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M&A: ecco perché l’accordo Nippon Steel-US Steel è la svolta

M&A: ecco perché l'accordo Nippon Steel-US Steel può fare da catalizzatore

La mega acquisizione da 14,9 miliardi di dollari da parte della giapponese Nippon Steel di US Steel potrebbe segnare una grande svolta nel mondo dell’M&A, dopo un periodo buio. Negli ultimi due anni, le operazioni di fusione e acquisizione globali sono state anemiche a causa degli alti tassi di interesse che hanno frenato il leveraged buy-out e delle condizioni di mercato poco favorevoli. Con quest’ultima transazione, sembra che si sia mosso qualcosa.

Il presidente di Nippon Steel, Eiji Hashimoto, ha affermato che l’azienda potrebbe prendere in considerazione qualsiasi altra buona opportunità si presentasse. Come va interpretata questa frase? Probabilmente l’azienda ha in serbo un’altra operazione straordinaria, il che darebbe maggiore entusiasmo a tutto l’ambiente, esortando altre società a gettarsi nella mischia. “L’ambiziosa acquisizione di US Steel da parte di Nippon Steel potrebbe fungere da catalizzatore per incoraggiare altre aziende giapponesi ad agire finalmente sui loro piani strategici a lungo termine per crescere all’estero”, ha affermato Ken Lebrun, partner M&A di Davis Polk & Wardwell con sede a Tokyo.

 

M&A: ecco perché le aziende giapponesi devono agire ora

Gli azionisti delle società giapponesi da tempo fanno pressione affinché vengano rafforzate le acquisizioni all’estero, vista la contrazione del mercato interno. Gli Stati Uniti sarebbero la meta preferita, come è avvenuto per Nippon Steel, per due ragioni. In primo luogo perché le tensioni geopolitiche tra USA e Cina stanno tenendo lontano un competitor di grande livello e quindi per le aziende giapponesi la strada sarebbe spianata. In secondo luogo in quanto gli ancora alti tassi di interesse stanno frenando le società di private equity, almeno fino a quando il contesto finanziario non sarà più favorevole. Tuttavia, nel 2024 la Federal Reserve comincerà ad abbassare il costo del denaro, il che spingerà in basso i rendimenti. Quindi, il tempo ideale per agire potrebbe essere adesso.

Il management però è ancora restio ad assumersi rischi internazionali in un contesto macroeconomico a livello globale che è ancora incerto. Non si sa con esattezza se l’economia mondiale cadrà in recessione dopo la serie di aumenti dei tassi delle Banche centrali o se viceversa ci sarà un atterraggio morbido. Mentre i conflitti bellici in Europa e in Medio-Oriente potrebbero trasmettere ulteriori tensioni che finiscono per riflettersi in ambito economico. C’è anche l’incognita dello yen debole. Dal picco di novembre a 151,95 per dollaro, la valuta giapponese si è rafforzata a 143,30 attuali sull’aspettativa che la Bank of Japan si allontani dalla sua politica monetaria ultra-accomodante nel 2024. Ma cosa farà realmente l’istituto centrale è ancora un punto interrogativo. “Ci sono aziende che penseranno alle operazioni in uscita e, in termini di yen, decideranno che tutto sembra molto costoso”, ha detto Nick Wall, partner M&A di Allen & Overy a Tokyo.

 

Gli affari interni delle aziende giapponesi

Le aziende giapponesi non si risparmiano invece dal fare affari nel mercato interno. Il valore delle società che hanno fatto operazioni di questo tipo nel 2023 ha raggiunto i 7.700 miliardi di yen, il valore più alto dal 2005 (dati forniti da Recof). Un grande contributo è stato dato dall’impennata di management buyout e offerte pubbliche di acquisto ostili nel mese di dicembre.

“Il mercato e i banchieri hanno iniziato a concentrarsi maggiormente sul consolidamento interno e sulle transazioni domestiche e ciò è stato guidato in parte dalle nuove linee guida per l’acquisizione del METI (Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria), dall’aumento dei livelli di attivismo e da uno yen più debole”, ha affermato Koichiro Doi, responsabile di M&A e investment banking di JP Morgan Japan.

Per la precisione, nel mese di giugno, il METI ha invitato le aziende a istituire delle commissioni speciali che hanno il compito di valutare le offerte in arrivo, rispetto al rifiuto del management secondo il modello storico. Finora le società giapponesi si sono messe di traverso alle acquisizioni ostili perché ciò rischia di rovinare l’armonia del gruppo, ma in questo modo “potrebbe minare la competitività internazionale”, ha affermato Kensaku Bessho, responsabile dell’investment banking di Mitsubishi UFJ Morgan Stanley Securities. “Le linee guida del METI hanno cercato di trovare un equilibrio ed eliminare le azioni negative più estreme”, ha aggiunto.

AUTORE

Johnny Zotti

Johnny Zotti

Laureato in economia, con specializzazione in finanza. Appassionato di mercati finanziari, svolge la professione di trader dal 2009 investendo su tutti gli strumenti finanziari. Scrive quotidianamente articoli di economia, politica e finanza.

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