraverso obbligazioni governative, che saranno convertite in azioni ordinarie in occasione della quotazione. Kubasik ha dichiarato di aspettarsi tassi di crescita annuali per la nuova società nell’ordine del 10-15%. Nelle stesse ore dell’intesa per Missile Solutions, il DoW ha chiuso un accordo parallelo di sette anni con Lockheed Martin per accelerare la produzione e la consegna degli intercettori Patriot Pac-3 Mse: una collaborazione che farà passare la produzione annua da 600 a 2.000 missili entro la fine del 2030, a supporto sia delle forze armate statunitensi che degli eserciti dei paesi alleati e partner.

Immagine di Alessandro Zoppo

Alessandro Zoppo

Ascolta musica e guarda cinema da quando aveva 6 anni. Orgogliosamente sannita ma romano d'adozione, Alessandro scrive per siti web e riviste occupandosi di cultura, economia, finanza, politica e sport. Impegnato anche in festival e rassegne di cinema, Alessandro è tra gli autori di Borsa&Finanza da aprile 2022 dove si occupa prevalentemente di temi legati alla finanza personale, al Fintech e alla tecnologia.

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