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Le prossime Nvidia cercatele tra gli sviluppatori

Nell'immagine righe di software verdi si susseguono sullo schermo di un pc

C’è un pattern ripetitivo nelle rivoluzioni tecnologiche che il mondo ha vissuto negli ultimi 50 anni. Lo si può riscontrare nella diffusione dei personal computer degli anni ’70, nell’esplosione di internet degli anni ’90, nella nascita degli smartphones nei primi anni ’10 del secolo corrente e ora, con l’intelligenza artificiale, succederà lo stesso. Per questo è meglio non concentrarsi solo su una o poche aziende abilitatrici. Secondo il pattern di sviluppo, la rivoluzione dell’intelligenza artificiale sta per passare dalla fase degli abilitatori, ossia le imprese che rendono possibile l’utilizzo della tecnologia – come Nvidia ma anche come, nelle rivoluzioni passate, IBM, Cisco Systems e Apple – agli sviluppatori di software che estendono l’utilizzo della tecnologia. Seguirà poi la fase degli adopters, ossia dell’adozione di massa.

Rahul Bhushan, global head of index di ARK Invest Europe, in una recente analisi sottolinea che “gli investitori dovrebbero gradualmente spostare l’attenzione verso le opportunità di software AI, per sbloccare il pieno potenziale del business di questa tecnologia”.

 

Nvidia destinata a normalizzarsi?

Il rapporto dei fondi ARK con Nvidia non è stato molto buono. L’asset manager guidato da Cathie Wood ha chiuso le posizioni sul progettista di chip per intelligenza artificiale alla fine del 2022, perdendosi dunque un rally corposo. Oggi ancor più di ieri ad ARK Invest pensano che lo scenario per Nvidia potrebbe normalizzarsi.

“Recentemente – scrive Bhushan, Sequoia Capital ha pubblicato una nota in cui evidenzia un notevole gap tra le aspettative di ricavi implicite nell’attuale boom delle infrastrutture AI e l’effettiva crescita dei ricavi nell’ecosistema IA”. Il divario stimato da Sequoia è di 600 miliardi di dollari. Tra le ragioni per cui, secondo ARK Invest, la regina dell’intelligenza artificiale potrebbe non replicare in futuro quando di eccezionale fatto in passato, l’analisi evidenzia:

 

  • l’attenuazione della carenza di GPU, con i ricavi di Nvidia che sarebbero dovuti all’accumulo di scorte effettuato dai player arrivi nell’IA, come Microsoft;
  • il calo dei prezzi man mano che il computing su CPU diventa una commodity;
  • la svalutazione dei prezzi dei chip di attuale generazione, a fronte dell’emergere di modelli più recenti.

 

“Sebbene i continui progressi di Nvidia possano sostenere la rapida ascesa del titolo, riteniamo che sia il momento di cominciare a mostrare cautela” conclude il pensiero su Nvidia Bhushan.

 

Dove sta il futuro dell’intelligenza artificiale

L’intelligenza artificiale potrebbe essere pronta per passare allo stadio successivo, dove le opportunità generate dai software che consentono guadagni di produttività diventerebbero il centro della sua crescita. Il che non mette completamente fuori gioco attori come Nvidia, ma invita ad allargare lo sguardo. Secondo ARK Invest “l’area in cui l’ascesa dell’AI sta creando il maggior valore è la produttività dei lavoratori della conoscenza. Entro il 2030, prevediamo un aumento della produttività fino a cinque volte per tutti i lavoratori di questi settori”.

Le società che producono questi software riescono a catturare il 10% del valore che creano per le imprese finali che acquistano le loro soluzioni. “Su questa base – ragiona Bhushan – prevediamo che il mercato delle soluzioni AI che aumentano la produttività sarà di almeno 13mila miliardi di dollari entro il 2030”.

Ma quali sono le imprese che producono questi software? Per lo strategist di ARK Invest Europe non sono facilmente individuabili in quanto non rientrano nelle prime posizioni dell’S&P500. “Tuttavia – sottolinea – è da questi nomi che ci aspettiamo i maggiori rendimenti man mano che la tecnologia raggiungerà la fase di picco della crescita nei prossimi anni. Con l’evoluzione dell’ecosistema, i ritorni sugli investimenti dipenderanno sempre più dai progressi del software, che dovranno sbloccare la crescita della domanda degli utenti finali”.

Palantir, Teradyne, Iridium, Unity Software sono alcuni dei nomi su cui concentrare la propria attenzione. Palantir sfrutta per l’analisi avanzata dei dati, favorendo il raggiungimento di decisioni strategiche; Teradyne è specializzata nell’automazione produttiva; Iridium integra l’intelligenza artificiale per migliorare le comunicazioni satellitari, garantendo una miglior connettività globale; Unity Software sviluppa giochi e contenuti 3D in tempo reale.

“Molti di queste aziende – conclude il global head of index di ARK Invest Europe – stanno investendo nella loro crescita. Significa anche che hanno bisogno di un orizzonte temporale più lungo per accumulare valore. Per questo motivo sono stati particolarmente penalizzati in un mercato in cui il rapido aumento dei tassi d’interesse ha reso gli investitori più sensibili agli asset a lunga durata. Con la riduzione dei tassi d’interesse, il vento contrario della politica monetaria dovrebbe trasformarsi rapidamente in un vento a favore”.

AUTORE

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Alessandro Piu

Giornalista, scrive di economia, finanza e risparmio dal 2004. Laureato in economia, ha lavorato dapprima per il sito Spystocks.com, poi per i portali del gruppo Brown Editore (finanza.com; finanzaonline.com; borse.it e wallstreetitalia.com). È stato caporedattore del mensile Wall Street Italia. Da giugno 2022 è entrato a far parte della redazione di Borsa&Finanza.

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